RADIOHEAD-KID A

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Araba Fenice desk

Completamente svincolati dalle convenzioni pop anche nel loro sound più pop, i Radiohead sono una “band psichica” ancora di più dei Massive Attack (come dissi di loro nella mia precedente recensione), perché mentre i Massive Attack sono perfetti per raccontare le nevrosi e il buio dell’animo, ma anche l’innocenza e il sogno, i Radiohead oltre questo ti schiacciano contro l’alienazione, la follia, l’apatia, la confusione mentale umana in maniera inimitabile. A loro favore vi è anche una grande capacità di sperimentazione strumentale, mai eccessiva o inopportuna. Kid A, uno dei punti più splendenti della band, è caratterizzato da un sound di fondo minimalista, basato sulla sottrazione e non sull’accumulazione, i cui brani sono sempre sull’orlo di sfondare gli argini della loro tradizionale struttura. Il risultato è un clima tormentato, angosciato, imploso. Il disco si apre con l’ipnotico intro di piano di Everything In Its Right Place, in cui la voce di Thom Yorke ripete, come un mantra di desiderare ogni cosa al posto giusto. La sperimentazione elettronica, già notata nel primo brano, è protagonista del secondo, la title-track Kid A, dove l’atmosfera è paranoica e quasi psicotica, e la voce di Yorke un lamento reso irriconoscibile dal vocoder, mentre supplica, in maniera quasi svogliata: “Scivolo via/Sono scivolato su una piccola innocente bugia/Noi abbiamo le teste sui bastoni/Tu hai i ventriloqui”. La successiva The National Anthem coniuga un ossessivo arpeggio di chitarra elettrica con uno stile free-jazz. How To Disappear Completely è rassegnata e bellissima, con un’interpretazione vocale quasi commossa. Si apre Treefingers, con accordi elettronici alienati e sibilanti,  ed è come stare immersi nell’acqua, in apnea, sdraiati sul fondale marino. In Optimistic ritroviamo la parte più melodica dei Radiohead, con voce in primo piano e incisivi arpeggi di chitarra. Il finale del brano però subisce un cambiamento improvviso e d’impatto: la batteria e la chitarra si interrompono bruscamente per lasciare spazio ad un assolo palesemente d’ispirazione jazzy, che rende unica la canzone. La confusione mentale prima accennata irrompe con tutta la sua forza in In Limbo, nata proprio da una crisi di Yorke, che non ha fatto altro che usare il suo talento per mettere in musica quello che gli stava accadendo. Il risultato è la canzone più alienata e alienante mai creata, con un tappeto sonoro quasi onirico e straniante, e la voce che in uno sfogo disperato sentenzia: “Mi sono perso nel mare/Lasciami stare/ Ho smarrito la mia strada/Stai vivendo in una fantasia”. Questa particolare disperazione alienata non risparmia neanche Idioteque, con un contrasto tra il ritmo incalzante della melodia e il cantato avvilito. Il finale della canzone si allaccia alla seguente Morning Bell, che implora, ipnotica quanto il brano d’apertura: “Campana del mattino/Accendi un’altra candela/Liberami”. Il clima solenne e toccante di Motion Picture Soundtrack, quasi da lacrime, chiude l’album con questa riflessione: “Smetti di spedire lettere, le lettere vengono sempre bruciate/Non è come nei film/Ci nutrono di piccole bugie bianche/Ti rivedrò nella prossima vita”. Nonostante a volte si annoverino altri dischi come capolavori dei Radiohead, Kid A, somigliante ad un quadro di De Chirico, metafisico ed astratto, con la sua architettura geometrica, il sound lievemente velato e mai completamente esposto, e la voce fredda di Yorke, è il disco che si avvicina di più all’Arte più vera. Come ha affermato lo stesso Yorke, Kid A è come guardare dall’esterno un bosco incendiato, rassegnati agli alberi che bruciano.

TRACKLIST:

– Everything In Its Right Place

– Kid A

– The National Anthem

– How To Disappear Completely

– Treefingers

– Optimistic

– In Limbo

– Idioteque

– Morning Bell

– Motion Picture Soundtrack

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