AMELIE NOTHOMB – DIARIO DI RONDINE

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Araba Fenice desk

Poesia perché è straordinariamente lieve, commovente, vero, romantico. Inquietudine, non so in realtà se sia la parola esatta per descriverlo, certo è un libro “inquieto”, ma dipingerlo solo così sarebbe riduttivo. 

La Nothomb, scrittrice belga di sangue e giapponese di nascita, come Palahniuk possiede uno stile letterario inconfondibile e inetichettabile. Proverò a farvi rendere un’idea di questa autrice, ma per conoscerla veramente e pienamente bisogna solo leggerla, com’è ovvio. Una delle particolarità del suo stile è il riuscire magistralmente a trattare contemporaneamente le più oscure grotte dell’animo umano e le sue più luminose vette, riuscire a farti vivere sulla pelle sentimenti angosciosi e sereni, sconfortati e innamorati, sempre con il suo stile delicato e sensibile, pur nella sua viva crudezza. I temi dei suoi libri sono inusuali, ma non fini a sé stessi, in quanto sono il perfetto mosaico dell’essenza umana. Miniature sapientemente dipinte, con colori sempre diversi, e intensità delle sfumature sempre diverse.

Diario Di Rondine è una commovente immersione nella disillusione, nell’atrofizzarsi delle emozioni, e in tutto ciò che questo comporta. Il giovane protagonista del romanzo, dopo una terribile delusione d’amore, non riesce più a sentire alcuna emozione, né psicologica, né tattile, come se all’improvviso mancasse dei cinque sensi.

Allora, per darsi una scossa decisiva, decide di diventare un killer presso un’associazione malavitosa. Uccidendo, il protagonista (che cambia sempre nome) si renderà conto di provare un’eccitante adrenalina, una scarica elettrica, accentuata dall’ascolto della musica dei Radiohead, e dal mangiare carne cruda. Questa ripresa dei sensi però è solo momentanea, e il nostro protagonista, come un bevitore che si aggrappa alla bottiglia per prolungare gli attimi di gioia alcolica, per avere le emozioni più vive possibili uccide, freddo e spietato.

Un giorno gli viene ordinato di uccidere un influente ministro e di rubargli una valigetta con degli importanti documenti all’interno. Il nostro killer svolge il compito, e per non avere grane uccide anche il resto della famiglia del ministro, compresa la figlia adolescente. Ma, alla fine del lavoro, non prova le emozioni che si aspettava. Al contrario, il diario della ragazza da lui uccisa trovato nella valigetta, e il continuo pensiero di lei, provocano in lui qualcosa di strano. Le sue autentiche e antiche emozioni, seppellite dalla disillusione, si scoprono essere non annientate ma solo sopite.

La ragazza, dalle pagine del suo diario, si presenta come anticonformista, riflessiva, profonda, diversa. Il nostro protagonista legge quelle pagine, e ripensa alla sua fresca bellezza. Legge quelle pagine, ed è come se l’avesse davanti ai suoi occhi, di nuovo. Stavolta non per essere uccisa, però. Legge quelle pagine e si innamora dell’adolescente perdutamente, intensamente, in pagine di assoluto lirismo poetico.

Ed ecco il vero e dirompente risveglio dei sensi, non l’illusorio surrogato dato dall’adrenalina dell’omicidio. Un romanzo insolito, dove i personaggi agiscono al di là del bene e del male, dal finale toccante e doloroso come un pugno in uno stomaco. Geniale.

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