GIUSEPPE SCALICI, UN UOMO

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E’ stata inaugurata ieri pomeriggio la Personale di Pittura del Professore e Artista Giuseppe Scalici. Nella sala, gremita di familiari, ex studenti, amici, conoscenti e curiosi, è stata imbandita una festa di colori, poesie e ricordi che hanno rievocato l’anima della persona amata che si è manifestata nella ricostruzione simbolica e critica delle opere e dal dolce ricordo di familiari e conoscenti.

A presenziare l’evento il Sindaco e l’Assessore alla Cultura Giangreco.

L’ex alunna e critica d’arte Antonella Vaglica è stata la guida in questo percorso di memoria; ha donato alla sala le indicazioni tecniche per svelare la simbologia della Pittura a partire dalla personalità poliedrica dell’artista.

E’ stato proprio questo il senso della mostra: condividere le opere del Professore affinché la cittadinanza si riappropri della persona e dell’artista che, attraverso i quadri, resterà impresso nella memoria (beata immortalità) di chi l’ha conosciuto e di quelli che lo conosceranno attraverso la sfumatura dei colori o la lettura di una sua poesia così incisiva e diretta.

La Personale si sviluppa su tre aree tematiche tutte da saggiare senza fretta di voler capire immediatamente, ma con la volontà di lasciarsi guidare dall’autore.

Vi riporto parte della critica che la Dott.ssa Antonella Vaglica ha esposto ieri, con qualche nota personale, sarà utile per chi decide di visitare la mostra.

All’ingresso è possibile ammirare il tema politico che vibra di ribellione, desiderio di cambiamento, una rivoluzione intellettuale.

Da notare con attenzione, alla vostra sinistra subito all’ingresso, l’opera “Gloria tibi salus nobis domine, la preghiera” in cui ci si immerge nel frastuono e nella marea umana della festa del paese, in cui la gente si accalca per poter vedere u signuruzzu che, giunto nella piazza principale, a debita distanza infiamma il comune con la sua luce.

Il messaggio è chiaro: indica l’abisso tra il messaggio cristiano e quello politico avulso dalla passione di Cristo.

Mi permetto di offrirvi un commento personale senza arte né parte: il fuoco che brucia di passione non induce alla violenza, affatto, mi ricorda piuttosto l’amore illecito di Francesca per Paolo del V Canto dell’Inferno “Amor, ch’a nullo amato amar perdona” (v. 103) un amore che chiede con forza il dovere di ricambiare.

Nella stanza a sinistra dell’area adibita per la mostra, si può godere della raccolta di quadri dedicati alla tematica paesaggistica.

Il visitatore ha subito una sensazione di sublime, un contrasto di fascino e sgomento, paura e gioia, riconosce un mare d’emozioni che racchiudono in sé, tra il dolore e il piacere, il senso stesso della vita.

L’acqua, regina indiscussa di ogni dipinto, non è mai facilitante o facilitata.

Nella sua purezza e incostanza, nell’agitazione delle acque il maestro ha celato tutte le domande che il mondo pone a chi ha coscienza.

In particolare segnalo “Faraglioni” in cui si ha l’impressione di sentire il rumore violento del mare e di percepire l’odore della salsedine che s’impregna tra i capelli.

Altro quadro che richiamerà di certo l’attenzione del visitatore è “Nel Tramonto” unica opera in cui l’acqua è placida e sopita dal torpore del sole che, nell’ora più calda, si appresta a morire al di là della città; una barca silente si accinge a tornare al porto che rappresenta la famiglia, il valore più alto, la cosa più bella, fulcro di vita.

Infine, lasciando la stanza del mare e proseguendo per l’ultimo corridoio dedicato a Scalici, troviamo l’area dedicata al nichilismo.

In ciascuno di questi quadri è presente un omino ( in alcuni due abbracciati stretti stretti) che osserva il baccano della vita.

La sua posizione, che è quella dell’artista, è come se si mettesse a fianco del visitatore, a tentare insieme di dare senso al caos.

Sono impresse nella tela tutte le difficoltà quotidiane.

Mi permetto di segnalarvi il dipinto “In Bilico” permeato dall’instabilità del tutto scorre, un omino tenta di oltrepassare il Panta Rei sopra un filo. L’immagine mi ricorda un equilibrista di un circo in un ambiente del tutto inedito, ma, come ci consola (forse) uno degli aforismi più famosi di Charles Bukowsky è la gente lo spettacolo più grande del mondo e non si paga neppure il biglietto.

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