BJORK – SELMASONGS

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tusa big

Ma, a mia discolpa, posso dire che l’argomento di questa recensione è veramente “denso”. Allora, trattare di un argomento denso, sapendo di non avere idea di come rendergli giustizia, fa di me una kamikaze? Sì ma anche no, perché io non scriverò di quello che starete per leggere per puro spirito di sfida, ma perché ciò di cui parlerò è semplicemente troppo irresistibile.

Una di quelle cose che ti fanno esplodere i fuochi d’artificio nel cervello quando ti si presentano d’avanti. Lars Von Trier è un demone, Bjork una strega ed ecco che, in preda dei loro giochi magici, inizio la mia recensione. Ho nominato uno dei più grandi e folli registi e una delle più grandi e folli musiciste/artiste perchè il tema di questo articolo li vede insieme, e questo basti a spiegare la complessità di quello di cui sto per scrivere.

Von Trier è un cineasta danese controverso e particolare, fondatore del movimento cinematografico d’avanguardia Dogma95 (di cui non dico nulla per non ridurmi a scrivere 20 pagine solo di questo). Il suo primo film risale al 1984, L’Elemento Del Crimine, ed è capolavoro, a cui seguiranno altri, come Epidemic e Le Onde Del Destino. Ma il suo essere un regista ambiguo, assolutamente artista e assolutamente pazzo, lo rivela per la prima volta nel 1998 con il film Idioti, chiamato anche Dogma #2, perché completamente aderente al movimento Dogma95 (l’unico di Von Trier che lo rispetterà). Le Onde Del Destino e Idioti sono due capitoli della Trilogia Del Cuore D’Oro, il cui tema portante è il dramma personale consumato dai protagonisti, detti “dal cuore d’oro” per le loro buone intenzioni. Chiude la trilogia uno dei film più emblematici del regista, che può sembrare un musical ma invece è esattamente il contrario, drammatico fino all’esasperazione, interamente girato con la camera a mano, instabile e barcollante come l’atmosfera del film.

Il film narra della triste e angosciante storia di Selma, un’immigrata cecoslovacca in America affetta da una gravissima malattia agli occhi che la rende a poco a poco completamente cieca, impedendole, tra l’altro, di dedicarsi alla sua passione per i musical di Hollywood. Per il ruolo di Selma, la scelta del regista ricadrà su una musicista molto particolare. Bjork, islandese, è rinomata per le sue capacità musicali e vocali altamente eclettiche ed espressive, influenzate da qualsiasi genere musicale esistente, che lei puntualmente trasforma, divenendo un vero e proprio camaleonte musicale. E guardandola in questo film, possiamo correggerci, dicendo che la sua Arte non comprende solo la musica. Il connubio tra musica e cinema è sempre una bellezza, ma in questo caso è un’esplosione, un corto circuito.

Questa recensione tratterà della colonna sonora del film, cantata da Bjork, e da lei raccolta nell’album Selmasongs. Nonostante sia una colonna sonora, è considerato a tutti gli effetti un normale disco.

La prima traccia è Overture, una vera e propria overture con accenni orchestrali, che non è altro che il tema principale del film, malinconico e suggestivo. Segue Cvalda, che si apre con i rumori di una fabbrica in azione, a richiamare la condizione di operaia di Selma, ma anche la musica Noise e i migliori Pink Floyd. La situazione iniziale si scioglie nella voce melodiosa e divertita di Bjork e in un ritmo quasi cabarettistico. Si udiscono ora rumori di rotaie percorse da un treno che incede, e lo sbuffare di quest’ultimo. E subito la voce di Bjork/Selma, nel brano I’ve Seen It All, ci dice infelice che anche se non potrà vedere più, ha già visto tutto, accompagnata dalla voce magica del leader dei Radiohead Thom Yorke e da un sound quasi trasognato e mesto. In Scatterheart e In The Musicals si nota quella sperimentazione che poi Bjork porterà a compimento nel suo ultimo album Biophilia, mentre toni lugubri e un contare cadenzato di passi aprono 107 Steps, e non sono altro che i passi che deve fare Selma in prigione dalla sua cella al patibolo, per essere infine impiccata. Lo strazio nella voce di Bjork ce lo conferma. Chiude l’album New World, sognante e leggera nella sua potenza, la liberazione di tutte le sofferenze per Selma, che ci canta estasiata: “Sto passeggiando leggera in aria/a metà strada tra quì ed il Paradiso/la luce del sole si riflette sui miei capelli”. “Se vivere è vedere, sto trattenendo il fiato”, canta nei versi successivi.

E, ascoltando e vedendo la sua performance in questo film e disco, che insieme sono un’opera per i cinque sensi, lo tratteniamo anche noi.

TRACKLIST

– Overture

– Cvalda

– I’ve Seen It All

– Scatterheart

– In The Musicals

– 107 Steps

– New World

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