Coppia affidataria gay: la cultura dell’accoglienza è un dovere di tutti

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L’affidamento familiare è un istituzione che nasce per rispondere all’ esigenza sia di garantire la crescita del minore, offrendogli un ambiente accogliente, educativo, protetto, sia per sostenere il suo nucleo familiare che vive delle difficoltà. L’affidatario può essere un single o una coppia, non è rilevante. Quello che importa è l’obiettivo che questi si pongono: sostenere la crescita di un figlio d’altri, facendosi essi stessi percorso per la tutela dei suoi diritti. Gli affidatari sono persone che non restano indifferenti alle difficoltà della cittadinanza, e condividono un credo: un bambino che cresce nell’amore sarà un adulto sereno e la sua comunità locale ne potrà essere felice. Che sia single, coppia etero o omosessuale, il principio non muta. L’Unità Organizzativa Affidamento Familiare ha questo delicato compito: formare e sostenere le coppie affidatarie e seguire la crescita del minore e della sua famiglia d’origine. Io non mi soffermerei sulla scelta del giudice di affidarlo alla coppia gay. Capisco che, essendo solo il terzo caso in Italia e il primo,suppongo, in Sicilia, crei notizia. Quello a cui, invece, darei risalto è che a Palermo si va realizzando, attraverso questi episodi, una cultura dell’accoglienza in cui ciascuno, a prescindere dal sesso o dalla razza, dalla religione o dai gusti sessuali, è chiamato a dare il proprio contributo alla realizzazione di una società migliore, attraverso le proprie capacità, attitudini, desideri. In quest’ottica, l’affido è uno dei modi possibili per sostenere la crescita di quei bambini che domani saranno fautori di un mondo migliore. E a chi trova scandaloso l’avvenimento dico, con le parole che sentii dire a una mamma affidataria l’anno scorso “I figli non vengono solo dalla pancia ma anche dal cuore”.

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