In ricordo di Padre Noto: La Chiesa monrealese è meno intellettuale e più pratica.

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Araba Fenice desk

 

E’ nella quotidianità che si diventa testimoni di fede per gli altri.

Incontro Padre Noto nella sede della Caritas diocesana monrealese di cui è direttore, nei locali della chiesa del Carmine, dove quotidianamente testimonia la sua fede. E’ accerchiato da diversi collaboratori, e tra loro mi presenta una “nonnina” ultraottantenne impegnata nella distribuzione di viveri. Approfitto dell’alta levatura culturale del mio interlocutore per riflettere su vari argomenti.

            ⁃         Padre Noto, l’Italia è in piena crisi, quale lettura ci offre sulla situazione del territorio monrealese?

            ⁃         Monreale rispecchia in pieno la situazione nazionale. Oggi tra i poveri troviamo anche soggetti appartenenti ad un ceto sociale che prima non manifestava urgenti bisogni. Aumentano le famiglie bisognose. Siamo passati dai 14 pasti giornalieri di 5 anni fa a 60. Questo dato è di per sé sintomatico della situazione sociale. Ma come ci sono i poveri che bussano alla nostra porta, così ci sono persone che contribuiscono a risolverne i problemi. Anche se, a dir il vero, i grossi contributi provengono da Palermo, da persone a me vicine che confidano nella mia opera.

            ⁃         Come è cambiata negli anni la città di Monreale. Il paese riesce ancora ad essere e a fare comunità, o il cittadino monrealese risulta insensibile alle esigenze ed ai problemi del vicino?

            ⁃         La mia lettura si limita al quartiere del Carmine. Qui si respira ancora quello spirito di solidarietà, che era tipico del piccolo paese, nei confronti del vicino o dell’anziano bisognoso.

            ⁃         In un Suo articolo sul suo sito, Lei auspica che chi ha deve cominciare a pensare di condividere con chi non ha. Pensa veramente che sia auspicabile e non si tratti di mera utopia?

            ⁃         Penso che il bisogno crei anche una cultura. Chi ha mostrato solidarietà nel passato continua a fornire il suo aiuto.

            ⁃         Due anni fa Lei dichiarò che nella Sua esperienza non ha quasi mai ricevuto contributi o collaborazione da parte del comune, mentre ha spesso ricevuto richieste di assistenza e di collaborazione. E’ cambiato il rapporto con questa nuova amministrazione?

            ⁃         Assolutamente no.

            ⁃         Qual è la Sua posizione sulla questione dell’esenzione del pagamento dell’ICI per gli immobili della Chiesa?

            ⁃         E’ stata diffusa una notizia sbagliata che ha portato ad una errata convinzione. Gli immobili della Chiesa non utilizzati a fini caritatevoli non sono esenti dal pagamento dell’ICI.

            ⁃         La polemica nasce dall’inserimento nella legge della clausola relativa all’uso non esclusivo a fini commerciali che consentirebbe una ingiustificata esenzione anche per gli immobili adibiti a scopi solo in parte caritatevoli.

            ⁃         E’ impossibile che lo stesso immobile utilizzato per attività di carità o di catechesi venga contemporaneamente adibito a scopi totalmente differenti.

            ⁃         Non ritiene più corretto che debba essere lo Stato ad occuparsi dei problemi sociali invece che delegare altre istituzioni?

            ⁃         La Chiesa non fa’ la carità per conto dello Stato ma per Sua stessa natura. E’ la Sua missione. Gli accordi con lo Stato italiano derivano da sviluppi storici. Lo Stato può, se vuole, delegare alcuni servizi, come succede con le scuole private e con gli ospedali.

            ⁃         Lei è un grande sostenitore dell’impegno dei cattolici in politica. Vede emergere nel panorama monrealese figure cattoliche di alto profilo che potrebbero impegnarsi nella crescita del paese?

            ⁃         Non riesco a vedere tra la nuova generazione giovani animati dalla voglia di fare politica. Non solo a Monreale, c’è una grande sfiducia nei confronti della politica. Una politica che occupa i vari settori della società secondo criteri che i giovani non accettano.

            ⁃         Il Presidente del Consiglio Monti ha scelto tra i suoi ministri, almeno in buona parte, figure appartenenti all’area cattolica, come Andrea Riccardi, da anni a capo della comunità di S. Egidio. Il governo ha però elaborato una manovra finanziaria criticata perché colpisce le fasce più deboli della società.

            ⁃         Credo si tratti di una finanziaria che guarda al futuro. Deve prima intervenire sulla situazione economica per potere guardare domani al sociale. Ma per dare un giudizio sulla bontà della manovra dovremmo avere gli strumenti per analizzare bene la situazione di partenza, che ritengo disastrosa.

            ⁃         E’ rimasto deluso chi si attendeva una manovra diversa, quasi rivoluzionaria per il sistema Italia?

            ⁃         I professori vengono chiamati per rimettere ordine. Le rivoluzioni devono essere fatte dai politici. I professori devono consegnare quanto prima il paese con i conti in ordine al potere politico.

            ⁃         Nel discorso di fine anno alla curia romana il Papa ha sottolineato come la profonda crisi della Chiesa in Europa sia riconducibile alla crisi della Fede, e pone a Voi una domanda: In che modo oggi la fede può divenire realtà? Cosa risponde?

            ⁃         La fede diventa realtà se quelli che credono la vivono. Se chi dice di credere non la vive, la perde e la fa perdere agli altri. Il richiamo del papa è rivolto a tutti i credenti ai quali viene chiesta dimostrazione della propria fede nella quotidianità. E’ nella quotidianità che si diventa testimoni di fede per gli altri.

            ⁃         Perché sembra straordinario vivere la fede nella quotidianità?

            ⁃         Perché si sono creati storicamente dei meccanismi di sviluppo sociale che rischiano di fare perdere la dimensione verticale a favore di quella orizzontale. Cioè, guardiamo, in termini di prospettiva storica, al presente e non all’eternità. E’ una battaglia da combattere, da inserire nei meccanismi della storicità, ma nella giusta dimensione, per non correre il rischio, più volte vissuto nel passato, di guardare solo al cielo e non alla terra.

            ⁃         Come è cambiata nel tempo la Chiesa monrealese?

            ⁃         La Chiesa monrealese è meno intellettuale e più pratica. Quando ero giovane a Monreale c’erano sacerdoti e laici di spiccata levatura culturale. Oggi non ne vedo più, li vedo più concreti, ma mancano buoni maestri che li formino.

            ⁃         Ritiene che la Chiesa Monrealese sia preparata ad affrontare le sfide dei nostri tempi?

            ⁃         La Chiesa è sempre peccatrice e sempre insufficiente. Guai se pensasse che Lei può affrontare i problemi. La Chiesa è strumento e deve vivere la logica del servizio. Strumento di Dio che la fa essere presente come testimone di determinati valori. E poi è importante, quando si parla di Chiesa, non guardare all’istituzione, ma ad una dimensione di fede. La Chiesa è presente e cresce laddove, anche nell’anonimato, vi sono persone di buona volontà. E la gente vive la fede con senso di pudore e senza sbandierarla.

            ⁃         Non è pessimista?

            ⁃         No. assolutamente, perché attorno a noi c’è tanta fede che nessuno vede.

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