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Cronaca

La Cassazione annulla la scarcerazione per il poliziotto Guido Ferrante

Il fascicolo torna al Tribunale del Riesame per appurare se vi sia stato reato o meno

Pubblicato il 14 gennaio 2014

La Cassazione annulla la scarcerazione per il poliziotto Guido Ferrante

Guido Ferrante era stato tratto agli arresti domiciliari il 16 maggio 2013 con l’accusa di favoreggiamento aggravato alla mafia e omessa denuncia di reato.

L’accusa nei confronti del poliziotto monrealese del Reparto Mobile di Palermo, è di avere consigliato al pasticcere Salvo Albicocco di Corso Calatafimi, secondo uno dei due capi di imputazione, di “farsi la strada”, cioè di cedere al pagamento del pizzo alla mafia.

Il poliziotto non avrebbe denunciato l’illecito di cui era al corrente, ed anzi lo avrebbe favorito.

Ma dopo due settimane di arresti domiciliari, il Tribunale del Riesame ne aveva ordinato l’immediata scarcerazione non ritenendo che vi fossero gli estremi per la custodia cautelare.

L’avvocato Inzerillo, difensore di Ferrante, aveva infatti fatto riferimento ad alcune sentenze della Cassazione che, in casi simili, avevano dichiarato che l’agente che svolge funzione di ordine pubblico non assume automaticamente funzione di polizia giudiziaria. L’accoglimento di questa tesi aveva fatto concludere al Tribunale del Riesame che Ferrante, agente del Reparto Mobile di Palermo, non aveva l’obbligo di effettuare la segnalazione di quanto venuto a conoscenza.

Il ricorso presentato in Cassazione da parte del Pubblico Ministero ha invece ribaltato la decisione del Tribunale del Riesame.

Notizia di ieri, la Corte di Cassazione ha annullato la scarcerazione, adesso gli atti passeranno al Tribunale della Libertà che rimetterà la decisione al Tribunale del Riesame.

La Cassazione ha infatti adottato un principio diverso, secondo il quale tutti gli agenti del Corpo di Polizia di Stato, indipendentemente dal fatto di svolgere funzioni di polizia giudiziaria, hanno l’obbligo di denuncia. Questa interpretazione fa riferimento ad una normativa del Dipartimento di Pubblica Sicurezza secondo il quale tutti i poliziotti, indipendentemente se in servizio o meno, e indipendentemente dall’incarico svolto, assumono sempre funzione di polizia giudiziaria.

Da questa interpretazione deriva che il ragionamento del Tribunale del Riesame viene meno, e ne consegue l’obbligo di denuncia.

La Cassazione ha quindi rimandato il fascicolo ad un nuovo Tribunale del Riesame che dovrà appurare se, alla luce del principio dell’obbligo di denuncia per il poliziotto, la notizia ricevuta dal pasticcere Albicocco era tale da obbligare il poliziotto a denunciare il fatto.

Quindi, stabilito il principio, adesso si dovrà entrare nel merito, per verificare se Ferrante abbia voluto favorire o meno l’organizzazione mafiosa.

Al poliziotto, che dopo una prima sospensione dal servizio era stato reintegrato presso il Corpo della Polizia di Stato, non è ancora pervenuto il documento ufficiale della Cassazione che ne annulla la scarcerazione.

Ferrante continua a svolgere regolarmente il servizio in attesa della nuova sentenza.

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