I soccorritori del primo soccorso: “Salvatore Patellaro era già deceduto”

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I soccorritori raccontano che la figlia di Patellaro allerta il 118, avendo evidenziato un grave problema respiratorio del padre che era stato operato, e dimesso da poco, per un delicato intervento e che si nutriva attraverso la PEG, una Gastrostomia Endoscopica Percutanea che è una tecnica che consente la nutrizione enterale. “Dalla centrale – affermano i soccorritori – non avendo avuto la disponibilità dell’ambulanza medicalizzata perché era impegnata per un altro soccorso, indirizzano sul luogo un’ambulanza di primo soccorso che pratica le procedure previste utilizzando un defibrillatore, pur avendo appurato il decesso del paziente.

L’ambulanza medicalizzata arriva dopo 10 minuti circa dalla prima. Il medico, pur constatando la morte, cerca di intubare il paziente, ma avendo verificato che il respiratore non funziona, nel giro di pochi minuti, recupera il respiratore funzionante in dotazione nella prima ambulanza. Dopo le pratiche di routine il medico non può che dichiarare la morte del paziente. La causa della morte del paziente può essere stabilita dopo l’autopsia praticata dal medico legale. I soccorritori del primo soccorso, i cui compiti sono quelli di rilevare il polso, vedere se c’è la respirazione e lo stato di coscienza, non possono dichiarare la morte, è il medico che dichiara lo stato di morte e l’ora del decesso, ma è il medico legale che stabilisce l’eziologia, cioè la causa.

E’ vero che il respiratore della medicalizzata non funzionava ma in questo caso non avrebbe fatto la differenza – e concludono, – la famiglia non si rassegnava al fatto che il familiare fosse già morto. La mancanza della funzionalità dell’aspiratore è una mancanza di sicuro, ma in questo caso non avrebbe fatto la differenza”.

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