Per garantire il rispetto della 194, servono nuove assunzioni

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In Italia l’aborto è tornato nell’illegalità. Siamo tornati al Medioevo con le mammane armate di cucchiaio e ferri da calza per le donne povere, e gli aborti d’oro, nel segreto di molti studi di medici in Italia o all’estero. 
Il 22 maggio 1978, in Italia, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) diventò legale con la legge dello Stato 194 e il business degli aborti illegali sembrava estirpato, ma l’obiezione di coscienza ha contribuito a ripristinare vecchie pratiche sul corpo delle donne specie su quelle povere e sulle clandestine. Da Milano a Palermo, oltre l’80% dei ginecologi, e oltre il 50% di anestesisti e infermieri non applica più la legge 194 (M.N. De Luca, MicroMega, 24 maggio 2013).
Il problema non è solo italiano. “In Spagna stanno “lavorando” per una nuova legge sull’aborto, che preveda pesanti restrizioni come limitare l’aborto a soli tre casi: malformazione del feto, stupro e rischio per la vita della madre”, scrive Doriana Goracci, “mentre già nel 1935, l’Islanda diveniva la prima nazione ad autorizzare l’aborto legale”.
La giornalista continua: 
“Cancellate decine di anni di lotta ed emancipazione in quattro e quattr’otto…e pensare che era solo il 2010 quando la normativa sull’interruzione di gravidanza venne introdotta dai socialisti in sostituzione della legge dell’85. Consentiva l’aborto entro la quattordicesima settimana di gravidanza senza l’obbligo di addurre motivazioni: ora la donna non avrà più alcun potere decisionale. La Chiesa cattolica avrà da compiacersi nel vedere riconosciuto e tutelato il “diritto alla vita”. Tanto per non cambiare si ritornerà agli aborti illegali, agli obiettori che non hanno nulla da obiettare quando c’è da riscuotere”. 
E avverte:
“Questo può in qualunque momento essere lo scenario che si prospetta anche a noi, come la disoccupazione la crisi: siamo abilissimi in questi casi a copiare, in Italia. Sembra surreale ritrovarci tra donne per difendere un diritto per il quale abbiamo lottato ed è stato sancito da una legge. Per questo e tanti altri motivi ancora, vi invito alla partecipazione attiva e con tutti i vostri mezzi, alla giornata del 1 febbraio, solidali e unite: unitevi alle Donne Spagnole. Nessuna può avere il coraggio di dire, se è ricorsa all’aborto, che sia stato un piacere, una passeggiata, ma dobbiamo difendere questa estrema possibilità, portando avanti sempre l’educazione sessuale, la conoscenza dell’altro, l’autodeterminazione e la lotta alla violenza. 
Poiché io decido in base alla mia autonomia morale, che è la base della dignità di una persona, non accetto nessuna imposizione o proibizione riguardo i miei diritti sessuali e riproduttivi che riguardano la mia piena realizzazione come persona. Come essere umano autonomo mi rifiuto ad essere sottomesso a trattamenti denigranti, che influenzino la mia decisione di essere o non essere madre. Poiché sono libera invoco la libertà di coscienza come il bene supremo sul quale possa basare le mie scelte. Considero cinici quelli che si appellano alla libertà per restringerla e malevoli quelli che, non importandogli affatto la sofferenza causata, vogliono imporre a tutti i loro principi di vita basati su ispirazioni divine. Come essere umano libero rifiuto di accettare una maternità forzata e un regime di tutela che condanna le donne alla considerazione di minorenni nei confronti delle loro decisioni in materia sessuale e riproduttiva. Poiché vivo in una democrazia e sono democratica non accetto le regole del gioco che delineano diritti di peccato e leggi di religione. Nessuna maggioranza politica nata dalle urne, neanche se con maggioranza assoluta, è legittimata a convertire diritti in reati e obbligarci a seguire principi religiosi mediante sanzioni penali. Come cittadina esigo da quelli che ci governano che non trasformino il potere democratico, salvaguardia della pluralità, in dispotismo. Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo da qualsiasi governo che promulghi leggi che favoriscano l’autonomia morale, preservi la libertà di coscienza e garantisca la pluralità e diversità di interessi. Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia”, conclude la Goracci, “esigo che si mantenga l’attuale “Legge per la salute sessuale e riproduttiva e per l’interruzione volontaria della gravidanza”, per favorire l’autonomia morale, preservare la libertà di coscienza e garantire la pluralità degli interessi di tutte le donne”. 

Il 1 febbraio le donne spagnole consegneranno al Parlamento, a Madrid, il documento “Porque yo decido” in cui chiedono il ritiro della proposta di legge Gallardón. 
Partecipiamo, appoggiamole e difendiamo, in Italia, un diritto che dovrebbe essere garantito da una Legge dello Stato, ma che viene sistematicamente disatteso. 
Chiediamo l’assunzione di medici non obiettori!

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