IL LATO POSITIVO

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Cari portatori (in)sani di vita disastrata e casinisti irredimibili, ecco il film che fa per voi! Lo sappiamo, avete terribilmente bisogno di una forte dose di positività. No, non si tratta del solito “pippone” sul senso della vita, fatto di ricette per il successo o di istruzioni su come raggiungere la felicità in dieci pratiche mosse. L’unica risposta che avrete è che la svolta arriva sempre da dove meno ve l’aspettate, preferibilmente travolgendovi mentre fate jogging nel vostro quartiere.

Pat (Bradley Cooper), ex insegnante di storia delle superiori, esce dall’ospedale psichiatrico di Baltimora, dove ha trascorso gli ultimi mesi in seguito ad un “incidente” che ha ridotto l’amante della moglie Nikki in fin di vita. Ad attenderlo la sua vecchia casa da celibe, i libri che l’adorata ex consorte, anche lei insegnante, leggeva in classe, le sedute coatte di psicoterapia col dottor Patel, i genitori.

Il padre, un superstizioso patologico Robert De Niro, reo di una poco paterna predilezione per il figlio maggiore, ha da poco perso il lavoro e votato le proprie giornate alle scommesse sportive. La madre, accomodante ed accogliente anche nei tratti somatici, cerca di mediare tra le “bizzarrie” dei suoi uomini.

La vita di Pat riparte da una parola d’ordine, EXCELSIOR, e da un unico obiettivo: riconquistare Nikki, dimostrandole disciplina, premura, autocontrollo. Il protagonista si lancia così in un percorso di autoguarigione, dai risultati alterni, fatto di corse, letture ed iniezioni di ottimismo. Un piano perfetto, se non fosse per Tiffany, la conturbante cognata di Ronnie (migliore amico di Pat), che irrompe nella vita del protagonista con la sua ingombrante e disordinata personalità.

Il film di David O. Russel tratta con un’amabile, mai banale, leggerezza il tema del confine tra “normalità” e “follia”, etichetta, quest’ultima, attribuita dall’esterno a chi, come i due protagonisti, non può o non sa adeguarsi alle convenzioni sociali, per incontenibile ingenuità (Pat) o schiettezza ribelle (Tiffany).

Alla “cura” proposta dalla società, che reprime e rimuove il disagio senza risolverlo, i due “malati” sapranno contrapporre l’unica terapia efficace: un confronto vero, senza maschere né ruoli, che li porterà a comprendersi e riconoscersi simili. A 122 minuti (più intervallo) dal suo ingresso nella grande sala con le poltrone rosse, lo spettatore se ne tornerà a casa con addosso una meravigliosa sensazione di serenità e fiducia nelle infinite possibilità della vita: non è mai troppo tardi per trovare il proprio posto nel mondo.

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