WHITE STRIPES – WHITE BLOOD CELLS

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Araba Fenice desk

Però esistono anche band ’00 che, anche se non hanno fondamentalmente nulla di nuovo da dire, lo dicono molto bene e con stile assolutamente unico.

E, in un bar fumoso del Michigan, quasi diciassette anni fa, viene gettato il seme per la nascita di una di queste band, con il primo incontro tra il  talentuoso musicista Jack White e un’altra altrettanto talentuosa batterista, Meg White, entrambi amanti di rock’n’roll e del blues più puro.

A causa della golosità di Meg per certe caramelle alla menta, la cui carta che le rivestiva era a strisce bianche, la band prende il nome di White Stripes, e inizia a suonare nei pub americani. Da delle innocue strisce di caramella, il sound Garage-Rock più travolgente dell’ultimo decennio.

Nel 2001 esce il loro terzo album, White Blood Cells, con cui conquistano il loro posto tra le band più determinanti del Rock (la rivista Rolling Stone lo pone 19esimo tra i 100 album migliori degli anni 2000, descrivendolo come “un’esplosione di dinamite”). La sfrenata passione del polistrumentista Jack White per Robert Johnson e soprattutto per i Led Zeppelin sbuca potente sin dalla traccia d’apertura Dead Lives And The Dirty Ground, in cui sbuca anche il sunto del loro sound, reso particolare dalla voce lievemente “miagolante” di Jack e dal solo utilizzo di una vigorosa chitarra e di una batteria: suonata da Meg, a detta dello stesso Jack, alla maniera di come potrebbe suonarla una bambina o un cavernicolo.

Subito dopo incappiamo in un’irriverente interpretazione del Country in Hotel Yorba, che lascia il posto a un’altra efficace dimostrazione di ciò che questi due ragazzi sanno fare, I’m Finding It Harder To Be A Gentleman, dal testo puramente blues contornato da una coinvolgente chitarra, che Jack, grazie ad una individuale rielaborazione della sua cultura musicale, utilizza sapientemente.

Il TNT trova l’occasione di disintegrare tutto nella divertente ed energica Fell In Love With A Girl, mentre in Expecting ti sembra di stare a farti una bevuta dentro un pub di Detroit, o magari in quello dove Jack e Meg si conobbero. Little Room è un chiaro esempio del singolare stile batteristico della nostra Meg, prima che la languidamente violenta The Union Forever riesca a colpirti. The Same Boy You’ve Always Known e la seguente We’re Going To Be Friends sono dolcissime ballate Indie spolverate di Country, ma ecco che l’indole da blues selvaggio non si contiene e ritorna in Offend In Every Way e nella particolare I Think I Smell A Rat, che ci ricorda anche la folgorazione di Jack per i Flat Duo Jets.

Lo sfogo hard di Aluminium precede due delle più belle tracce dell’album, dove il loro sound si fa più intenso ed aggressivo: I Can’t Wait, espressione del senso di solitudine, e Now Mary, che chiude le scuse di Jack ad una ragazza per averla abbandonata esclamando: “Che stagione essere belli senza una ragione!”. Chiudono l’album la malinconica I Can Learn e l’originale This Protector, arricchita dal pianoforte e dalla candida voce di Meg. Il risultato finale è un album favoloso, i White Stripes, sia come stile estetico che musicale, si distinguono nettamente, non imitano, ma vengono imitati.

I loro testi non si concentrano su angosce dell’animo né sui dilemmi adolescenziali del Grunge, ma narrano di quotidiani problemi d’amore e di abbandono, o della voglia di “sentirsi liberi dentro la musica”. Ti raccontano delle normali difficoltà di un ragazzo e delle frequenti speranze di una ragazza. Così vitalmente energici e così spontanei, non sono uno dei tanti “prodotti di antiquariato” odierni, ma la loro cultura e la loro bravura fanno benedire l’attimo in cui Meg scartò, per la prima volta, quella caramella.

TRACKLIST:

– Dead Lives And The Dirty Ground

– Hotel Yorba

– I’m Finding It Harder To Be A  Gentleman

– Fell In Love With A Girl

– Expecting 

– Little Room

– The Union Forever

– The Same Boy You’ve Always Known

– We’re Going to Be Friends  

– Offend in Every Way

– I Think I Smell a Rat

– Aluminum

– I Can’t Wait

– Now Mary

– I Can Learn

– This Protector  

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