L’IMMIGRAZIONE AI GIORNI NOSTRI

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Prendo spunto dalla recente visita di Papa Francesco a Lampedusa per fare alcune riflessioni sul fenomeno dell’immigrazione.

Oggi tutti noi siamo dei barbari, con il nostro esasperato individualismo, che ci rende incapaci di farci carico personalmente dei bisogni degli altri, perché troppo intenti ad inseguire l’effimero, che le mode ci impongono.

Oggi siamo sordi ai bisogni altrui, siamo egoisti, siamo intolleranti.

L’indifferenza che oggi ci caratterizza porta a farci dimenticare il valore dell’accoglienza, del soccorso verso gli ultimi, gli umili, i meno fortunati rispetto a noi.

Gli immigrati fuggono disperatamente dai luoghi di origine: fuggono dalla fame, dalla guerra, dalla mancanza di libertà, dalla schiavitù.

Fuggono abbandonando indietro gli affetti familiari, la propria terra, le proprie tradizioni, la propria storia e cultura. E tutto ciò crea in loro una profonda lacerazione interiore.

Fuggono attraversando il mare, non curanti spesso del rischio che ciò comporta: la morte, per molti di loro, per sfinimento, disidratazione, annegamento.

Fuggono nella speranza di raggiungere la Terra Promessa, dove trovare pace, serenità, lavoro, cibo, acqua, rispetto per la dignità umana.

Ma questo viaggio, questa traversata si infrange sugli scogli di una Terra dove spesso regna l’indifferenza, il rifiuto, l’emarginazione.

L’Italia ha dimenticato di essere stato, tra fine 800 e i primi del 900, un Paese di emigranti.        

E, con poca memoria, sta riservando ora un trattamento indegno a chi viene da noi, in cerca di pane, pace, serenità.

Dovremmo, noi occidentali, ricordarci di essere tutti quanti figli dello stesso Dio, se si è credenti, oppure figli della stessa Terra, se non si è credenti. Siamo tutti quanti fratelli. Il colore della pelle, il luogo di nascita, la cultura d’origine, la lingua, la religione, non dovrebbero comportare alcuna divisione, alcuna selezione: dovremmo ricordarci che siamo tutti fratelli e come tali favorire l’accoglienza, l’integrazione.

Non deludiamo gli immigrati, mostrandoci sordi ai loro bisogni, ai loro richiami, alle loro grida di dolore e sofferenza; non mostriamoci egoisticamente chiusi a difendere i nostri meschini interessi materiali.

Vorrei ricordare due articoli della Costituzione Italiana, che a tutt’oggi, in barba a chi la critica e la ritiene vetusta, mostra di essere sempre attuale, originale.

L’art. 3 della Costituzione Italiana recita : ”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

L’art. 10 della nostra Costituzione recita: ”Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

Che modernità, che attualità della nostra Costituzione!

Con il moderno sviluppo dei mezzi di comunicazione e di trasporto, oggi, le distanze geografiche sono state fortemente accorciate; tutte le società sono destinate a divenire multietniche.

Ciò non sta a significare la demolizione della nostra identità, della nostra lingua, della nostra cultura, della nostra storia, della nostra religione. Anzi, il valore dell’accoglienza, dell’integrazione sono una ulteriore opportunità di arricchimento culturale ed anche di crescita economica.

Le società occidentali e, soprattutto quella italiana, sono destinatE ad un costante ed inesorabile invecchiamento, per la riduzione della natalità.

L’Italia, in Europa, mostra il più basso tasso di natalità; fra 30 anni, per ogni bambino con meno di 5 anni,vi saranno 25 anziani, di cui 8 avranno più di 80 anni. In Italia la percentuale di anziani è la più alta d’Europa. Il vero problema non è l’alto numero di anziani, ma la carenza di nascite. L’inverno demografico potrebbe diventare l’inverno della nostra economia e della nostra democrazia.

L’immigrazione, sotto il profilo demografico, potrebbe divenire un utile impulso per il ringiovanimento della nostra società. Una corretta integrazione degli immigrati potrebbe diventare anche un impulso per la crescita economica: l’impegno di queste persone in quei lavori che gli italiani, oggi,disertano (agricoltura, edilizia, lavori domestici).

Ovviamente, integrazione nel lavoro nel massimo rispetto dei diritti della persona: altrimenti, ciò, potrebbe tradursi in moderna schiavitù, in moderno sfruttamento.

Canalizzare gli immigrati nella nostra società significherebbe favorirne l’integrazione e ridimensionarne la clandestinità e la conseguente deriva in attività illecite: prostituzione, spaccio di stupefacenti, cooptazione da parte della malavita.

I regolarizzati andrebbero integrati in tutti quelli che sono i nostri servizi: scuola, sanità, trasporti,…

Dopo un determinato numero di anni di permanenza in Italia dovrebbe esser concessa loro la cittadinanza italiana, con conseguente godimento dei diritti politici. E i nuovi nati in Italia, da coppie di immigrati, dovrebbero essere da subito riconosciuti come cittadini italiani.

Questo sarebbe vera solidarietà, cioè un abbraccio fraterno tra il mondo che si definisce ricco e quello che per secoli è stato impoverito, sfruttato.

Nessuno di noi può mostrarsi neutro, insensibile di fronte ai problemi e ai bisogni del prossimo.

E i Governi, soprattutto d’Europa, dovrebbero finalmente smetterla di dare molta attenzione alle priorità economico-finanziarie, senza preoccuparsi che le misure adottate sul piano mondiale creano fame, miseria, povertà, disoccupazione, sofferenza.

Monreale 13/07/2013                                                               MIRTO GIROLAMO

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