L’ASSESSORE LA FIORA: DELIBERA DI PORTATA STORICA

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foto La Fiora

PUNTO DI DISCONTINUITÀ’ RISPETTO ALLA MEDIOCRITÀ DEL PASSATO

“Si aprirà un percorso nuovo verso un risanamento guidato, di cui saremo noi stessi artefici, oppure un percorso destinato verso il dissesto finanziario, in ogni caso si deciderà sul futuro di Monreale”. Apre così l’assessore al bilancio La Fiora la discussione dell’unico punto all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 27 dicembre.

“Aderendo alla procedura del decreto salva enti – afferma l’assessore – si avrà la possibilità di arrivare ad un bilancio 2012 in equilibrio e di poter gettare le basi per un definitivo processo di risanamento. Nel 2012, la legge sul federalismo fiscale e le norme sulla spending review hanno contribuito a determinare pesanti perdite di risorse attraverso una consistente diminuzione di trasferimenti statali e regionali di oltre 3 milioni di euro”. E così continua: La manovra sull’IMU ha rappresentato il fulcro del progressivo passaggio al federalismo statale definitivo, passaggio che continuerà l’anno prossimo con la TARES che oltre a contenere una tassa sui rifiuti conterrà anche una parte destinata alla copertura del costo di alcuni servizi, quale quella sull’illuminazione pubblica, per esempio; questo significa che ci sarà una perdita di gettito e dei trasferimenti statali. Con la TARES, dunque i Comuni oltre ai rifiuti, dovranno coprire il costo di altri servizi e perderemo il trasferimento statale e regionale. Il Comune dovrà sopperire da solo alle esigenze della comunità. Si è persa già ad aprile l’accisa sull’energia elettrica che ammontava ad un milione di euro, e poi, in merito all’IMU, non avere approvato la proposta dell’amministrazione in Consiglio comunale, ha determinato 2 milioni e 200 mila euro di disavanzo.

Oggi, abbiamo la possibilità di salvare il nostro Ente correggendo il tiro e gettando le basi per il futuro. L’assessore ricorda la sua mission: portare il bilancio in equilibrio, non puntando sulla solita vendita di immobili e sulla lotta all’evasione che non si sarebbe mai fatta, se non in minima parte. Abbiamo puntato su entrate certe, dice. Non possiamo continuare con una politica che si fa finanziare dai propri fornitori, abbiamo, infatti, un ritardo di circa tre anni nel pagamento di forniture ad aziende che stanno chiudendo. Con la procedura a cui intendiamo aderire, facciamo una scelta di verità di chiarezza, di opportunità, con la ricognizione dei debiti fuori bilancio, dei residui attivi, dei capitoli che non sono sufficienti e che dovranno essere rimpinguati. L’adesione a questa procedura consentirà inoltre di tirare fuori gli squilibri insiti nel bilancio e sarà la Corte dei Conti a decidere sulla bontà del nostro progetto. Si tratterà dunque di “vedere” il marcio, prevedere quali possano essere le risorse per spalmare il disequilibrio in 10 anni e le risorse da assegnare anno per anno per risanare tutto e per gettare le basi che consentiranno una gestione sana dell’Ente. Alcune delle leve da utilizzare nei prossimi 60 giorni, saranno quelle di aumentare aliquote e tariffe senza vincoli di carattere normativo, prevedere e programmare, con una certa possibilità di realizzo, la dismissione e vendita di beni patrimoniali disponibili nei 10 anni, potremo anche accendere un mutuo per la copertura dei debiti fuori bilancio. Speriamo di non dover ricorrere ad una anticipazione del Fondo di Rotazione, 300 euro ad abitante, che ci consentirebbe di avere una boccata d’ossigeno, ma che comporterà una serie di conseguenze e di vincoli che dovranno essere poi valutati attentamente, in ordine alla possibilità.

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