Di Matteo: “Ufficio del Giudice di Pace solo a nostro carico? Si sarebbe configurato danno erariale”

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Araba Fenice desk

Monreale, 13 marzo – L’articolo pubblicato ieri sulla soppressione dell’ufficio del Giudice di Pace di Monreale ha acceso i motori dello scontro politico. A lanciare le prime critiche sull’amministrazione è il consigliere comunale Mario Caputo (FI).

“Apprendere che gli Uffici giudiziari del Giudice di Pace a Cefalù, Corleone e Gangi sono stati confermati dal Ministro per la Giustizia Andrea Orlando in quanto i Sindaci dei territori interessati si sono resi disponibili a farsi carico del mantenimento dei locali, dei servizi di pulizia e del personale, fa veramente male e da il senso di quanto questa Amministrazione sia veramente lontana dal territorio. Da un Sindaco che è anche Avvocato mi sarei aspettato una diversa sensibilità.”

Secondo Caputo il comune non avrebbe dovuto sostenere una spesa esagerata: “I locali di Piazza Inghilleri sono del Comune – ha dichiarato Caputo – e quindi non era un problema di costi di affitto. I nostri numerosi precari certamente sarebbero stati lieti di lavorare in un Ufficio giudiziario e certamente le spese di pulizia non avrebbero devastato le casse comunali. E poi se lo hanno fatto i Sindaci di Cefalù, Petralia e Corleone, poteva farlo anche Monreale. Perdere un ufficio come quello del giudice di Pace sicuramente è un grave disagio ma anche un danno per i nostri commercianti in quanto a ogni udienza decine di Avvocati e utenti provenienti dall’intero comprensorio acquistavano prodotti alimentari della nostra Città”.

Abbiamo chiesto una replica al primo cittadino chiamato in causa:

“Il Giudice di Pace che opera a Monreale offre il servizio anche per i Comuni di San Giuseppe, San Cipirello, Altofonte e Camporeale. Quindi le spese da sostenere per la gestione del servizio devono essere a carico di tutti i comuni serviti. Non si può pensare di porle a carico solamente del nostro comune”.

Di Matteo non ne fa quindi una questione di costi ma di legittimità.

“E’ quindi riduttivo pensare che si tratti solamente di un problema di spese di pulizia. Da oltre due anni mi sono attivato con i sindaci di questi comuni per stipulare una convenzione che prevedesse la suddivisione delle spese. Non avendo avuto la loro disponibilità non ho potuto mantenere in vita il servizio. Si sarebbe configurata l’ipotesi di danno erariale”.

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