Salvino Caputo condannato per tentato abuso d’ufficio ad 1 anno e 5 mesi

0
Araba Fenice desk


Nel 2004, l’allora Sindaco uscente Salvino Caputo, attraverso una determinazione sindacale, aveva tentato di far togliere le multe che i vigili avevano fatto ad alcuni uomini “potenti” del momento. I beneficiari erano stati Roberto Terzo, allora vicepresidente del Consiglio comunale e adesso liquidatore dell’Ato2, per una contravvenzione di 900 euro; Monsignor Salvatore Cassisa, allora arcivescovo della città, per una multa di 102 euro circa; e Francesco Nocera, suo assessore alla Cultura, per due multe del valore complessivo di 1321 euro. 
La determinazione sindacale era arrivata al comando di Polizia Municipale di Monreale ed era rimasta lì in attesa della rielezione a sindaco di Caputo (era il periodo della campagna elettorale). 
Purtroppo per lui, però, in quelle elezioni è stato eletto Toti GulloIl nuovo sindaco, infatti, ha ripreso i verbali e li ha spediti subito alla Corte dei Conti. Da lì, questi sono passati prima alla Procura della Repubblica e poi alla sezione Reati contro la pubblica amministrazione.


Il provvedimento è stato considerato illegittimo e contenente diversi falsi, per cui il Tribunale (primo grado) ha condanna Caputo a 2 anni di carcere per “tentato abuso d’ufficio e falso ideologico”.
In Corte d’appello (secondo grado), però, la pena è stata ridotta ad 1 anno e 5 mesi
: il giudice, infatti, lo ha assoto dai falsi contestati dalla Procura, addebitandogli i tentativi di abuso d’ufficio consistiti nella revoca in autotutela delle contravvenzioni, che comunque poi erano state recuperate dal Comune. 
Adesso, per concludere, è arrivata la condanna definitiva con la sentenza della quinta sezione della Suprema Corte (terzo grado) ad 1 anni e 5 mesi di carcere per “tentato abuso d’ufficio”.
Una brutta notizia per l’onorevole Caputo, che,contattato dalla nostra redazione, si è limitato a dire: “Non voglio rilasciare dichiarazioni. Posso solo dire che rispetto la magistratura e che sto disponendo con i miei avvocati per ricorrere al giudizio di revisione”. 


Ma le sue vicende giudiziarie non finiscono qui.
Il nome di Salvino Caputo si trovava già in una relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, datata 2 maggio 1995. 
In questo caso si faceva riferimento alle elezioni del 1994: dalla relazione sarebbe emerso che, prima delle elezioni, Pino Mandalari (considerato il ragioniere di Totò Riina) avrebbe espresso “il suo favore per la candidatura dell’avvocato Francesco Musotto (con il quale emerge il suo diretto contatto) quale presidente della Provincia di Palermo” (poi eletto) e avrebbe sostenuto “la candidatura dell’avvocato Salvino Caputo”. 

Salvino Caputo, inoltre, era stato indagato, e poi assolto, per falsa testimonianza nel processo “Talpa alla Dda”, cioè quel processo che ha portato poi alla condanna a 7 anni di reclusione all’ex presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro, per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio dell’ex presidente della Regione Siciliana. 
In seguito all’arresto del medico Salvatore Aragona, imputato nel processo e condannato poi a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, secondo l’accusa, Caputo aveva infatti contattato il suo difensore, l’avvocato Zanghì, chiedendogli di non far rispondere il proprio cliente all’interrogatorio per non danneggiare proprio Cuffaro. 
Durante il processo le dichiarazioni di Zanghì e di Caputo (chiamato a testimoniare) non erano risultate coincidenti, per cui quest’ultimo da testimone era diventato imputato (i pm erano Di Matteo e De Lucia).
Questa vicenda giudiziaria si era comunque conclusa con l’assoluzione del deputato regionale, poiché esso aveva sì mentito ma solo per salvare se stesso e il proprio onore dal rischio di una condanna per il reato di favoreggiamento

A 33 anni dalla morte del capitano Basile e a pochi giorni dal conferimento della cittadinanza onoraria alla memoria,  ricordiamo anche che Salvino Caputo è stato presidente dell’associazione antiracket “Emanuele Basile”. E allora, forse, sono state proprio queste vicende giudiziarie a spingere la famiglia del capitano ad inviare, tempo fa, una lettera al comando provinciale dell’Arma di Palermo con cui si richiedeva di tutelare il buon nome del proprio caro: “Nessuno mai ci ha resi edotti né tanto meno ha ottenuto l’assenso a intitolare un sodalizio a Emanuele, e a spenderne il nome. Esprimiamo disappunto per l’uso sovente e improprio, strumentale, speculativo e politico del nome del nostro Emanuele, caduto nell’adempimento del dovere“.

 

link utili: http://www.camera.it/_dati/leg12/lavori/Bollet/40149_09.pdf

Ricevi tutte le news
Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Acquapark Monreale
Acquapark Monreale