Cosa significa oggi pari opportunità per la politica?

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Partiamo da una fotografia: quella scattata ai relatori dell’incontro di venerdì scorso per la campagna del candidato alle primarie del Partito Democratico Massimiliano Lo Biondo.

E’ un’immagine che, per essere oggettivi, andiamo a prendere dalla pagina Facebook dello stesso candidato.
Al tavolo ci sono cinque uomini: Lo Biondo, Fabrizio Ferrandelli, Fabrizio Lo Verso, Roberto Gambino e Fabio Ganci. Cinque maschi. Tutti impegnati in politica: la maggior parte di loro con una carriera alle spalle o davanti. Non una sola donna. Si aggiungerà poi l’intervento dal pubblico di un’artigiana locale ma sul “palco”, sul posto più alto, solo maschi.
Dietro i relatori (uomini) un gruppo di ragazze che fanno da hostess dell’iniziativa: distribuiscono materiale, usano legittimamente e con fierezza il loro corpo per fare propaganda ad un politico uomo che ha scelto come slogan della sua campagna elettorale il motto “Si cambia”. L’ultima volta che avevamo visto delle hostess a Monreale era per la propaganda di Gianfranco Miccichè.
Ma non è la stessa cosa: allora era per un esponente del Centrodestra, stavolta per un leader del Centrosinistra. Chi venerdì scorso ha pensato di trovarsi nel posto sbagliato si è dovuto ravvedere: era un incontro del partito di Pierluigi Bersani, Guglielmo Epifani e Massimo D’Alema e Matteo Renzi.
Sono le immagini a dare una risposta a quelle ragazze e a quelle donne che ci hanno scritto lettere in questi giorni per manifestare il proprio disagio per un articolo che ha citato, con toni coloriti e ironici (mai offensivi del singolo individuo) concessi alla stampa, la presenza delle hostess. Forse non c’è bisogno di aggiungere altre parole alle tante sprecate telefonate dei politici alla redazione.
A “Filo diretto” non interessa la misura della gonna, la scollatura o il tipo di calze che queste donne portavano: le ragazze stavano lavorando. Hanno pensato per pagarsi gli studi o forse per arrotondare lo stipendio di fare le hostess ad una manifestazione politica. Sono scelte. A loro consigliamo solo la lettura di un libro di Lorella Zanardo “Il corpo delle donne” sull’uso del fisico della donna nella TV (pubblica e privata) italiana. Questo fenomeno, che sarebbe di per sé abbastanza sconcertante, non sembra suscitare significative reazioni neanche nel pubblico televisivo femminile (che pure rappresenta il 60% del totale). “Chi siamo? Cosa vogliamo? Come mai tutte le donne d’Italia non scendono in piazza protestando per come veniamo rappresentate?”, si chiede la Zanardo.
A noi vien da chiedere a chi ha scelto di avere delle hostess e non dei bei uomini con tanto di muscoli in vista: cosa significa oggi pari opportunità per la politica? Come mai al tavolo dei relatori c’erano solo uomini? Certo in sala c’erano tante donne, due di loro sono anche intervenute ma l’iconografia non lascia spazio agli arrampicamenti sui vetri di cui spesso la politica è maestra: a quel tavolo la presenza maschile era schiacciante. Dall’altro canto al Senato su 315 eletti solo 86 sono donne e alla Camera su 630 deputati sono 198 di genere femminile. Anche ai politici non ci resta che suggerire un libro: “Il rapporto tra i sessi” di Erving Goffman.
Resta, infine, un fatto: il giornalista deve essere il cane da guardia – “watch dog” come dicono gli inglesi – del potere; lo deve controllare e stargli sempre alle calcagna, scrivere anche ciò che può apparire scomodo a chi comanda o a chi si appresta a farlo. L’imperativo di chi scrive è osservare e raccontare. Nella nostra città forse qualcuno è ancora sordo, non vuol sentire e capire che il nostro giornale è libero, non è la voce di nessuno e di nessun partito. I “centralinisti della politica”, coloro che si affrettano a chiamare e richiamare chi scrive per imporre la propria idea, per far la voce grossa, hanno perso da subito la partita. Senza primarie.
E mettiamoci un punto!

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