Mafia, strangolato e sciolto nell’acido, 3 arresti

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Palermo. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, al termine di una complessa attività d’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Palermo, nei confronti degli autori dell’omicidio di Andrea Cottone, scomparso nel novembre 2002 a Ficarazzi, con il metodo della “lupara bianca”.

Gli arrestati, che dovranno rispondere oltre che del reato di omicidio anche del reato di soppressione di cadavere,  sono Ignazio Fontana, Onofrio Morreale e Michele Rubino.

In aggiunta agli elementi indiziari già acquisiti, si sono rivelate decisive le ulteriori indagini svolte a seguito delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Cottone Andrea era stato arrestato per “associazione di tipo mafioso” in quanto ritenuto capodecina della famiglia mafiosa di Villabate. Nel 1999, dopo la sua scarcerazione, aveva continuato ad essere vicino” ai “Montalto” di Villabate.

Già in quel periodo venne chiesta l’autorizzazione alla sua “eliminazione” ai reggenti di quella consorteria, Picciurro Biagio e PitarresiI Salvatore (contrapposti ai  “MONTALTO”) ma, solo dopo il loro arresto, Bernardo Provenzano diede il consenso all’omicidio.

Il 13 novembre 2002, alle ore 12.30, Cottone Andrea venne accompagnato, a bordo della propria autovettura, presso il ristorante-minigolf di Ficarazzi, apparentemente per discutere con Morreale Onofrio in merito a dei furti verificatisi in quel Comune, alcuni dei quali perpetrati ai danni dello stesso Cottone.

Da quel giorno, però, si persero le sue tracce. Il successivo 27 novembre 2002, a Termini Imerese, venne rinvenuta l’autovettura regolarmente parcheggiata.

Ad attendere il Cottone al minigolf c’erano, tra gli altri, Onofrio Morreale, Ezio Fontanae Michele Rubino.

In quell’occasione il commando avrebbe dovuto eliminare anche la persona che aveva accompagnato Cottone all’appuntamento,  che però si salvò solo perché uno dei killer si era accorto della presenza di un testimone.

Secondo quanto accertato, Cottone venne strangolato con una cintura e il suo corpo venne “sciolto” in un deposito di marmi di Bagheria; nel pomeriggio dello stesso giorno, vennero gettati nel mare di Aspra anche alcuni monili appartenuti alla vittima.

Il commando, prima di uccidere il Cottone, avrebbe dovuto interrogarlo per sapere se i “Montalto” avessero intenzioni ostili nei confronti del gruppo contrapposto capeggiato da Nicola Mandalà.

A distanza di qualche anno dall’omicidio, lo stesso Onofrio Morreale confidò a un sodale: “… nuatri fuammu ad affucallu”.

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