BLACK SABBATH

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Araba Fenice desk

Perché nel 1968, un meteorite di sostanziali proporzioni si abbatté su tutto quello che si pensa siano stati quegli anni, provocando morti, feriti e facendo risorgere dalle loro ceneri un nuovo modo di fare, concepire e “sentire” (in tutti i sensi) la musica. Merito di quattro giovani ragazzi inglesi e di un film agghiacciante.

Negli anni ’60, il genere horror si stava indirizzando verso una direzione più psicologica, che spostava il punto focale della paura da mostri e creature orripilanti alle psicosi umane, al senso di soffocamento che queste provocano nell’uomo, ammantando il tutto di atmosfere oscure e gotiche.

Sono gli anni di Psyco di Alfred Hitchcock, di l’Orribile Segreto Del Dottor Hitchcock di Riccardo Freda e di uno dei film più inquietanti e strani di quel filone, che coniuga gli elementi del vecchio Horror con quelli del nuovo. E’ I Tre Volti Della Paura, regia di Mario Bava (sotto lo pseudonimo di John Old), costituito da tre episodi del terrore basati su racconti di scrittori quali Snyder e Checov.

L’edizione inglese del film aveva il titolo di “Black Sabbath” (sabba nero), ad evocare le atmosfere sottilmente demoniache che lo pervadevano. Un giovane bassista amante del genere guardò il film. E lo riguardò. Si esaltò così tanto che lo fece rivedere ai suoi tre amici con cui aveva una piccola blues band, i Polka Tulk, e tutti ebbero ciò che comunemente chiamiamo “folgorazione”. Il bassista era Geezer Butler e i suoi tre amici si chiamavano Bill Ward, Tony Iommi e Ozzy Osbourne. Di comune accordo, decisero di fare di quel “sabba nero” il rito di iniziazione del loro unico e sconcertante stile, che ripercorre perfettamente lo spirito di quei film. Black Sabbath divenne così il nome della band e del loro primo album.

Il primo brano del disco, Black Sabbath, è la summa di quanto detto finora: lo introduce una pioggia scrosciante e lugubri rintocchi di campana, che esplodono in un terrificante riff di chitarra, snodato in una serie di distorsioni raccapriccianti verso il finale. Il tutto, insieme al lamento straziante di Ozzy, roco e sottile come una lama di coltello, non è che ti lascia senza parole, ti strappa proprio la bocca. Il fatto che già dal primo brano ti trovi in uno stato di “frastornamento” mentale non fa altro che compiacere Ozzy & Co., che con la seguente The Wizard ti fanno vedere cosa ne hanno fatto del blues: un’insolita armonica a bocca compone il brano, fusa però insieme all’onnipresente sound tenebroso. Behind The Wall Of Sleep smorza i toni, avvicinandosi lievemente allo stile dei Deep Purple, ma senza abbandonare la vena infernale e buia che i Purple si sognano. N.I.B. segue anch’essa la scia blues/goth con un eccellente intro di basso ad opera di Butler. Evil Woman è la cover “in salsa Sabbath” di un brano di un gruppo Progressive dell’epoca, i Crow, che dimostra l’estesa conoscenza musicale e l’abilità di modellare della nostra band: non solo un omaggio al Prog, ma anche una maniera beffarda di dimostrare che loro la musica in voga all’epoca la fanno a pezzetti.

Si potrebbe pensare che il genere dei Sabbath li porti a suonare sempre alla stessa maniera, ma è proprio il contrario, infatti per accrescere di densità tetra il clima, usano una notevole varietà di strumenti, ed ecco che nella successiva Sleeping Village appare persino uno scacciapensieri, a ricreare l’atmosfera di un villaggio dormiente in un pomeriggio estivo. Warning, cover della band psichedelica Aynsley Dunbar Retaliation, si discosta notevolmente dal resto dell’album, offrendoci un brano avente una sezione strumentale quasi improvvisata, influenzata da Jazz e Blues, di ottimo livello. Wicked World ti riporta nel ritmo palpitante del sound della band e nelle evoluzioni chitarristiche di Tony Iommi, dalla tecnica assolutamente personale, la cui unicità è avvantaggiata dal fatto che a Iommi mancano due falangi dalle dita della mano sinistra, a causa di un’incidente in fabbrica.

E così, mentre Ozzy dichiara sardonico che “Il mondo oggi ha una faccia davvero malvagia/ le lotte continuano nella razza umana”, sfuma in agghiaccianti stridori sussultanti un disco che è come stare a guardare un hippie mentre si dimena disperato in una vasca di lava bollente. E così il rito diabolico si compie, Black Sabbath è l’inizio dell’incubo. Se dopo averlo ascoltato ne trovate una via d’uscita, fatemelo sapere.

TRACKLIST:

– Black Sabbath

– The Wizard

– Behind The Wall Of Sleep

– N.I.B.

– Evil Woman

– Sleeping Village

– Warning

– Wicked World

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