Polemiche in casa PD, e intanto i deputati regionali non stanno a guardare

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Araba Fenice desk

Trascorse le feste si riapre la discussione in casa PD. Il tema è sempre quello: le primarie di coalizione del centro sinistra.

A provare ad interrompere un percorso apparentemente già tracciato è stato ieri l’ex segretario Fabio Ganci, che ha affidato alle pagine di Facebook alcune riflessioni assieme ad una richiesta di chiarimento rivolta al neosegretario Toti Zuccaro.

Per Ganci, che non nasconde di essere contrario alle primarie di coalizione del centro sinistra, l’unica forza di sinistra a Monreale é il PD, dato che non “si può credere che le forze che appoggiano Piero Capizzi possano definirsi di centro sinistra, né tantomeno che il suo principale sostenitore, l’ex Sindaco Toti Gullo, possa definirsi, o esser definito, un politico di centro sinistra”.

Da questa premessa parte l’affondo a Zuccaro: “E allora chiamiamole Primarie di coalizione di centro-sinistra-destra”, e ancora “l’obiettivo (della segreteria del PD monrealese, ndr) è dar una parvenza di “decisione condivisa” ad accordi privati assunti, tra una cena e una “pizziata”, da un gruppo di amici”.

Altra benzina su un fuoco già abbastanza vivo, considerazioni che non mancheranno di suscitare ulteriori polemiche. La posizione dell’ex segretario del PD è sostenuta e condivisa da una frangia, forse di minoranza, ma comunque estesa, all’interno degli elettori del PD monrealese. Certamente riconducibile al movimento SìCambia, ma anche ai tanti elettori del partito che non vedono di buon occhio la prospettiva di dovere sostenere la candidatura di Capizzi alle amministrative monrealesi, avendo già risposto all’invito ad esprimere una preferenza per un candidato sindaco scelto in seno al partito.

“Se il candidato Vittorio Di Salvo non vincerà le primarie, prosegue Ganci, a Monreale il partito sarà servo e ostaggio di liste civiche che hanno, poco o nulla, a che spartire con il PD. E questo, se mi permetti, andrebbe a compromettere la dignità e l’onore del partito stesso, mortificando i 2068 elettori del PD che il 13 Ottobre, in una splendida giornata di democrazia, hanno deciso che Vittorio Di Salvo sarebbe stato il candidato sindaco del partito e che il PD potesse avere la possibilità, come l’hai avuta anche tu, nel 2009, di vincere le elezioni, e non di perderle a prescindere. Tale decisione metterà in gioco la credibilità del partito”.

Toti Zuccaro, nel corso di un’intervista rilasciata su queste pagine il 16 dicembre 2013, e consultabile integralmente qui, aveva chiarito la sua posizione: “Le scelte del PD sono chiarissime, trasparenti e più volte annunciate. Un programma chiaro da presentare alla città, la scelta di un candidato proprio da proporre, e la ricerca di una coalizione forte di centro sinistra da presentare subito a Monreale, in alternativa a questa amministrazione che ha fallito. Difficilmente si può vincere al primo turno da soli. Il passato insegna che poi bisognerà, per poterci presentare al secondo turno, scendere a patti e fare accordi in sei giorni con altre forze politiche senza tenere conto dei programmi. E’ quello che vogliamo evitare facendo già prima una sintesi all’interno delle forze di centro sinistra, con gli esponenti che si ritrovano in questo ragionamento, facendo scegliere ai cittadini chi può rappresentare al meglio il progetto del centro sinistra, così da presentarci con questa alleanza già al primo turno”.

Zuccaro, nel corso dell’intervista, aveva anche motivato la scelta di avviare un percorso di centro sinistra con Piero Capizzi: “E’ innegabile che negli ultimi anni l’unica opposizione a questa amministrazione in consiglio comunale sia stata fatta dal PD e dalla lista Insieme rappresentata dai consiglieri Capizzi e Gelsomino, fino ad arrivare al voto di sfiducia”.

La discussione è lungi dall’essere conclusa, e il solco nel quale si muoverà il PD monrealese, da qui alle elezioni di giugno, non è del tutto definito. Le argomentazioni pro/contro le primarie di coalizione sono state portate oltre i confini monrealesi, su tavoli ai quali hanno preso parte deputati regionali e collaboratori molto vicini a Matteo Renzi. L’idea che il PD, dopo avere indetto le primarie di partito, possa venirsi a trovare nella condizione di appoggiare un candidato esterno al partito stesso, che si chiami Capizzi o porti un altro cognome, non va giù a quella parte dell’area renziana, vicina a Ferrandelli e a Faraone, che in questi giorni sta esercitando forti pressioni affinché il partito monrealese faccia gioco di squadra intorno al proprio candidato, Vittorio Di Salvo, lasciando che siano gli altri soggetti politici, eventualmente, a rincorrere il PD.

Opposta la posizione di altri esponenti regionali, anche dei renziani vicini al segretario regionale Lupo, che guardano invece con favore alle primarie di coalizione per accrescere la base elettorale e fare aumentare le chance di avere una forza d’attacco più dirompente con cui affrontare gli avversari politici, anche se a guida del generale Capizzi, e magari con Di Salvo con il grado di sottotenente.

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