L’associazione ALBANOVA presenta PIO LA TORRE ai giovani

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Araba Fenice desk

Si è tenuto oggi in Aula Consiliare il convegno, organizzato dall’Associazione ALBANOVA, sulla figura di Pio La Torre come consigliere comunale di Monreale.

Dopo i saluti dell’Assessore LIA GIANGRECO e del Presidente del Consiglio comunale di Monreale ALBERTO ARCIDIACONO, il capogruppo PD SALVINO MIRTO ha ricordato tutte le battaglie per la pace di Pio La Torre, il suo essere “riformista” e tutti i comizi di chiusura di campagna elettorale, tenuti sempre da colui che era l’esponente politico più rappresentativo di quegli anni.

VITO LO MONACO (Presidente del Centro Studi e iniziative culturali “Pio La Torre”) ha innanzitutto dipinto un quadro storico degli anni ’60, caratterizzati dall’avvio dei governi centristi in Sicilia e in Italia, dall’importante figura di Papa Giovanni XXIII e, nella nostra terra, dallo scoppio della prima guerra di mafia (1963, strage di Ciaculli). In quegli anni a Palermo, inoltre, sotto il “triumvirato” Lima-Gioia-Ciancimino, avvenne il cosiddetto “Sacco di Palermo“. Questo fenomeno coinvolse anche Monreale, comune senza piano regolatore e quindi facilmente soggetto ad una cementificazione sregolata.

Divenuto consigliere comunale nel Dicembre 1964 in contrapposizione alla giunta Li Calsi, con la quale però vi fu sempre un corretto rapporto di rispetto istituzionale, Pio La Torre portò le sue esperienze contadine, sindacali e pacifiste nell’allora Sala Rossa, lottando per la regolamentazione del mercato ortofrutticolo monrealese, per il decentramento delle frazioni e, forte dell’esperienza da consigliere comunale del capoluogo siciliano durante il sacco di Palermo, opponendosi proprio alla speculazione edilizia di San Martino e Giacalone. Nella Primavera del 1965, ha ricordato ANTONINO CORSO (impiegato dell’Archivio comunale di Monreale), durante una discussione sul Bilancio, il consigliere del PCI legò inoltre le sorti della politica di Monreale a quelle di un “Assessore di Palermo” di cui il Sindaco di Monreale era “Vassallo”, in senso feudale, e alle sue amicizie in seno agli uffici della Regione Siciliana.

“Noi oggi siamo tutti anti-mafiosi perché è reato esserlo grazie alla legge Rognoni-La Torre, ma i veri anti-mafiosi erano i grandi uomini di quegli anni che combattevano contro un fenomeno molto più diffuso rispetto ad oggi”, afferma Lo Monaco.

 

Sconosciute, però, sembrano essere ancora le vere ragioni del suo assassinio. Per rispondere a questa domanda, secondo ELIO SANFILIPPO (Presidente Regionale LegaCoop), occorre fare riferimento a quel contesto storico-sociale-politico che vide La Torre ritornare in Sicilia, dopo essere stato a Roma a fianco di Enrico Berlinguer, per contrastare una situazione drammatica dell’isola. In quegli anni caddero sotto le armi della mafia tantissimi rappresentanti politici e istituzionali che si opposero al dominio mafioso, mentre Michele Sindona (il banchiere della mafia) preparava l'”operazione Trinacria” con l’obiettivo di creare uno stato mafioso parallelo. A Comiso, intanto, si lavorava per l’installazione di missili atomici della NATO e Pio La Torre, da segretario del PCI siciliano, capendo che si rischiava di far diventare la Sicilia una “zona franca”, creò un “movimento per la pace” che ben presto fu un esempio per tutti gli altri Paesi del mondo.

“Per la mafia La Torre era considerato una bestia nera, perché fin da giovanissimo l’aveva combattuta. I mafiosi, che lo chiamavo ‘il casto’, erano molto preoccupati a causa della legge Rognoni-La Torre, fin quando improvvisamente la cupola mafiosa decise di ucciderlo. La Torre era sorvegliato continuamente dai servizi segreti, eppure rimase solo proprio una settimana prima dell’omicidio avvenuto per mano di chi, addirittura, non sapeva nemmeno chi fosse la sua vittima. Da quell’omicidio iniziò l’ascesa dei corleonesi”, conclude Sanfilippo.

 

È rimasto soddisfatto il presidente dell’associazione organizzatrice dell’evento ALBANOVA, GIUSEPPE INNAIMI: “Abbiamo voluto mandare un messaggio legalitario in una terra ancora oggi martoriata dalla criminalità organizzata, che non esita a porre in essere atti violenti contro chi lotta per un domani migliore. Ci auguriamo che, in vista delle prossime elezioni, tutte le forze politiche si impegnino per riaffermare giustizia e legalità. Ringrazio i rappresentanti delle Istituzioni, i relatori e tutti i partecipanti”.

Il convegno si è concluso con la scopertura della targa in sua memoria, collocata proprio dietro il leggio da cui i consiglieri comunali parlano durante le sedute. Forse per ricordare chi, prima di loro, ha onorato la politica monrealese senza scendere a compromessi con la mafia.

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