Riflessioni in tempo di campagna elettorale e non: lettere aperta del consigliere comunale Massimiliano Lo Biondo

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Riflessioni….

 

In tempi di campagna elettorale e non….

“Non ci sono soldi nelle casse comunali”, è l’espressione che più tende a volere discolpare l’assenza di progettualità e programmazione.

“Non ci sono soldi” sembra essere divenuta la frase (o meglio la giustificazione) politica! In tutti i casi, sempre e comunque!

Una frase cui spesso segue l’espressione “ci impegniamo a fare quel che si può fare”.

Due modi di dire che restituiscono l’idea di una politica robotizzata, priva di un autonomo raggio di azione, obbligata a fare i conti con l’esigenza di far quadrare i bilanci e di dover garantire qualche indefinito e mai ben specificato tipo di servizio pubblico.

Un modo per non scontentare nessuno, per non illudere, per vincere senza convincere, senza vincolarsi a un modello di governo specifico e dettagliato, e che dovrà essere scoperto lentamente dai cittadini.

Un modo di (non) affrontare il tema della spesa pubblica e il futuro economico/sociale, lasciando così presagire due ipotesi che finiscono col dare asilo all’idea della politica dell’improvvisazione:

1) L’auspicio di un improbabile aumento dei trasferimenti regionali e statali;

2) Un ripetersi dell’aumento dei tributi comunali.

Sappiamo ormai bene che questo modo di pensare ha portato la città (i cittadini) a dovere sostenere un debito assurdo, senza che nessun servizio sia garantito: manutenzione stradale, illuminazione pubblica, parcheggi, verde pubblico, villa comunale, edilizia scolastica, energie rinnovabili, cultura, sociale, piano industriale, piano commerciale, piano viario, frazioni abbandonate, boschi, etc etc.

Come se non bastasse, poi, lo stesso modo di pensare ha portato le famiglie ad avere l’obbligo di sostenere un carico tributario eccessivo, soprattutto perché da sommare alla pressione fiscale generale e alla crisi occupazionale.

Esemplificativo è il dato ufficiale reso dal Ministero degli Interni per l’anno 2012: entrate tributarie pari a 13.304.951,54 € e spesa corrente pari a 26.822.885,81 €.

Quindi un carico tributario medio per ogni cittadino pari a 342,87 €.

A questo dato ufficiale (fonte Ministero degli Interni) si aggiunge, ad esempio, quello del 2013: previsione dell’entrata tributaria pari a € 20.086.000,00 e una riduzione dei trasferimenti pari a € 10.087.573,00.

Chiaramente una situazione ancora più complessa, rispetto all’anno precedente.   

Ed è questa quindi la vera questione, la riflessione necessaria: il gap tra questa “politica” e le cose concrete di cui questa città bisogna.

Perché se si continua così, sarà allora inevitabile il modello del “tutto cambi perché nulla cambi…”, dove continuerebbe a regnare la “politica” delle accuse e della discolpa, a svantaggio della dialettica, della sostanza e della proposta.

E di certo una gestione leggera, allegra e per certi versi scellerata della cosa pubblica (è agli occhi di tutti l’esempio dell’ATO), non può trovare soluzione, nei contenuti, nelle competenze e nel metodo, solo perché si decide di mettere in lista espressioni dirette o indirette di quella realtà: non sempre far parte di un ente, infatti, significa conoscere in che modo risolvere le sue criticità, e questo non per chissà quale colpa personale, ma per la troppa vicinanza e aderenza allo status quo, che impedisce una visione oggettiva dei problemi e delle loro possibili soluzioni.

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