La Piaga delle tenebre

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            Pare che ad un certo punto della storia del paese un giorno, come per un incanto lanciato da chissà quale entità sovrannaturale, le luci del paese cominciassero a spegnersi una ad una. Non le luci delle case ma quelle dell’illuminazione pubblica. Non è neanche corretto dire che si spegnessero ma più giusto sarebbe dire che alla riaccensione serale, regolata da un obsoleto marchingegno molte volte non funzionante (capitava a volte che le luci stessero inutilmente accese di giorno) molte luci venivano meno o per dirla con il testo originale che è in parte scritto in una strana lingua ancestrale ancora in parte riconoscibile “arristavano stutati”.  (1)

            Come era consuetudine del paese, questo lo abbiamo capito da tempo, il problema all’inizio fu sottovalutato.  Sì c’era qualche luce spenta, ma quelle che rimanevano erano più che sufficienti, sostenevano le autorità.  Le luci però, secondo un loro inesorabile disegno, giorno dopo giorno, sera dopo sera, diventavano sempre di meno. Poi, come succedeva sempre inaspettatamente in quel paese, all’improvviso e tutte insieme le ultime luci dell’illuminazione pubblica non si accesero più. Solo allora si gridò, come sempre, all’emergenza. Ad avvantaggiarsene immediatamente furono strane figure dette “gli uomini del rame”, strani personaggi che pare recuperassero dove potevano grondaie, vasi del cimitero, ma anche cavi o fili fatti con l’oro rosso (si usava molto) i quali, visto che le lampade non servivano più, pensavano, giustamente, di recuperare questi manufatti ormai inutili forse per ornarsene o per donarli alle loro donne.

            Inutile dire che fu un periodo di grande splendore per la piccola manovalanza del crimine. Infatti  aumentarono a dismisura i piccoli crimini, aumentarono pure vertiginosamente gli incidenti stradali che pare fossero favoriti dall’assenza  della luce e dalla sempiterna presenza delle buche. Salì alle stelle la vendita di lampade tascabili e pile di ogni misura. Poi qualcuno disse che le luci in meno avrebbero portato più intimità alla popolazione e questo era da considerarsi sicuramente vantaggioso per la crescita demografica del paese, che, per via di un’altra piaga di cui vi parlerò appena capita, scarseggiava di nuovi nascituri. Un altro, autorevole, aggiunse che pur essendo un sicuro vantaggio per la malavita, comunque portava un incremento delle attività economiche ed anche un benefico aumento del PIL, oltre ad una discreta redistribuzione della ricchezza, con vantaggio di parte della popolazione. Altri dissero che così si poteva godere del cielo stellato senza  le interferenze di quelle orribili e costosissime lampade; e inoltre gli insetti non morivano più arrostiti accostandosi alle lampade e gli uccelli non smarrivano più la strada. E che dire dell’indubitabile risparmio di insopportabili costi di manutenzione? Questo dissero in coro unanime gli Amministratori di allora.

            A questo punto, fatto un bilancio dei vantaggi e degli svantaggi della presenza della luce, anche perché era diventato ormai impossibile far fronte a quella che era parsa una cosa grave (pare che l’amministrazione di allora non avesse neanche gli occhi per piangere) ma che invece sembrava alla fine vantaggiosa per buona parte della popolazione, provvidamente e saggiamente gli Amministratori decisero, con una ordinanza votata all’unanimità, di abolire definitivamente l’illuminazione pubblica, stavolta comprendendo gli ultimi semafori. Fu questa la risposta, decisa e lungimirante a quella odiosissima piaga.

P.S. Gli uomini del rame comprarono costosissimi monili alle loro donne e tutto tornò a posto.

(1)   Proprio così nel testo (stutati non stufati)

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