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“A testa alta, 1944/48, la Terra ai Contadini, un film di Alberto Castiglione.

 

In anteprima nazionale, sabato 8 marzo, al cinema De Seta, ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, è stato presentato il film/documentario: “A testa alta, 1944/48, la Terra ai Contadini, scritto e diretto da Alberto Castiglione giovane regista che ha esordito, qualche anno fa, alla 60^ edizione della rassegna cinematografica del festival di Venezia. Castiglione si è occupato di film indagine su Rostagno e Aldo Moro e racconti su biografie di Rita Atria e Danilo Dolci.

Pubblicato il 10 marzo 2014

“A testa alta, 1944/48, la Terra ai Contadini, un film di Alberto Castiglione.

Il film celebra la storia e l’identità della nostra isola e, nella Storia, rivive i temi della mafia e i diritti del lavoro, interessandosi ad un momento storico particolare e cruciale della nostra terra, quello che va dal 1944 al ’48.

Bella la fotografia; gli attori e le comparse sono stati reclutati nei luoghi in cui è stato girato il film, Giuliana, Corleone, Ganci…e molti tra i protagonisti sono parenti e amici dei sindacalisti e dei contadini uccisi. La colonna sonora è di Lello Analfino dei Tinturia.

“I siciliani sono, nella stragrande maggioranza, un popolo di lavoratori” esordisce la voce narrante nel film, “che ha sete di libertà e fame di terra. Questo è il sogno secolare dei lavoratori siciliani e ogni volta che il regime politico dell’isola ha subito dei cambiamenti, sempre la massa fondamentale del popolo si è levata in piedi sperando che questo sogno finalmente diventasse realtà, e ogni volta è stata delusa. Ogni volta ha visto baronie, signori feudali e mafie rimanere padroni del potere e continuare ad esercitarlo tirannicamente attraverso gli organi di governo locali e un vero e proprio apparato di repressione. Ma la Terra è sempre rimasta lontana dal possesso di chi la lavora. Dopo la seconda guerra mondiale furono proprio i contadini che seppero rialzare la testa, per scuotersi di dosso le rovine di un regime che aveva portato l’Italia alla tragedia bellica, e furono loro i primi che seppero chiedere a piena voce libertà e giustizia, che seppero reclamarla senza compromessi, finalmente, <a testa alta>.

I poteri mafiosi cercarono di riaccreditarsi come garanti dell’ordine costituito, ma nell’isola il fermento per la nuova aria di libertà, grazie ai decreti Gullo era forte, le agitazioni per l’attuazione di decreti cominciano nell’estate del ’45 e proprio tra il ’45 e il ’46 la violenza mafiosa, al soldo dei grandi latifondisti, si fa sentire più forte, cadono i sindacalisti Nunzio Passafiume, Agostino D’Alessandro, Giuseppe Scalia, Nicolò Azzotti, i sindaci socialisti Gaetano Guarino, Pino Camilleri, i contadini Giovanni Castiglione, Girolamo Scaccia, Giuseppe Fiore, Paolo Farina, i fratelli Giovanni, Vincenzo e Giuseppe Sant’Angelo. Il 1947 si apre con l’assassinio a Sciacca, il 4 gennaio, di Accursio Miraglia, segretario della camera del lavoro saccense e dirigente del partito comunista locale”.

Le vittime della lotta contadina siciliana, dovrebbero essere considerate martiri della democrazia italiana in generale, perché se c’è stata la grande resistenza partigiana contro i fascisti e i nazisti, la lotta dei contadini per la terra in Sicilia è stata una lotta per la democrazia, per una democrazia più avanzata, più concreta nei confronti delle masse popolari”, afferma la giornalista Miriam Mafai

Nel film si continua a raccontare: “Il 20 aprile 1947 si tengono le prime elezioni regionali nell’isola, vincono le forze di sinistra coalizzate nel blocco del popolo, è evidente che il successo della sinistra è il frutto delle lotte del movimento contadino. Ed è allora che la controffensiva della mafia e degli agrari contro il movimento contadino e la sinistra, si fa rabbiosa e ancora più violenta. Gli omicidi dei singoli sindacalisti per quanto numerosi, sembrano non bastare più a fermare il vento nuovo. Mafia, classe terriera patronale, e ovviamente pezzi più o meno conniventi o complici dello Stato italiano, decidono che bisogna alzare il tiro con la strage di Portella delle Ginestre del Primo maggio del 1947”.

Il ministro dell’interno Mario Scebba tentò di depistare subito le indagini dichiarando che per la strage non si ravvisava alcun movente politico, ma le dichiarazioni rese da Gaspare Pisciotta, il braccio destro di Salvatore Giuliano la cui banda sparò sulla folla uccidendo 11 persone mentre altre 27 rimasero ferite, lo coinvolsero direttamente.

Tra le vittime di questa lotta contadina per la democrazia ci fu Placido Rizzotto, di cui oggi ricorre l’anniversario dal rapimento avvenuto il 10 marzo 1948, mentre andava da alcuni compagni di partito. Le indagini sull’omicidio furono condotte dall’allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Vincenzo Collura e Pasquale Criscione che ammisero di aver preso parte al rapimento di Rizzotto in concorso con Luciano Liggio, vennero arrestati. Il 9 marzo 2012 l’esame del DNA, ha confermato che i resti trovati il 7 luglio 2009, all’interno di una foiba di Rocca Busambra a Corleone, appartengono a Rizzotto.

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