Lettera aperta alla redazione di Filo Diretto dei consiglieri D’Alcamo e Vittorino

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 “Egregio direttore, a seguito vostro articolo, che commenta come illegale la visita presso la scuola Pietro Novelli del nuovo arcivescovo di Monreale, ci pare opportuno esternare alcune nostre considerazioni.

Prescindendo ovviamente dall’assoluta libertà religiosa dei singoli, riteniamo che tale visita non abbia in alcun modo leso la sensibilità dei non credenti.

Il Vescovo della Città è il referente della Chiesa Cattolica e come tutte le autorità religiose ha tutto il diritto di essere ospitato presso qualunque struttura pubblica, specie se tale visita viene promossa dal dirigente scolastico. Esistono inoltre ragioni storiche, relative alla nascita della città di Monreale, che andrebbero evidenziate presso tutte le scuole, perché questa Città esiste perché fondata attorno ad una abbazia benedettina, ordine religioso Cattolico, e il suo sviluppo lo si deve esclusivamente all’azione dei Vescovi che si sono susseguiti nei secoli. Qual’è la logica che sta dietro queste affermazioni? Dovremmo forse demolire la Cattedrale che occupa uno spazio pubblico ed è visibile a tutti, perché urta la sensibilità di qualcuno?

La scuola è pubblica, e proprio per questo deve essere accessibile a tutti compresi i Vescovi. Le insegnanti sono pagate dallo Stato Italiano, che è l’organo che rappresenta tutti i cittadini italiani, compresi i cattolici, che hanno il diritto di esternare il loro credo come tutti gli altri.

Riteniamo per queste ragioni doveroso ricordare a noi stessi e a tutti che l’Europa, l’Italia e la Sicilia nella storia sono sempre state esempio di civiltà e coesione di popoli, l’espressione della Libertà individuale si deve in Europa soprattutto alla Cultura Greca – Romana – Cristiana.

Qualunque tentativo di cancellare la Storia e la Libertà ci appaiono retrogradi e inopportuni.

Cordiali Saluti

                                                                            Santo D’Alcamo, Mimmo Vittorino”

 

Ringrazio i consiglieri comunali Santo D’Alcamo e Mimmo Vittorino per la lettera inviata, perché mi offrono l’opportunità di approfondire il pensiero espresso nell’articolo in oggetto che, a quanto pare, non è chiaro o rischia di essere male interpretato.

I due consiglieri spostano l’attenzione sull’importanza culturale dell’insegnamento della religione cattolica, importanza che non è stata mai messa in discussione dall’articolo in oggetto, né, cosa più importante, dalla norma di legge. Ed è soltanto dal rispetto di essa che bisogna partire per affrontare l’argomento, al di là di altre considerazioni personali, più o meno opinabili, sulle quali non intendo soffermarmi.

Nel 1996 il Ministero dell’Istruzione ha recepito la sentenza definitiva n. 250/93 del T.A.R. dell’Emilia Romagna, che non mette in dubbio l’importanza culturale della religione cattolica e il suo insegnamento nelle scuole. Il T.A.R. pone invece l’accento sulla pratica religiosa che non è di competenza della scuola, proprio per questo definita laica. A supporto di queste considerazioni è interessante rileggere uno stralcio della sentenza 250/93 del T.A.R. dell’Emilia Romagna:

“… Lo Stato italiano, pur se non indifferente rispetto al fenomeno religioso, riafferma la propria laicità nell’art. 7 della Costituzione laddove «lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». Assicura poi l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali, muovendo dal riconoscimento del valore della cultura religiosa e dalla considerazione che i principi della religione cattolica fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano. Intanto, se certamente l’insegnamento della religione è cultura religiosa (e soltanto esso lo è), altrettanto certamente gli atti di culto, le celebrazioni di riti e le pratiche religiose non sono “cultura religiosa”, ma essi sono esattamente il colloquio rituale che il credente ha con la propria divinità, un fatto di fede individuale quindi e non un fatto culturale. Al di là però dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole dello Stato, non è consentito andare. …”

Ancora i consiglieri scrivono: “Il Vescovo della Città è il referente della Chiesa Cattolica e come tutte le autorità religiose ha tutto il diritto di essere ospitato presso qualunque struttura pubblica, specie se tale visita viene promossa dal dirigente scolastico”. E ancora “La scuola è pubblica, e proprio per questo deve essere accessibile a tutti compresi i Vescovi”.

Non bisogna confondere la libertà di accesso alla struttura scolastica o la visita al dirigente scolastico con la visita pastorale, infatti così recita la sentenza del TAR: “…Un’interferenza che addirittura elimina l’insegnamento della materia curriculare e la normale ora di lezione, a essa sostituendo un atto di culto o la celebrazione di un rito religioso o una visita pastorale, che nulla hanno a che fare con la formazione scolastica dello studente e con la didattica scolastica e che nulla hanno a che fare neanche con l’insegnamento della religione. La Chiesa è libera di svolgere queste attività nelle scuole che essa stessa istituisce; non può però svolgerle nelle scuole dello Stato e nell’ambito di esse, e gli organi pubblici che questo consentano commettono senza dubbio una illegittimità.”

Ancora i consiglieri: “Le insegnanti sono pagate dallo Stato Italiano, che è l’organo che rappresenta tutti i cittadini italiani, compresi i cattolici, che hanno il diritto di esternare il loro credo come tutti gli altri”.

Esternare il proprio credo in una scuola laica? Bisogna assolutamente fare chiarezza.

Il TAR così dichiara: “… Gli atti di culto, le celebrazioni religiose, ecc.. non sono né attività scolastiche, né extrascolastiche; tali attività non hanno nulla a che fare con l’insegnamento della religione cattolica; …immaginare che il compimento di atti di culto possa rientrare nella categoria e nel quadro delle attività extrascolastiche si configura una evidente violazione della legge e della Costituzione …”

Che simili considerazioni vengano portate avanti da rappresentanti politici, dei quali riconosco la preparazione, l’onesta intellettuale e la ponderatezza dei ragionamenti, mi lascia un po’ perplesso, specie dinanzi alle conclusioni alle quali arrivano, piuttosto gratuite e forse dettate dal desiderio di ottenere un momento di visibilità.

Cari consiglieri, non si tratta di ledere la sensibilità dei non credenti, né si vuole demolire la nostra amata cattedrale che tanto ci inorgoglisce, né tantomeno siamo così sovversivi da volere cancellare la Storia e la Libertà di un popolo.

E’ piuttosto una questione di conoscenza e di rispetto delle norme di legge. La legge deve essere il nostro metro di giudizio.

Mi sarei aspettato che l’apertura mentale dei consiglieri li portasse a chiedere di avviare un dibattito su tutte le religioni, invitando le varie autorità religiose ad un confronto, utile a favorire nell’alunno lo spirito critico che lo guiderà a scegliere con convinzione le posizioni religiose che ritiene più opportune.

Auspico che su queste pagine possa nascere e svilupparsi un serio approfondimento, di alto profilo, su una questione che appare rimanere ancora ancorata ad un forte retaggio culturale che rischia di non permette alla scuola di essere realmente laica, come la legge prescrive, e di non favorire nell’alunno lo spirito critico che lo guiderà a scegliere con convinzione le posizioni religiose che ritiene più opportune.

Per un maggiore approfondimento invito i lettori a collegarsi al seguente link:  http://www.filodirettomonreale.it/component/easyblog/scuola-pubblica-e-precetto-pasquale.html?Itemid=924

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