Il liceo ‘E. Basile’ si divide in due: alunni VS professori

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Araba Fenice desk

Mentre con una serie di assemblee tra rappresentanti e corpo docenti, gli alunni speravano di raggiungere unità, i professori prendevano posizioni totalmente diverse, creando un muro che ha impedito la comunicazione con i propri allievi e che in seguito ad un articolo pubblicato da un quotidiano locale ha creato una vera e propria frattura.
‘Non siamo solo indignati, ma anche delusi. Non ce l’aspettavamo, è stato un gesto scorretto nei nostri confronti’, tali sono le parole di sconcerto che si sentono pronunciare per l’intera scuola e non soltanto dalla maggioranza che ha votato per l’occupazione come forma estrema di protesta, ma anche dalla minoranza, che è regolarmente entrata a far lezione. 
‘Non stiamo ledendo il diritto allo studio a nessuno, ogni ragazzo è totalmente libero di decidere se entrare a fare lezione o meno, questi erano gli accordi sin dall’inizio. Motivo per cui il comunicato stampa non ha motivo di esistere. Siamo coscienti delle nostre azioni e delle conseguenze che esse portano, siamo ragazzi pensanti e coscienti’. 
L’obiettivo del corpo docente era quello di coinvolgere la cittadinanza monrealese e le famiglie quanto più possibile. Mossa fatta in ritardo perché già gli occupanti avevano avviato un dialogo con le famiglie, la mattina in orario di entrata e il pomeriggio con le riunioni. Stessa cosa vale per l’informazione dei cittadini, infatti con la manifestazione del 6 Dicembre, a cui hanno preso parte pochi genitori e pochissimi professori e il preside stesso, i ragazzi hanno cercato, non solo di avere un dialogo-ascolto con l’assessore e il sindaco, ma anche di informare il paese sulla precarietà delle strutture scolastiche in cui gli allievi del liceo classico e scientifico e ugualmente, se non peggio, gli allievi del liceo artistico, sono costretti a dover studiare. 
Una scuola dove mancano i fondi per i laboratori, dove mancano le aule per i laboratori stessi, dove i ragazzi sono costretti a portarsi da casa coperte per non stare al freddo, dove manca la sicurezza, dove a ogni pioggia si allagano le classi, dove a ogni acquazzone il parcheggio diventa impraticabile, dove la palestra non è adibita ad esser tale o dove addirittura manca, dove non si hanno aule per i docenti, dove a stento si hanno quelle per gli studenti, una scuola che versa in queste condizioni non è la scuola che noi come studenti vogliamo. 
La nostra protesta è stata definita ‘priva di fondamento, con azioni poco significative’, ammettendo di aver avuto un’affluenza minima a questa occupazione, ammettendo che molta gente è rimasta a casa (chi per studiare, chi per dormire), ammettendo che non molti credono in tale forma di protesta, gli occupanti, quelli veri, quelli con gli ideali, che stanno lottando per avere una scuola migliore, si dichiarano offesi dalle parole dei loro professori, che appoggiano i ragazzi solo quando a loro fa comodo, che hanno dimostrato poca comprensione e poca apertura al dialogo. 
Lo scorso anno, la parte insegnanti ci ha apoggiati in maggioranza perché quello che si andava a toccare era il loro futuro, quest’anno ci intralciano, ledendo il nostro diritto a protestare con azioni intimidatorie che sono emerse attraverso diversi discorsi fatti agli studenti dei primi anni, più facilmente influenzabili, e anche attraverso le minacce riguardo il conteggio delle assenze e l’annullamento del viaggio d’istruzione per coloro che hanno preso parte all’occupazione. 

Come noi non abbiamo leso il diritto allo studio, che a noi non venga leso il diritto a manifestare e protestare come riteniamo opportuno. Art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Simona Schiera portavoce degli studenti

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