Scandalo Sise: NINO DINA condannato ad un risarcimento di 700 mila euro alla Regione Siciliana

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Araba Fenice desk

Siamo tra il 2005 e il 2006, si avvicinano le elezioni regionali e l’allora governatore della Regione Siciliana Totò Cuffaro, la sua giunta e numerosi deputati di maggioranza e della commissione Sanità, assumono (senza bandi pubblici) 1200 persone nella società Sise, una partecipata della Croce Rossa con la convenzione della Regione, e nel Ciapi, un ente di formazione che è stato al centro di scandali anche negli ultimi tempi. A queste persone (perlopiù barellieri, autisti e amministrativi) si aggiungono anche altre ambulanze, acquistate per potenziare un organico che però è già abbastanza corposo, e la riduzione da 36 a 30 del monte ore settimanale del personale.

Le assunzioni e gli acquisti seguono le logiche tipiche della nostra terra. Logiche che poi faciliteranno, alle elezioni del 28 maggio 2006, la riconferma di Cuffaro alla presidenza della Regione e dei suoi fedelissimi a Sala d’Ercole. Tutto ciò provocando un danno erariale alla Regione Siciliana, solo nel periodo tra il 2006 e il 2008, di 37 milioni di euro.

Un danno che oggi dovrà essere risarcito da 17 politici, che dovranno pagare complessivamente 12 milioni di euro. La giustizia contabile (non civile, quindi) aveva, in primo grado, assolto gli imputati, per poi condannarli in secondo grado lo scorso febbraio. Nonostante ciò, i deputati avevano chiesto, in attesa della pronuncia della Cassazione, la sospensione della pena per un “grave e irreparabile pregiudizio” per le finanze dei politici. Richiesta che però è stata rigettata in questi giorni dalla Corte dei conti.

I politici dovranno quindi già iniziare a pagare da adesso, sperando che una sentenza della Cassazione possa ribaltare tutto e quindi obbligare la Regione a restituire i soldi versati.

Tra i condannati c’è anche il deputato regionale Nino Dina, che dovrà risarcire 729.877,88 euro alla Regione Siciliana.

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