Killing Joke

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Il cuore del Punk dovete sapere che è come il cuore del Rock, cioè un alveare con tante celle diverse, dove invece del miele però troviamo i vari sottogeneri in cui questi generi si sviluppano. Noi andremo in una delle celle del cuore del Punk più “dense” e ambigue, la cella dei Killing Joke.

La band di Londra, in attività dal ’79, ha come caratteristiche peculiari un’esplosiva miscela di Punk, New Wave e Gothic Rock con ritmi dance e tribali ed il particolare trasformismo della voce del leader Jaz Coleman: alle volte è parlata, altre melodica, altre un growl potente, che sfiora l’Heavy Metal senza però invischiarsene. Le catacombe del Dark a braccetto con i ritmi danzanti della New Wave.Tutto questo amalgamato insieme si tramuta in uno stile di ineguagliabile violenza, che ha dato l’ispirazione a molte band di là a venire.

Per entrare in questo cuore di desolazione Goth mista a impetuosità Hardcore non c’è niente di meglio che ascoltare l’album d’esordio, la genesi del tutto, di nome appunto Killing Joke.

Appena fatto partire il disco, un’intro di synth ci introduce nel bel mezzo di un’ironica messa funebre, Requiem, che beffardamente annuncia la morte del Rock del passato. La voce di Coleman è “spensieratamente rabbiosa”, consapevole che la nuova musica è quella vincente. La furia spensierata del brano è seguita dalla chitarra elettrica e dall’onnipresente sintetizzatore, espressioni di quello che Coleman ci sta comunicando. Colpi di tosse e rumori elettronici di nastri che si riavvolgono aprono Wardance, una “danza di guerra” contro il sistema, urlata da una voce robotica e da una chitarra dal ritmo sincopato e potente, con un caratteristico giro di basso ad arricchire la trama del brano.

La perfidia del loro enigmatico sound dà il libero sfogo in Tomorrow’s World, che come qualcuno ha suggerito ricorda le atmosfere di bizzarra violenza un po’ perversa dei protagonisti del film Arancia Meccanica, ricalcate alla perfezione dalla voce nevrotica e lamentosa di Coleman e dal basso di fondo, ispirate anche dalle atmosfere decadenti dei Siouxie And The Banshees.

Nella strumentale Bloodsport troviamo di più lo stile Dance della band, che pur essendo “ballabile” non dimentica mai di essere oscuro, “orrorifico”. Già arrivati qua si inizia a capire che il basso nei Killing Joke ha un’importanza di rilievo, e il giro di basso di Bloodsport è difficile da dimenticare. Il brano termina in spaventosi stridori di chitarra distorta.

Con un ritmo energico e frenetico ci si presenta The Wait, fulcro del feroce sarcasmo del gruppo. Sferza da tutti i lati: dai “colpi” della chitarra elettrica a quelli della batteria a quelli della voce da mente instabile, che si evolvono in un crescendo di frenesia assoluta.

Il senso smanioso e cupo non cessa in Complications, in cui un ritornello melodico smorza i toni e dà particolarità al brano. La voce di Coleman e l’assolo di basso ti spingono nel punto di non ritorno, dopo il quale le loro atmosfere non ti lasciano più.

Riecco il basso lugubre ad aprire S.O.36, litania salmodiante del Punk più sconsolante. Ogni colpo di bacchetta della batteria ti si insinua saldamente dentro.

Si ritorna ad un ritmo “dark-ballabile” in Primitive, e non si capisce se stanno facendo sul serio o ti stanno prendendo in giro con uno dei loro ironici “scherzettini Hardcore”.Coinvolgente l’assolo di chitarra in puro stile Killing Joke.

Chiude il disco Change, dal ritmo fortemente sincopato ed incisivo e dalla voce più rabbiosa del solito, al limite della nevrastenia. Brano che conferma che questo disco truce, divertente, provocatorio, cupo, cattivo, bizzarro, danzereccio, turpe, maligno, crudele, ironico, beffardo, è solo uno scherzo. Uno scherzo che uccide (Killing Joke). Appunto.

TRACKLIST:

– Requiem

– Wardance

– Tomorrow’s World

– Bloodsport

– The Wait

– Complications

– S.O.36

– Primitive

– Change

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