“Dei poveri è facile parlare, quello che è difficile è parlare con i poveri”

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Araba Fenice desk

Don Vincenzo Noto è stato nominato Direttore della Caritas Diocesana a Dicembre 2003 da mons. Cataldo Naro, allora arcivescovo di Monreale. Dopo cinque anni è stato riconfermato per il secondo mandato che sarebbe dovuto scadere a fine dicembre 2013, quando la morte è sopraggiunta.

Padre Noto è stato colpito dalla SLA agli inizi del 2013. Una malattia che velocemente ne ha compromesso le abilità fisiche, ma non quelle intellettive, fino all’ultimo rivolte ai poveri.

L’obiettivo della Caritas Diocesana non è l’assistenza diretta al povero ma l’attività pedagogica rivolta alla comunità ecclesiale, che deve essere formata ed educata alla solidarietà. La Caritas Diocesana ha difatti un ruolo pedagogico e formativo.

La prima attività che padre Noto ha voluto istituire appena insediatosi è stata invece la mensa per i poveri del paese. L’esigenza non era differibile. I servizi sociali insufficienti rendevano perentorio un intervento assistenziale, che da quel momento in poi non è stato più interrotto. E da 20 pasti giornalieri si è giunti oggi a 70, serviti dal lunedì al sabato, da personale volontario. Se l’utenza dei primi anni era costituita essenzialmente da singoli soggetti in condizioni di povertà, oggi sono interi nuclei familiari a ricorrere ai pasti della mensa ospitata nei locali della Chiesa del Carmine.

La dimensione pedagogica della sua missione è stata trascurata in favore di quella assistenziale.

Uno dei fiori all’occhiello dell’attività di padre Noto è stato il Centro diurno di Terrasini rivolto ai malati psichici. Una ventina di persone vengono accudite e seguite da personale specializzato. Il progetto, finanziato per i primi due anni dalla Caritas nazionale, oggi si muove in autonomia.

A questi progetti si sono aggiunti nel tempo la mensa a Corleone, i servizi di doposcuola a Monreale centro, ad Aquino e a San Giuseppe Jato.

Durante la scorsa primavera, quando la malattia cominciava a debilitarlo, non era raro vederlo caricare il furgone con le cassette di frutta donate da un amico o con la pasta offerta dalla Tomasello. E forse è stato questo suo stare in prima linea che gli aveva permesso di coinvolgere tanti volontari intorno alla sua attività.

Il giornalista e abile comunicatore godeva di una stima e un apprezzamento che gli avevano permesso di creare intorno alla sua figura una fitta rete di benefattori.

Padre Noto riusciva così a sfamare 70 bocche al giorno grazie alle donazioni ricevute. Ma il grosso del contributo non era espressione della generosità monrealese. Questo il cruccio per padre Noto. Si rammaricava di non essere riuscito a sensibilizzare la cittadinanza monrealese alla solidarietà.

Anche la politica monrealese lo aveva profondamente deluso per l’incapacità di fornire risposte alle domande dei poveri. Durante la campagna elettorale per le amministrative monrealesi del 2009 aveva invitato i candidati sindaci a presentare le loro idee e proposte per affrontare le emergenze sociali del territorio. Non ne era rimasto soddisfatto.

“Dei poveri è facile parlare, quello che è difficile è parlare con i poveri”. Era l’amore per i più deboli a spingere la sua volontà e a dargli la forza di portare avanti una missione difficile.

Nonostante anni di attività svolta “sul campo”, si confrontava sempre con i suoi più stretti collaboratori e metteva in discussione il suo modo di rapportarsi con i poveri. Aveva paura di sbagliare, di non comprendere il loro reale bisogno, di dare risposte sbagliate.

Anche negli ultimi mesi di vita il suo pensiero era sempre rivolto ai poveri. E con un filo di voce padre Noto chiedeva ai suoi collaboratori se si era provveduto a fornire la spesa ad una certa famiglia bisognosa, o se Totò, Pinuzzo o Giovanni si erano regolarmente recati a pranzare alla mensa.

La settimana prima di Natale aveva ricordato al vicedirettore della Caritas Diocesana Giacomo Manganaro di contattare il ristorante di Piazza Politeama che ogni hanno soleva offrire il pranzo di Natale ai bambini appartenenti alle famiglie indigenti del paese. Il pranzo si sarebbe dovuto tenere il 21 Dicembre.

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