Monreale, crisi del PD. Roberto Gambino: “Manca l’essenza stessa della Politica: la partecipazione e la naturale formazione della classe dirigente”

“Assistiamo ad operazioni di “puro ceto politico” che tende in modo autoreferenziale ad auto-alimentarsi, senza nessun slancio ideale e senza alcun progetto per la comunità”

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Monreale, 18 aprile 2017 – Dopo l’intervista a Tonino Russo, abbiamo chiesto una riflessione sulle dinamiche che sta affrontando il PD monrealese a Roberto Gambino, che è stato ex segretario del PCI, dei DS e del PD monrealese.

Carissimo Direttore,

accolgo con titubanza il Suo invito ad effettuare una riflessione sulla situazione politica monrealese e, in particolare, sulle vicende che hanno interessato il Partito Democratico.

Premetto che ormai da più di due anni non ho rinnovato l’iscrizione al PD (nonostante sia stato eletto nelle ultime primarie, che hanno visto l’affermazione di Renzi alla Segreteria Nazionale, come componente dell’Assemblea Regionale avendo sostenuto la candidatura di Civati) continuando a sperare, da fondatore e sostenitore convinto del Partito Democratico guidato da Walter Veltroni, nella possibilità di un’inversione di rotta e nel potenziale culturale, politico e di risorse umane di questa formazione politica. Chiarisco subito che, a mio parere, la situazione in cui si trova oggi il PD di Monreale non è decontestualizzata rispetto a molte criticità connesse con  livelli diversi: regionali, nazionali ed europei.

La mancata elezione di Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica (ad opera di un centinaio di franchi tiratori/traditori) ha segnato un punto di non ritorno nella storia del Partito Democratico e, nonostante l’affermazione alle europee del PD guidato da Renzi e l’ingresso nel gruppo parlamentare del Partito Socialista Europeo, il Partito non ha contribuito al rilancio di un progetto europeo credibile. Inoltre, a prescindere dalle scelte effettuate dai governi (Letta prima e Renzi dopo) non si è registrata un’azione politico-partitica in grado di coinvolgere i territori ed i cittadini nei processi decisionali più significativi.

Direttore, Lei si starà chiedendo: “Ma che c’entra l’Europa e il PD Nazionale con Monreale?”. Mi spiego immediatamente. Il PD monrealese non è fuori da tali dinamiche, a maggior ragione che oggi si trova commissariato da un esponente politico che riveste incarichi regionali e nazionali. Più volte, nel recente passato, mi sono trovato a “richiamare” cordialmente l’ex segretario cittadino al suo compito Politico (con la “P” maiuscola), ma senza esito. Un partito come il PD cresce e si rafforza se ha al centro della sua azione un disegno collettivo frutto di un faticoso percorso di costruzione nelle sedi della politica e nel confronto con la Città (e con il Paese a livello nazionale). La deriva che ha visto vincere esclusivamente la logica delle correnti, dei tesserati “non militanti” e “non presenti” nella vita di partito (per usare due eufemismi), degli interessi di parte e, spesso, personali a discapito dell’interesse della comunità di riferimento e di un progetto politico più generale sono alcuni degli elementi che, a mio parere, spiegano la situazione (anche) di Monreale. Non è tanto il fatto che un ex Alleanza Nazionale diventi Capogruppo Consiliare o che un ex Forza Italia sia nominato Assessore del PD ma è la mancanza di una visione politica e di un percorso condiviso con i cittadini, i simpatizzanti e gli iscritti che guardano (o guardavano) al PD come un riferimento politico serio. Quello che manca è l’essenza stessa della Politica: la partecipazione e la naturale formazione della classe dirigente. Da quanto tempo il PD di Monreale non organizza una iniziativa pubblica, un dibattito su una questione cittadina, regionale o altro? Da quanto tempo non si effettuano iniziative aperte per incoraggiare i cittadini a prendersi la tessera e partecipare alla vita politica? Gli iscritti e i candidati non eletti hanno partecipato attivamente nella definizione di una linea politica, di una strategia, dei principali obiettivi politico-amministrativi da negoziare con il Sindaco e le altre forze politiche di maggioranza (ma anche di opposizione) ecc.? Questa è la vera emergenza che investe la nostra democrazia e che, chiaramente, non riguarda solo Monreale. “La democrazia” interna al Movimento Cinque Stelle è parte integrante del  problema generale, ma questo è un altro capitolo. Il tutto, per tornare a noi, è ridotto ad operazioni di “puro ceto politico” (dove diventa “ceto politico” anche il consigliere comunale appena eletto) che tende in modo autoreferenziale ad auto-alimentarsi, senza nessun slancio ideale e senza alcun progetto per la comunità. Tutti in ordine sparso, intenti a “rafforzare” il proprio posizionamento.

Sulle soluzioni per far fronte a questo stato di cose, carissimo Direttore, quando vorrà ne potremo discutere; ma saranno considerazioni teorico-metodologiche. Invece abbiamo bisogno di persone che si impegnano con rinnovato spirito di servizio e senso della politica.

                                                                             Roberto Gambino

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