L’associazione U.N.A. chiede l’apertura di un procedimento penale nei confronti dell’amministrazione comunale monrealese

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Araba Fenice desk

Dopo i recenti fatti riguardanti le morti sospette di vari animali randagi e non nel territorio monrealese, l’associazione UNA, sez. di Monreale, ha dato mandato al proprio legale di procedere penalmente nei confronti dell’amministrazione del Comune di Monreale.

Nello specifico la denuncia, con riferimento alla legge nazionale 281 del 1991 ed alla legge regionale 15 del 2000, mette in luce le prerogative del Sindaco pro tempore e contestualmente le mancanze dell’amministrazione comunale monrealese, citando molti casi concreti successi negli anni.

Ma andiamo con ordine.

Quali dovrebbero essere, secondo l’interpretazione dell’associazione e del suo legale, gli obblighi del Sindaco e dell’amministrazione tutta nei riguardi degli animali randagi e non presenti nel territorio?

Il Comune, l’amministrazione e i suoi dirigenti, dovrebbero:

-provvedere alla tutela ed al benessere degli animali randagi con personale formato e motivato;

-occuparsi della cattura dei cani randagi con metodi non violenti;

-dotare la polizia municipale di un lettore di microchip per verificare l’identità dei cani;

-provvedere alla sterilizzazione dei randagi rinvenuti nel territorio;

-stipulare convenzioni con associazioni o rifugi per gli stessi animali che non possono essere reimmessi nel territorio (contemporaneamente costruendo o ristrutturando i rifugi e presidi sanitari pubblici specializzati nello stesso Comune);

-attivare unitamente all’ASP di competenza gli ambulatori veterinari ove effettuare le operazioni di sterilizzazione e anagrafe;

-garantire il servizio di pronto soccorso per gli animali vaganti, o direttamente o attraverso convenzioni con ambulatori veterinari privati;

-proporre un responsabile amministrativo per i rifugi pubblici eventualmente presenti nel territorio.

Sempre secondo l’associazione UNA, ad oggi nel nostro Comune, nessuno di questi obblighi viene rispettato.

Tanti i casi portati alla luce, in particolar modo nei primi nove mesi del 2013, riguardanti sia la presa in cura di animali il cui padrone è temporaneamente impossibilitato ad occuparsene, sia il rinvenimento, anche presso il luogo informalmente deputato al loro accoglimento (Via Benedetto d’Acquisto, nei locali cosiddetti “dell’Acetilene”), di cuccioli o animali randagi deceduti o in condizioni igienico sanitarie non idonee.

Molte delle segnalazioni sono corredate dagli interventi della Polizia Municipale, dei Carabinieri presenti nel territorio o del personale veterinario dell’ASP 6.

La denuncia, inoltre, intende chiedere un approfondimento riguardo eventuali emolumenti percepiti da impiegati comunali per l’accalappiamento e la custodia degli animali, in quanto nel Comune di Monreale non esisterebbero né rifugi sanitari, né canili municipali, né convenzioni con preesistenti strutture dello stesso tipo.

Tutto ciò nonostante l’associazione UNA avesse reso nota al Comune la propria disponibilità ad effettuare a titolo gratuito (escluse le spese di pronto soccorso e di alimentazione degli animali), le operazioni necessarie alla presa in cura degli animali randagi nel nostro territorio.

Interrogato sulla questione randagismo, il Sindaco Filippo Di Matteo ha dichiarato di essersi attivato secondo quanto previsto dalla legge, citando a titolo esemplificativo la presentazione alla Regione Sicilia di un progetto per la realizzazione del canile municipale in un bene confiscato alla mafia e di un altro progetto per la creazione di un centro di sterilizzazione nel territorio comunale. Di Matteo ha inoltre aggiunto come l’attenzione al problema, che riguarda tutto il territorio monrealese, ha un riscontro nelle cure prestate ai cani vaganti che stazionano generalmente in piazza Guglielmo II, regolarmente riconoscibili attraverso microchip e seguiti dall’ASP di competenza.

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