Un libro ogni 15 giorni: CHUCK PALAHNIUK – INVISIBLE MONSTERS

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Araba Fenice desk
CHUCK PALAHNIUK – INVISIBLE MONSTERS

Ci sono libri che si capiscono al volo e libri in cui ci si deve impiegare una sostanziale quantità di energie mentali prima di coglierne la vera essenza. Libri che fanno parte di un preciso genere e libri che si ispirano ad un altro, ma comunque per la maggior parte dei libri che leggiamo sappiamo sempre a cosa stiamo andando incontro: quell’autore è ermetico, quell’altro è romantico, quell’altro è horror.

Magari rimaniamo spiazzati quando leggiamo Jo Nesbo, ma pensiamo, vabbè è thriller, poi rimaniamo straniti leggendo Bukowski, però pensiamo, ma certo, è Pulp, con tutte le particolarità che la loro scrittura personale può avere. Ma leggendo Palahniuk, ci si chiede se quello che stiamo leggendo viene sinceramente dal nostro pianeta. Il primo impatto alla lettura di Invisible Monsters è di avere davanti agli occhi un puro delirio a ruota libera, ma andando avanti scopriremo che non è così.

A parte il fatto che Palahniuk affronta argomenti di cui di solito non si parla in letteratura, dai più banali ai più insoliti, l’effetto shock che produce nei lettori non è dato principalmente da questo. Il canone classico che comunque mantengono i diversi generi letterari, lui lo flette come uno strongman del circo che piega a mani nude una barra d’acciaio. La sua scrittura è una forma ridotta all’essenziale in cui le parole, e non gli orpelli stilistici con cui molti autori le farciscono, hanno un ruolo decisivo: i suoi capitoli sono brevi, la sua scrittura è priva di qualsiasi particella o avverbio capace di rallentarla, il suo stile è ironico,  grottesco, surreale, assurdo, crudo, scientifico, inquietante, spaventoso, e destruttura il tutto in modo da far saltare in aria le frasi.

Inoltre utilizza spesso il burn tongue, da lui definito  “un modo di dir qualcosa, dicendola in modo errato, travisandola, con il fine di frenare il lettore, costringendolo a leggere con maggiore attenzione, forse due volte, senza scorrere semplicemente sulla superficie di immagini astratte, di avverbi scorciatoia e cliché”, e la cosiddetta sua “arma nascosta”, colpo di scena rivelato alla fine del libro che accompagna il lettore verso il finale vero e proprio.

Tutto quello che normalmente ci aspettiamo dalla struttura letteraria di un libro, in Palahniuk non esiste. Le improvvise interruzioni, le virate brusche da una scena all’altra, dal presente al passato e viceversa, le ripetizioni ad effetto e le battute perentorie e fredde compongono la sua narrazione di situazioni così surreali da essere più vere della realtà. I suoi personaggi, compresi quelli di Invisible Monsters, sono esasperati al massimo nelle loro fattezze, tali da diventare simboli, concetti e non persone in sé, che spesso si lasciano abbandonare a riflessioni filosofiche strane e inusuali su argomenti quali la morte, l’abbandono, l’emarginazione, l’infanzia, la sete di potere, presentati in maniera inimitabile.

E’ molto complesso recensire uno scrittore così, con un canone tutto suo: è pulp, è filosofia, è ermetismo, è surrealismo, è saggistica, è tutto questo e nessuno di questi, ma soprattutto è tutto quello che gli altri scrittori non sono stati. Ed è altrettanto difficile raccontare le sue trame, perché in Palahniuk la trama non è mai la vera storia, ma solo un canovaccio da cui nasce il racconto vero e proprio.

Ma proviamo a parlare della trama di Invisible Monsters, suo primo libro, ma non il primo pubblicato perché giudicato dall’editore troppo “forte” (il primo pubblicato sarà infatti Fight Club, reso famosissimo dal film di culto di David Fincher, con Brad Pitt): Shannon McFarland è una bellissima e famosissima modella, che smette di godersi le gioie della carriera quando un giorno, apparentemente per sbaglio, un colpo di pistola le trapassa il viso staccandole la mandibola. Ricoverata in ospedale, Shannon si rende conto di essere diventata un mostro orribile dal volto sfigurato, e viene allontanata dalla moda e dalla società, diventando così un invisible monster, un mostro invisibile. In ospedale però conosce una bellissima ragazza di nome Brandy Alexander a cui manca solo un intervento di vaginoplastica per diventare ufficialmente donna. Brandy, insieme al compagno Seth, condurrà Shannon in un bizzarro viaggio il cui scopo è solo la fuga: fuga da un mondo superficiale ed inconsistente, da rapporti umani finti e illusori, da una società totalizzante e manipolatrice, dal tempo che scorre, da se stessi.

Tutto ciò pervaso da una satira cinica, feroce ed amara, da un’ironia disillusa, ma sempre presentata in contesti ambigui, bizzarri ed apparentemente inverosimili. Palahniuk è capace di farti ridere e di torcerti le budella. Ma, ancora una volta, non è solo tutto questo. Qualcuno l’ha definito un genio. Del male.

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