Scandalo SISE, 17 politici devono alla Regione 12 milioni di Euro

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Araba Fenice desk

 

Come recita il verdetto della Corte dei Conti del febbraio 2013, devono alla Regione Siciliana 730mila euro ciascuno, per un importo complessivo pari a 12 milioni di euro, i 17 politici condannati per l’ampliamento ingiustificato del personale a ridosso della campagna elettorale 2006.

L’accusa è “danno erariale”, conseguenza dell’assunzione di ben512 precari delle tre mila assunzioni di barellieri alla ex Sise, oggi Seus, che gestisce il servizio di emergenza del 118.

In questi giorni la sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei Conti ha respinto la richiesta di ricusazione del collegio che avrebbe dovuto esaminare la richiesta di revocazione della sentenza d’appello presentata da sedici dei diciassette politici già condannati in secondo grado.

Tra i condannati in secondo grado spicca il nome dell’On. monrealese Nino Dina oltre all’ex governatore Totò Cuffaro, Francesco Cascio, Antonio D’Aquino, Mario Parlavecchio,Giovanni Pistorio, Francesco Scoma, Michele Cimino, Fabio Granata, Carmelo Lo Monte e Innocenzo Lentini, Giuseppe Arcidiacono, Giuseppe Basile, Giancarlo Confalone, David Costa, Nino Dina, Santi Formica e Angelo Moschetto.

La giustizia contabile  aveva, in primo grado, assolto gli imputati, per poi condannarli in secondo grado. Nonostante ciò, i deputati avevano chiesto, in attesa della pronuncia della Cassazione, la sospensione della pena per un “grave e irreparabile pregiudizio” per le finanze dei politici. Richiesta che in seguito è stata rigettata dalla Corte dei conti.

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