In ricordo di Agnese Borsellino

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“A Vincenzo, Caterina e le sue meravigliose creature. Lo sguardo di mio marito Paolo e il suo amore che lui ha avuto per te, vi accompagni per tutta la vita”. Questa frase, scritta di pugno da Agnese Piraino Leto, su un quadro che raffigura il marito, l’ho letta a casa di Vincenzo Calcara, l’uomo che era stato scelto da Francesco Messina Denaro per uccidere Paolo Borsellino.

Pochi lo sanno ma Agnese Borsellino, che in queste ore ci ha dato l’ultimo abbraccio dopo una lunga malattia, non ha mai voltato le spalle a quest’uomo. Avrebbe potuto odiarlo, quantomeno ignorarlo. Ma non l’ha fatto. E lui, il boss ora ex collaboratore di giustizia, ha chiamato le sue figlie proprio con i nomi delle donne più amate da Paolo: Agnese, Fiammetta e Lucia, la moglie e le figlie. Uno “scatto” che racconta più di molte altre parole una donna che non ha mai scelto di stare sotto i riflettori ma ha vissuto fino ad oggi nella sofferenza per la verità mai raggiunta sulla strage di via D’Amelio.

L’ultima volta che ho visto la moglie di Paolo Borsellino è stato in occasione del ventennale della strage, in via D’Amelio. Erano anni che non metteva piede in quella strada dove passò per l’ultima volta il “suo” Paolo. Arrivò in maniera sommessa, senza clamore e sotto i flash dei fotografi sembrava voler scomparire, voler diventare spettatore non protagonista.

L’eredità di Paolo Borsellino ha continuato a portarla avanti nel quotidiano, a volte nel silenzio ma dopo 20 anni scrisse una lettera aperta al marito trasmessa durante lo speciale del Tg1: “Caro Paolo, da venti lunghi anni hai lasciato questa terra per raggiungere il Regno dei cieli, un periodo in cui ho versato lacrime amare; mentre la bocca sorrideva, il cuore piangeva, senza capire, stupita, smarrita, cercando di sapere. Mi conforta oggi possedere tre preziosi gioielli: Lucia, Manfredi, Fiammetta; simboli di saggezza, purezza, amore, posseggono quell’amore che tu hai saputo spargere attorno a te, caro Paolo, diventando immortale. Hai lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia; ho idealmente adottato tanti altri figli, uniti nel tuo ricordo dal nord al sud – non siamo soli. Desidero ricordare: sei stato un padre ed un marito meraviglioso, sei stato un fedele, sì un fedelissimo servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano, resti per noi un grande uomo perché dinnanzi alla morte annunciata hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, “la vita”, sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze. Quanta gente hai convertito!!! Non dimentico: hai chiesto la comunione presso il palazzo di giustizia la vigilia del viaggio verso l’eternità, viaggio intrapreso con celestiale serenità, portando con te gli occhi intrisi di limpidezza, uno sguardo col sorriso da fanciullo che noi non dimenticheremo mai. In questo ventesimo anniversario ti prego di proteggere ed aiutare tutti i giovani sui quali hai sempre riversato tutte le tue speranze e meritevoli di trovare una degna collocazione nel mondo del lavoro. Dicevi: ‘Siete il nostro futuro, dovete utilizzare i talenti che possedete, non arrendetevi di fronte alle difficoltà’. Sento ancora la tua voce con queste espressioni che trasmettono coraggio, gioia di vivere, ottimismo. Hai posseduto la volontà di dare sempre il meglio di te stesso. Con questi ricordi tutti ti diciamo ‘grazie Paolo”.

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