FABIO GANCI (PD): “L’IMMOBILISMO E’ IL CREDO DEL SINDACO, CHE CONSIDERA I FUNZIONARI DEL COMUNE CARENTI DI PROFESSIONALITA’ ADEGUATA”

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La politica a Monreale non manca di vivacità dialettica e non si fa attendere, da parte del Partito Democratico, una stoccata al sindaco Di Matteo.

L’Avv. Fabio Ganci, segretario monrealese del PD, con una battuta liquida l’affermazione del primo cittadino, secondo cui l’art. 8 della Legge Regionale n. 12 del 2011 è “una vergogna siciliana”: “sembra tratta dal romanzo Pirandelliano Uno, nessuno e centomila”.

“Il Sindaco Di Matteo – continua Ganci – in occasione di un recente dibattito televisivo, ha affermato che il Codice Vigna, nel Comune di Monreale, non può esser attuato.

Il Sindaco, evidentemente, considera i funzionari del Comune di Monreale carenti di professionalità adeguata.

L’immobilismo, cui è certamente abituato, è il suo credo.

Il Sindaco, in altre parole, ha affermato che la struttura burocratica del Comune di Monreale, secondo Lui carente di qualificazione, impedisce il benché minimo spostamento non solo dei dirigenti ma anche, e soprattutto, dei funzionari”.

Ad onor del vero, dopo il dibattito organizzato dalla nostra testata, al quale fa riferimento l’avv. Ganci che anche ne prese parte, il sindaco ci ha rilasciato, lo scorso lunedì, un’intervista (visionabile al link https://www.filodirettomonreale.it/antimafia/arresti-nel-territorio-monrealese-intervista-al-sindaco-filippo-di-matteo-e-all-assessore-alla-legalita-marco-intravaia-il-video.html), durante la quale ha garantito che entro un paio di mesi, essendo già stata avviata la procedura prevista dal codice Vigna, avverrà la rotazione di alcuni funzionari del comune. Ha altresì affermato che i dirigenti sono solamente tre, La dott.ssa Curcio, il dott. Li Vecchi e l’ing. La Barbera, e non possono ruotare perché in possesso di titoli e competenze specifiche.

Ganci entra nel merito della legge tanto criticata dal sindaco:

“Oggi, tuttavia, il Sindaco decide di stracciarsi in piazza le vesti, affermando che l’art. 8 della Legge n. 12/2011 è una “vergogna siciliana”. Ma cosa dice questo art. 8? L’Art. 8 afferma che nel caso di applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV) l’aggiudicazione è demandata a una specifica Commissione giudicatrice, ripetendo quanto prescritto dall’art. 84 del Codice degli Appalti di cui si applicano solo i commi 5, 6 e 7.

La peculiarità dell’art. 8, rispetto alla normativa nazionale, riguarda la scelta dei componenti: uno deve essere esperto in materie giuridiche e i commissari diversi dal presidente devono essere individuati mediante sorteggio pubblico tra gli iscritti ad uno specifico albo di esperti istituito, entro il 31 dicembre 2011, presso l’Assessorato infrastrutture (come previsto al comma 7).

Appare evidente come queste norme sono volte a assicurare l’imparzialità del giudizio e a garantire maggiore credibilità al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV).

Mi chiedo: forse il Sindaco non è a conoscenza che la nostra terra, a causa di una politica che ha, negli ultimi 20 anni, privilegiato l’interesse personale rispetto al bene della collettività, necessita di norme di garanzia che assicurino o, quantomeno, cerchino di assicurare, quella trasparenza ed efficienza che spesso sono mancate?

Il Sindaco, forse, è convinto di aver risolto tutti i suoi problemi con la bocciatura, da parte del Consiglio Comunale, della mozione di sfiducia.

Ma non è così!”

La riflessione di Ganci quindi si sposta su altri aspetti che hanno comunque ricadute economiche sulle tasche dei cittadini.

“A questo punto ritengo doveroso rivolgere alcune domande al Sig. Sindaco.

Lei che ritiene una “vergogna siciliana” l’art. 8 della L. 12/2011:

1. Come giustifica il fatto che l’amministrazione da Lei guidata si avvale di consulenti esterni retribuiti?

2. Quali nomine sono state effettuate, in concomitanza con la discussione della mozione di sfiducia, all’Opera Pia Benedetto Balsamo? Nomine necessarie o prebende temporalmente coincidenti?

3. Come pensa, a Giugno, di sopire la rabbia dei cittadini monrealesi che dovranno pagare la Tarsu e l’IMU, tenuto conto che le false promesse dal balcone sono già state fatte?

4. Chi sono coloro che in questi anni hanno cenato a spese del Comune, cioè a nostre spese? La dichiarazione da Lei rilasciata, in occasione del Consiglio Comunale del 22 febbraio, è una dichiarazione falsa? O forse le difetta il coraggio di far i nomi delle persone che sperperano il denaro pubblico?

Sig. Sindaco, attendo risposta”.

Le interrogazioni poste dal segretario del PD non possono che suscitare legittimi sentimenti di smarrimento tra i cittadini, soprattutto tra chi vive ristrettezze economiche e giornalmente con enormi difficoltà prova a fare fronte alle spese. La parola adesso al sindaco. Ci troviamo realmente dinanzi ad altre “vergogne”, o trattasi soltanto di attacchi politici senza fondamento?

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