Barriere architettoniche e di diritto: la storia di una mamma con un figlio disabile

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La storia tormentata di questa mamma e del suo bambino ha inizio qualche anno fa, già da quando nella scuola materna di via Polizzi (a Pioppo) era costretta a portare il figlio in braccio a causa della presenza di sole scale.

Oggi il piccolo Gabriele è cresciuto: ha cambiato scuola, passando dalla scuola materna alla scuola elementare; ha cambiato maestre e abitudini. Insomma, per un bambino è stato come aver cambiato vita.

Ma anche adesso le difficoltà non mancano. Per motivi organizzativi, infatti, poco tempo fa è stato comunicato che, dopo 3 anni, al bambino verrà cambiato l’assistente igienico/sanitario, mentre l’assistente all’autonomia e comunicazione verrà assegnato dal Comune solo per due ore al giorno, provocando così un danno psicologico a chi, sia per la giovane età che per le condizioni di disabilità, è sicuramente molto fragile.

Mio figlio merita rispetto, si impegna con dignità e forza ogni giorno. La scuola lo deve sostenere, non scoraggiare – afferma la mamma – Lui non potrà mai giocare al pallone, non correrà mai, ma almeno potra usare la sua mente ed è da adesso che deve essere sostenuto”.

Dopo aver chiesto aiuto a tutti i soggetti e gli enti responsabili, la signora Antonella ha deciso di ricorrere ad un avvocato per provare ad abbattere quel “muro di indifferenza” che afferma di aver incontrato lungo la sua strada.

Oltre ad Antonella, nel nostro territorio ci sono moltissime altre persone (qualcuno le considera solo carte) che vivono in condizioni di disagio simili.

Il problema, però, non sembra essere solo legato al rispetto o meno della legge da parte dell’amministrazione comunale, ma più al rispetto o meno della persona da parte della legge stessa.

Questo sembra essere il frutto di una società che si basa esclusivamente (o meglio, quando fa comodo) su una visione giuspositivista volta a metter da parte la coscienza dell’uomo in favore di una semplice disposizione di legge.

È questo che ci chiedevano i nostri padri costituenti?

FiloDiretto, dal canto suo, si mette a disposizione di tutti coloro che, come la signora Antonella, hanno il bisogno di gridare alla città la propria rabbia e la propria frustrazione per le condizioni in cui vivono. 

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