Prevenzione abusi e violenze sessuali su minori: educazione sessuale nella scuola dell’obbligo?

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Araba Fenice desk

 

Il paese di Monreale non è nuovo a questi eventi scabrosi che hanno visto coinvolti minorenni.

Spesso questi fatti vengono tenuti nascosti per la privacy dei bambini e delle famiglie coinvolte. In un piccolo paese come il nostro, infatti, è facile risalire ai protagonisti delle storie col rischio anche di criminalizzare innocenti e vittimizzare colpevoli.

In molti casi, le storie non hanno visto la luce per la paura di mettere al centro del ciclone proprio quei bambini e quei minori che hanno alle spalle famiglie “deboli”, che non hanno strumenti di difesa idonei a far condannare i colpevoli e che spesso vengono a compromessi col “carnefice”, specie quando questi si nasconde dietro una tonaca o ricopre un ruolo di potere nei confronti degli indifesi.

Il caso di cui si parla oggi a Monreale è raccapricciante. Le indagini sono in corso.

Molti monrealesi stanno prendendo posizioni estreme a difesa della presunta vittima o del presunto colpevole. Molti, dall’alto dei loro ruoli istituzionali, prescrivono ricette, attribuiscono colpe, chiedono pene esemplari, contributi e finanziamenti per attuare provvedimenti straordinari, rimandano alla famiglia o alla chiesa cattolica.

E la scuola?

Attraverso il Progetto “Felipe” (corso di “Aggiornamento per docenti e operatori scolastici sul fenomeno dell’abuso e del maltrattamento sui minori”), qualche anno fa, l’osservatorio sulla dispersione scolastica di Palermo aveva investito centinaia di migliaia di euro per la formazione anche di insegnanti di tutti gli ordini di scuola che avevano imparato ad individuare i segnali tipici dell’abuso sui minori e a segnalare i casi sospetti: la segnalazione, infatti, è obbligatoria per chi ricopre una funzione pubblica o lavora in un pubblico servizio.

Ma la prevenzione?

I bambini, oggi, devono possedere quegli strumenti indispensabili per poter vivere in maniera sicura le loro esperienze nel proprio territorio. La parrocchia, la scuola, l’ambito parentale, internet, la TV, la scuola di musica, la palestra sono ambienti di vita quotidiana all’interno dei quali il rischio che si inneschi un meccanismo di paura, è molto forte.

La prevenzione in campo sessuale è stata fino ad ora attuata con gli adolescenti e raramente con i bambini di scuola materna e primaria che possono proprio essere le vittime dei pedofili.

In Italia parlare di sesso a scuola è, ancora oggi un “tabù”. Ci sono genitori che parlano di questi argomenti con i propri figli fin dalla più tenera età, ma molti genitori delegherebbero volentieri. In molte famiglie si evita di parlare esplicitamente di argomenti sessuali con i propri figli, e si ha paura del confronto con l’educazione che potrebbe essere impartita all’interno delle scuole, preferendo che non se ne parli. In questo atteggiamento vengono fortemente supportati dalla chiesa cattolica che sostituirebbe le famiglie, nel caso non fossero in grado di adempiere a questo compito, e rifiutando in qualche caso, di far partecipare i bambini a progetti “coraggiosamente” avviati  da qualche scuola, dimenticando, forse, che tutti sono obbligati alla scuola (la legge Coppino in Italia, nel luglio del 1877, introdusse l’obbligo dell’istruzione elementare), ma nessuno è obbligato alle comunità religiose.

In Danimarca l’educazione sessuale è obbligatoria nelle scuole frequentate dagli studenti compresi fra i  6 e i 16 anni. In Italia, in Grecia e in Irlanda non è previsto l’insegnamento di tale disciplina, ma possono essere tenuti corsi a livello sperimentale ed estemporaneo.

Sarebbe utile, dunque, fornire gli insegnanti di strumenti adatti affinché l’educazione sessuale divenga una forma educativa necessaria, anzi, indispensabile per prevenire e combattere forme di violenza come quelle a cui assistiamo quotidianamente nei confronti delle donne, degli omosessuali e dei minori, affrontando argomenti come la differenza di genere, introducendo il concetto di varianza e non di devianza e argomenti come la violenza sessuale, e gli abusi sui minori attraverso un’interpretazione laica e in prospettiva antropologico-culturale.

L’esigenza di una specifica normativa per l’introduzione nella scuola di temi riguardanti la sessualità, da decenni è oggetto di discussione nel mondo della scuola e nel Parlamento. La prima proposta di legge per l’educazione sessuale nella scuola è del 1975. Successivamente se ne sono aggiunte altre senza riuscire a superare la discussione delle commissioni parlamentari. Il dibattito si arena ancora su questioni di ordine morale.

Nel frattempo, si potrebbe lavorare a progetti curriculari da inserire nei P.O.F delle scuole dell’obbligo, utilizzando quelle norme che riconoscono spazi specifici per affrontare questa importante dimensione dell’essere umano, all’interno della scuola.

“Non basta lanciare anatemi contro la pedofilia o allontanare dai bambini coloro che ne hanno abusato se non si accetta il fatto che il miglior modo per difenderli sia renderli consapevoli” (Lorenzo Arena).

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