Il coraggio di una mamma

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Quando una madre si intestardisce, c’è poco da fare. Questa è la storia di una madre e del suo bambino affetto da paraparesi spastica agli arti inferiori

A Pioppo tutti conoscono questa mamma, si è sempre battuta per i diritti del suo bambino, per tutti i bambini portatori di Handicap, e anche per i bimbi normodotati. Scontrandosi contro indifferenza e burocrazia ha sempre lottato, (quasi sempre sola), per dare una educazione e garantire una crescita migliore al proprio bambino.

Da quando il bambino ha iniziato a frequentare la scuola materna ha avuto sempre problemi con gli enti, scolastici e comunali, per ottenere l’abbattimento delle barriere architettoniche. Quest’anno ha dovuto anche affrontare il problema delle poche ore d’assistenza scolastica (2 ore al giorno). Ha dovuto far frequentare il figlio per 6 mesi alla scuola primaria collocata in un primo piano, senza ascensore, quando il pianterreno della struttura era vuoto e chiuso, probabilmente a causa di un bagno da aggiustare. Per sei mesi ha dovuto sentirsi dire “no” alla richiesta di trasferimento dell’intera classe che frequenta il figlio in un’altra struttura scolastica pubblica più confortevole.

Ma ultimamente le cose sono cambiate. La madre, M. Antonella Serio, infatti, scrive perché ha qualcosa da dirci: “Oggi mio figlio frequenta un plesso dove non ci sono barriere architettoniche ed è più sereno. Il comune mi ha assegnato 27 ore settimanali sia di assistenza igienico sanitaria che di assistenza all’autonomia e alla comunicazione. Tutto questo non è avvenuto per caso ma solo perché noi genitori non ci siamo fermati dinanzi a tutte queste negazioni e a questi disservizi. Abbiamo creduto fino in fondo alla nostra causa e non ci siamo fermati. Insieme e grazie all’avvocato Impiduglia, che ci ha subito seguito e guidati verso la giusta strada, siamo riusciti a garantire a nostro figlio una normale attività didattica.

Oggi chi ha un problema di disabilità viene scoraggiato dalle istituzioni e dalla società. C’è disinteresse e non c’è nemmeno conoscenza di questa tematica da parte delle istituzioni. Da madre voglio dir a tutti igenitori di non arrendersi mai, di far valere i nostri diritti, per noi stessi e soprattutto per i nostri angeli senza un’ala, perché nessuno può né deve toglierci e negarci diritti essenziali. Oggi sono felice di aver vinto e sono felice di poterlo condividere con voi, e non per me, ma per un futuro migliore per tutti i bambini.”

Storie come questa “spesso” ci danno la misura di quanto ancora oggi, particolari condizioni possano essere discriminatorie. Oggi abbiamo ricevuto una dimostrazione importante di coraggio. Ad Antonella e al suo bambino, sicuramente va detto grazie, per averci dato dimostrazione di quanto sia importante lottare per il riconoscimento (anche) di diritti essenziali.

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