CESARE BASILE – S/T (URTOVOX RECORDS, 2013)

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Araba Fenice desk

Dopo esperienze in vari gruppi, come Candida Lilith e Quartered Shadow, e dopo sette album da solista, il cantautore siciliano ha deciso, per la prima volta in vent’anni di carriera, di chiamare un suo disco semplicemente “Cesare Basile”. A conti fatti quest’album rappresenta un po’ il suggello di un lungo cammino cominciato nel 2001 con “Closet Meraviglia”, il disco che lo ha rivelato al pubblico e alla critica, e proseguito poi con il trasferimento a Milano e altri ottimi dischi come “Hellequin Song” e “Storia Di Caino”. Nel 2011 il ritorno a Catania, cui sono seguiti due anni di intenso impegno sociale, dalla creazione dell’Arsenale, Federazione Siciliana Delle Arti E Della Musica, all’occupazione del Teatro Coppola di Catania. Il risultato è “Cesare Basile, sintesi di un percorso musicale capace di fondere la tradizione popolare e la folk song americana, il blues e il cantautoriato, Woody Guthrie, Rosa Balistreri e Leonard Cohen. Ma “Cesare Basile” è anche il frutto di un lavoro di recupero delle radici, già avviato con il precedente album “Sette Pietre Per Tenere Il Diavolo A Bada”, ma che ora arriva a un livello superiore. Recupero delle radici che non significa solamente l’utilizzo del dialetto, ma il riappropriarsi di antiche leggende popolari, il racconto delle vite dei figli diseredati di una Terra che è allo stesso tempo bellissima e tremenda. Ed ecco pertanto nascere canzoni come quelle facenti parte della splendida tripletta “Canzuni Addinucchiata-Nunzio e La Libertà-Maliritta Carni”, nella quale si riesce quasi a sentire il sapore del sangue impastato con la polvere: la prima è la storia di una donna costretta per tutta la vita a stare in ginocchio, la seconda è un blues che racconta la storia di uno “scemo del villaggio” che non ha paura di farsi ammazzare pur di non rinunciare alla propria libertà, nella terza invece, la “maliritta carni” è quella degli ultimi, la carne dei lavoratori sfruttati dai padroni, arsa dal sole. O ancora, la storia di “Minni Spartuti”, una donna così chiamata per la perfetta divisione del suo seno, condannata a morte dal nobile suo amante, una volta che la relazione è diventata per quest’ultimo sconveniente. C’è spazio anche per momenti più cantautoriali, come la pianistica e commovente “Sotto I Colpi Di Mezzi Favori”, tratta da una poesia di Danilo Dolci, amara fotografia di una Terra sempre uguale a se stessa (“A guardare dall’alto non vedi le schiene spezzate sotto i colpi di mezzi favori, i signori seduti al caffè consumare il diritto di pochi a marchiare le carni con un ferro di riconoscenza e una stretta di mano”). L’accompagnamento musicale di queste canzoni, o per meglio dire storie, quasi interamente acustico, è spartano ed essenziale, ma contemporaneamente elegante; tra i musicisti coinvolti nella realizzazione del disco troviamo, tra gli altri, Rodrigo D’Erasmo ed Enrico Gabrielli degli Afterhours, Marco Iacampo, già conosciuto come GoodMorningBoy, Andrea Pesce e Marcello Caudullo. L’album verrà presentato con due serate speciali in due luoghi occupati e aperti al pubblico: il già citato Teatro Coppola di Catania l’8 febbraio, e il Teatro Garibaldi di Palermo il 9 febbraio. In entrambe le circostanze verrà accompagnato da una superband comprendente, tra gli altri, Manuel Agnelli, leader degli Afterhours. E’ l’occasione giusta, per chi non lo conoscesse, di approcciarsi a un cantastorie fuori dal tempo e fuori dalle mode, costantemente, per dirla alla Faber, in direzione ostinata e contraria.

Tracklist:

1.Presentazione E Sfida

2.Parangelia (Per Katerina Gogou)

3.Canzuni Addinucchiata

4.Nunzio E La Libertà

5.Maliritta Carni

6.Minni Spartuti

7.L’Orvu

8.Caminanti

9.Lettera di Woody Guthrie Al Giudice Thayer

10.Sotto I Colpi Di Mezzi Favori (Da Una Poesia Di Danilo Dolci)

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