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Cronaca

Chi sta studiando sulla TARES?

I ragionamenti seguenti sono basati sui dati forniti in uno (il più recente) dei due comunicati stampa dell’assessore al bilancio, che forniva alcune informazioni sulle agevolazioni e tariffe da applicarsi alla TARES

Pubblicato il 9 novembre 2013

Chi sta studiando sulla TARES?

 Considerato che nessun dato, richiesto in più occasioni dai cittadini all’amministrazione è stato fornito, che alcuni altri dati, parziali, sono stati pubblicati qualche tempo fa su Filo Diretto Monreale, abbiamo cercato, nei limiti del possibile, di capire come si è arrivati a calcolare, ed eventualmente ad applicare, il contorno di leggi e regolamenti che hanno influenza diretta sulla TARES. Alcuni punti tuttavia restano per noi incomprensibili, anche alla luce di analoghi calcoli effettuati e provvedimenti adottati da altri Comuni, sia in Sicilia che nel resto d’ Italia. Avverto il lettore che la lettura del seguente articolo potrà sembrare ostica, per quanto mi sforzerò di rendere comprensibile ciò che nella realtà è oggettivamente complicato. Partirei dalle affermazioni dell’assessore.

“Così, alle utenze domestiche, secondo la bozza di regolamento ieri in discussione in commissione bilancio, spetta la copertura dell’89% del costo totale, mentre a quelle non domestiche l’11%.”

  1. La ripartizione dei costi del servizio pare sia dell’ 89% a carico delle utenze domestiche (le famiglie) e dell’11% a carico delle utenze non domestiche (tutto ciò che non è casa di abitazione).

L’assessore non precisa a quale parte dei costi del servizio si riferisce. Infatti la tariffa è suddivisa in una parte fissa ed in una variabile (legata alla quantità di rifiuti prodotta e notevolmente influenzata dalla raccolta differenziata). Su questo c’è da riflettere in quanto tale suddivisione non trova riscontro in nessun altro Comune siciliano o italiano in generale, per cui tale suddivisione (sproporzionata) sembrerebbe figlia di una applicazione sbagliata o fortemente sottostimata di alcuni indici che si utilizzano per calcolare la tariffa nelle due distinte componenti o per una drastica sottostima delle quadrature delle utenze non domestiche. Se avessimo avuto altri dati, che ripeto sono stati richiesti in più occasioni, avremmo potuto essere di sicuro più precisi.

Ma ecco venire in aiuto il sindaco che dichiara:

Inoltre la riduzione e più equa rimodulazione delle tariffe per le attività commerciali costituisce per queste ultime una boccata di ossigeno in un momento tristemente negativo per l’economia del paese”.

                E se l’ossigeno che viene dato alle attività commerciali, grazie alla “riduzione e più equa rimodulazione delle tariffe per le attività commerciali” fosse parte dell’ossigeno delle famiglie tutte? Mi spiego meglio: non è che il ricarico sulle utenze domestiche sia lo scarico delle utenze non domestiche? Ancora meglio: non è che le famiglie si fanno carico di una buona parte delle attività commerciali?

Dice l’assessore:

“Verrà inoltre riconosciuta una riduzione per tutti coloro che conferiscono i rifiuti presso le isole ecologiche o gli ecocentri presenti nel territorio (fino ad un massimo del 10%), mentre chi attua il compostaggio domestico avrà una riduzione del 20%”.

  1. Qua bisogna ragionare. Il compostaggio domestico elimina totalmente i costi dei rifiuti. Infatti non c’è conferimento, raccolta o discarica da attivare in quanto il rifiuto rimane e viene trasformato senza costo alcuno per il servizio sul posto dove viene prodotto. La parte organica del rifiuto viene universalmente considerata come il 34% in peso sul totale dei rifiuti prodotti. L’assessore parla di un abbattimento di costi del 20% ma torna la stessa domanda di prima; su quale parte della tariffa? La parte fissa? La parte variabile? Su tutta la tariffa? E se l’abbattimento è così consistente, perché non riconoscere una percentuale più sostanziosa che incentivi i cittadini a praticare il compostaggio?
  2. C’è però un’altra cosa da dire: quali controlli ci assicureranno che i proprietari di compostiera effettuino effettivamente il compostaggio domestico? E’ stato previsto qualche sistema di controllo e/o di verifica nel regolamento? Se sì, quale?
  3. Andiamo all’ecocentro, croce e delizia di noi fissati riciclatori ad ogni costo. L’assessore sostiene di assicurare una riduzione del 10% (parte fissa? parte variabile?) per tutti coloro che conferiscono all’ ecocentro. Parliamo di gente valida, dotata di mezzo personale, sufficientemente motivata che è disposta a lavare, separare, immagazzinare (stoccare temporaneamente) e conferire al domicilio (dell’ecocentro), quindi a sue spese, la sua immondizia pronta per essere trasportata nelle piattaforme e venduta (e già l’ immondizia ha un valore!) Si badi che questi pazzi afferiscono (a detta dell’ATO) a circa mille schede che corrispondono a interi nuclei familiari e, in qualche caso, a comunità o condomini interi. Ora se l’immondizia di questi poveri lavoratori part-time viene pure venduta sul mercato dei rifiuti, con un introito per le casse dell’ATO, volete riconoscere una somma che sia legata direttamente alla quantità (peso) e alla qualità reale dei rifiuti conferiti? In altre parti d’Italia, Sicilia compresa, questo già si fa con un controllo sistematico ed efficace (pesatura) della raccolta differenziata. Il regolamento prevede e regolamenta questo aspetto? Resta naturalmente la quota dei cittadini invalidi, non dotati di mezzo proprio, che non possono conferire al domicilio dell’ecocentro. Per questi come si è pensato di provvedere e come si intende aiutarli nel differenziare i rifiuti e facilitarli nella consegna? Avete previsto questa parte nel regolamento?
  4. Le percentuali di abbattimento (differenziata e compostaggio) sono cumulabili? E quale quota (costi fissi e costi variabili) verranno a sgravare? Si noti che i due comportamenti virtuosi sommati riescono a sottrarre alla raccolta totale almeno l’80% dei rifiuti.
  5. Sono previsti, per le attività maggiori produttrici di rifiuto incentivi più sostanziosi proporzionati ai reali risultati della raccolta differenziata?

“L’unico modo per pagare meno Tares è infatti quello di ridurre i costi del servizio”, fanno sapere dal Comune; in questo senso, per l’anno in corso è stata prevista una riduzione a favore delle utenze domestiche del 3%, che è pari al livello di raccolta differenziata raggiunto dal Comune.

            Su questa osservazione, dato quello che abbiamo detto prima, sono pienamente d’accordo. Quello che mi fa riflettere è la parte in cui si afferma che la raccolta differenziata è ferma al 3%. Sanno i cittadini che altri Comuni del comprensorio dello stesso ATO sono arrivati a livelli di differenziata impressionanti, in brevissimo tempo? E’ il caso del Comune di Piana degli Albanesi che, ad oggi, è arrivato all‘80%. Ha il Comune previsto come attivare la differenziata? Vuole finalmente fare la cosa più banale e cioè cominciare a raccogliere porta a porta l’umido che è quello che rende pericoloso e di difficile trattamento il resto dei rifiuti? Si ricorda ancora una volta che tolto l’umido si elimina circa il 30% del peso dei rifiuti e si rende il resto praticamente inerte e non pericoloso. Lo so, non lo deve fare il Comune, ma, sapete, l’ATO è anche del Comune, in buona parte.

Continua l’assessore:

Chi non usufruisce del servizio di raccolta rifiuti, ma li deve conferire nei cassonetti, dovrà pagare meno in proporzione alla distanza dal cassonetto più vicino: si va dal 20% in meno se il cassonetto più vicino dista più di 1 km, al 30% in meno se la distanza supera i 2 km, fino al 40% in meno se la distanza supera i 3 km.”

            Anche questa “parte è in parte” priva di significato pratico. Meglio sarebbe stato preoccuparsi di prevedere campane e contenitori appropriati per la raccolta differenziata, distribuiti in maniera razionale e strategica lungo le strade.

Ci permettiamo infine di suggerire l’inserimento di un articoletto, che si può rilevare nel: “PROTOTIPO, Regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES)”, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

che però ci pare utile in quei casi, che purtroppo già in passato si sono verificati e che probabilmente si verificheranno ancora:

“Il tributo è dovuto nella misura del 20% della tariffa nei periodi di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente”.

            Ben altro ci sarebbe piaciuto discutere con l’amministrazione, così come hanno fatto in altri Comuni anche siciliani (ad es. Sciacca), se questa non si fosse sistematicamente sottratta ad ogni richiesta di chiarimento e di trasparenza.

           

PS.: per i rari cultori della materia consigliamo, oltre al già citato, la lettura di:

LINEE GUIDA PER LA REDAZIONE DEL PIANO FINANZIARIO E PER L’ELABORAZIONE DELLE TARIFFE” Del ministero del lavoro e delle politiche sociali

Che contiene, all’interno, i riferimenti legislativi e le osservazioni del gruppo di lavoro che lo ha elaborato e sul quale si fonda lo sviluppo della tariffa di cui abbiamo parlato.

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