DAVE VAN RONK – INSIDE DAVE VAN RONK

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Araba Fenice desk

 Ma l’occasione che mi ha fatto avvicinare molto di più a questo genere musicale è uno dei film più belli che abbia visto fin’ora nella mia vita, di due dei cineasti più bravi in circolazione: sto parlando di “A Proposito di Davis” (Inside Lewyn Davis) dei fratelli Coen, uscito al cinema tre giorni fa. Il film si ispira alla carriera e alla vita del cantautore Folk anni ’60 Dave Van Ronk, che sa descrivere con estrema poesia (ma senza essere stucchevole) e un pizzico della loro particolare comicità, di grande impatto la magistrale interpretazione recitativa e canora dell’attore Oscar Isaac, che interpreta Davis. Sono uscita dal cinema assolutamente estasiata, e incredula quasi. Questa sensazione non è svanita nemmeno quando, tornata a casa, ho iniziato ad ascoltare questo musicista, fino a due ore prima a me sconosciuto. Ho sentito le sue melodie affliggenti e la sua voce piena, roca e leggermente “ubriaca” avvinghiarmisi nello stomaco. Dave Van Ronk è stato uno dei musicisti più importanti del nostro tempo, intimo amico di Bob Dylan e suo maestro, dalla personalità carismatica e l’aria da “vagabondo intellettuale”. Particolari e struggenti i suoi arrangiamenti ai tradizionali brani Folk (è suo l’arrangiamento che tutti conosciamo al famosissimo brano The House Of The Rising Sun), a cui daremo la possibilità di entrarci dentro ascoltando una delle sue raccolte più belle dei brani da lui riarrangiati, Inside Dave Van Ronk, uscita nel ’64. L’album si apre con House Carpenter, in cui una spensierata chitarra acustica di fondo accompagna la voce di Dave, che segue la leggerezza della chitarra ma risulta quasi mugolante, e ne segna un singolare contrasto. La malinconia è accentuata nella seconda The Cruel Ship’s Captain, grazie alla voce afflitta e “vissuta” e ad una chitarra quasi languida, a simboleggiare la spossatezza dell’esecutore: una grande particolarità e peculiarità del folk, quella di intrecciare lo stile chitarristico ai propri stati d’animo e sentimenti, come se dovesse essere lei direttamente a comunicarne agli altri la vera essenza, non colta magari dalle parole del testo. Spring Of Thyme è tranquilla, distesa, nostalgica della primavera del timo, delle distese dorate di grano maturo, della beatitudine, ed introduce Talking Cancer Blues, da cui si vede quanta influenza ha avuto Van Ronk su Dylan: il cantato frenetico, leggermente svagato, e lo stile melodico è molto simile alla produzione folkeggiante di quest’ultimo. I Buyed Me A Little Dog ci riporta nelle atmosfere inquiete del Folk, con una voce più sottile e rauca. E’ curioso notare come il Folk tratti della sofferenza del vivere comune con testi dai temi assolutamente semplici, alle volte infantili, a rispecchiarla, in contrapposizione con la melodia: mi sono comprato un piccolo cane, dice il titolo di questo brano, ad esempio. Lady Gay è una delle vette più alte del disco, ti smuove l’animo dall’interno, disperata ed incantevole. La segue la sommessa Fair And Tender Ladies: “Se io l’avessi saputo prima di aver corteggiato che l’amore difficilmente vince/ avrei chiuso il mio cuore con chiavi d’oro/ e fissato con una spilla d’argento”,  conclude rassegnata. Bryan O’Lynne è un divertente tecnicismo giocoso che fa toccare con mano l’atmosfera Folk più pura. E’ curioso come il disco alterni un brano più sereno con uno straziante, e infatti Shanty Man’s Life riprende il filone principale dello stile folkloristico americano, la difficoltà e il tormento della vita contadina e operaia, la fatica, l’abbattimento morale (in questo il Folk è affine al Blues). Troviamo lo stesso quindi, per regola della trama del disco, nella penultima Kentucky Moonshiner, preceduta e seguita da Silver Dagger e He Never Came Back, dal ritmo allegro, che fa “battere il piede a terra”, pur non abbandonando l’onnipresente vena amara. E così è finito il disco, e così credo che sarebbe semplicemente bello, almeno per una volta, mettersi comodi sul divano, magari con una birra in mano, stoppare tutto e lasciare che queste atmosfere, così lontane e così vicine al contempo, insieme alle loro spesso dolorose melodie, si addentrino in noi, magari canticchiandole a mezzabocca. E che importa se ciò veniva suonato quasi cinquant’anni fa? “Se non invecchia e non dice niente di nuovo, è una canzone Folk”, dice Davis all’inizio del film.

TRACKLIST:

– House Carpenter

– The Cruel Ship’s Captain

– Spring Of Thyme

– Talking Cancer Blues

– I Buyed Me A Little Dog

– Lady Gay

– Fair And Tender Ladies

– Brian O’Lynne

– Shanty Man’s Life

– Silver Dagger

– Kentucky Moonshiner

– He Never Came Back

 

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