E. BASILE: LE NOSTRE SCUOLE NON SONO AZIENDE, LA CULTURA NON SI VENDE!

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La protesta è dilagata in tutta Italia, coinvolgendo migliaia di scuole. Non è stato questo o quell’orientamento politico che ha spinto gli studenti a farsi sentire ed a muoversi nelle piazze; un ideale ci ha accomunato: una scuola accessibile a tutti. I ragazzi si sono uniti per porre fine alla demolizione della scuola pubblica, perché è proprio questo il fine delle riforme di questi ultimi anni, cercare di distruggere la casa del sapere in cui non vi è discriminazione sociale, in cui ognuno può esprimere se stesso ed il proprio parere, in cui le capacità sono esaltate, in cui si creano uomini e donne in grado di migliorare la società. Questi erano gli obbiettivi dell’istituzione scolastica, persi di vista e travisati, poiché si guarda alle scuole come ad aziende il cui unico scopo è garantire entrate economiche allo Stato. 
 

L’ultimo D.D.L. che ha infuocato gli animi studenteschi è stato il nr. 953 che prevede,tra l’altro, la sponsorizzazione da parte di privati, delle scuole; si verrebbero, così, a creare scuole di serie A e scuole di serie B, e l’esclusione degli organi di rappresentanza all’interno dei vari consigli.

L’opposizione è stata forte ed ha visto protagonisti non solo studenti ma anche docenti e genitori. Nella maggior parte delle scuole si sono svolte forme di protesta, quali l’autogestione e l’occupazione. Spesso, questi modi di protestare sono stati accusati di ledere il diritto allo studio e di essere “inutili”; queste opinioni risultano veritiere solo nel caso in cui gli studenti siano poco informati, disinteressati ed approfittino del lavoro e della lotta di chi crede veramente in ciò che fa. Ma nella maggior parte dei casi questi giudizi risultano ampiamente smentiti grazie all’esempio di alcune scuole, come l’Istituto di Istruzione Superiore Emanuele Basile di Monreale in cui i risultati sono stati ben evidenti. Abbiamo iniziato la protesta con un periodo di autogestione in cui si sono attuati corsi di fotografia, disegno, teatro, musica, dibattiti socio-politici, corsi di recupero e potenziamento di varie materie; interamente gestiti dagli studenti, i ragazzi hanno dimostrato grande maturità e responsabilità nell’organizzazione e nella gestione di tali progetti.

Ciò dimostra che i giovani hanno interesse per il loro futuro ed offrono un’immagine chiara di quella parte di società che non si arrende e che lotta con impegno per costruire un avvenire migliore. Insieme a questo tipo di protesta molte scuole hanno continuato a scendere in piazza manifestando. Poiché lo Stato ha ignorato il grido degli studenti, si è passati ad una protesta più forte ed incisiva: l’occupazione dei locali scolastici. Passo non facile che ha scatenato parecchi dissensi tra i genitori, preoccupati delle conseguenze di tale azione. Ma, grazie alla disponibilità al dialogo da parte di alunni, genitori e professori, si è aperto un dibattito costruttivo che ha portato buoni risultati e grande collaborazione tra le parti. Attraverso collette economiche (non sono stati disponibili i fondi di Istituto) si è migliorato l’aspetto dell’edificio scolastico. Si sono realizzati murales e progetti per pulire l’interno e l’esterno della struttura; vengono aggiustati banchi, sedie, porte da tempo mal ridotti. Tutto ciò vede la partecipazione di ragazzi volenterosi il cui scopo è migliorare la scuola, rimboccandosi le maniche ed impegnandosi con costanza.

L’unione venutasi a creare ha dato un forte segnale che qualcosa deve cambiare e che con l’impegno e la volontà il cambiamento è possibile.

I giovani non sono stupidi o fannulloni. Hanno ideali forti e sogni che meritano di trasformarsi in progetti realizzabili. La situazioni di crisi italiana fa paura a tutti, l’incertezza lavorativa ed economica aumenta l’angoscia e spinge molti a scappare via. Ma per risollevare le sorti d’Italia ci vuole forza, volontà e coraggio. Ed i giovani, a dispetto di ciò che si dice, ne hanno da vendere, credono in ciò che fanno ed impiegano tutte le loro energie per realizzare ciò per cui lottano: UNA SCUOLA PUBBLICA SENZA DISTINZIONE SOCIALE, APERTA VERSO NUOVI ORIZZONTI. 

Foto di Elena Lentini

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