La festa del papà: quale valore possiede oggi? E i lavoretti fatti a scuola, una inutile imposizione?

Perché non avviare a scuola attività che coinvolgano i papà, per contribuire a costruire legami profondi tra genitori e figli

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Monreale, 19 marzo 2017 – Qualche decennio fa esisteva già la festa del papà, ma veniva percepita come un evento tranquillo, piuttosto semplice: un amorevole tributo, una lieve, simbolica,  poetica carezza ad una delle due figure genitoriali fondamentali nella crescita serena di ciascuno. Successivamente, in un’epoca di maggiore e ostentata opulenza, essa si è trasformata gradualmente in un tripudio di gadget, dolci, lavoretti a scuola: il simbolo di un evento diventato a tratti un po’ surreale come tutte le altre feste di “genere astratto” (la mamma, la donna, gli innamorati) funzionale sostanzialmente ai consumi, a un tipo di società destinata ad identificarsi sempre di più con un target predefinito.
Le feste comandate, soprattutto quelle del papà e della mamma, coinvolgono, per consuetudine, la stragrande maggioranza degli individui, ma, fondamentalmente, diventano oggetto di attenzione particolare da parte dei bambini, che, per tradizione, le attendono con piacere, anche se  spesso, proprio a causa di questi stessi eventi, essi vengono avviati, in ambito scolastico, verso una serie di concrete azioni celebrative, non solo connotate da consuetudini gradevoli: pochi e facili versi  da imparare a memoria o una letterina, colma di buoni propositi…ma anche da un incredibile vortice di attività, che si concretizzano nella perfezione manuale, creativa ma formale, di un manufatto, di un prodotto spesse volte pensato dalle insegnanti più per sorprendere i genitori, che per indurre gli alunni verso un percorso efficace di didattica essenzialmente manuale o verso importanti spunti di riflessione.
Pertanto, svilite dal loro valore affettivo o stravolte dalle mutate priorità sociali, tali feste riescono ancora ad avere un valore educativo? Sanno ancora trasmettere un senso pedagogico comune ai sempre più precari vissuti quotidiani? La realtà sociale odierna appare ribaltata rispetto a solo pochi lustri fa, per una molteplicità di situazioni che, incastonandosi, hanno reso forse più fragile la costruzione di legami profondi tra genitori e figli, legami che trovano l’autentico supporto anche da gesti semplici, ordinari ma veri. Tali gesti diventano la trama su cui ricamare esperienze sempre più coinvolgenti: situazioni motivanti e umane, cui il consumismo, al quale neppure la scuola, a volte, riesce a sottrarsi, può far disperdere tutto il loro carico di emozioni e di possibilità espressive.
La scuola, quindi, in qualità di prima realtà sociale “allargata”, entro cui i bambini trovano la possibilità di inglobare il proprio “io” in un “noi”,  dovrebbe trarre spunto proprio dalle esperienze più intrinseche e reali, quelle che valorizzano i vissuti di tutti, le uniche in grado di dare un senso a tali eventi celebrativi, attraverso una valenza formativa oltre che estetica, fondata più sulle capacità creative, dialogiche e metacognitive personali, proprie di ciascun bambino, che su di un vacuo perfezionismo procedurale fine a se stesso.
I lavoretti tutti uguali rappresentano spesso banchi di prova della creatività e del talento degli insegnanti, più che di quello dei bambini…delizia solo di chi, per attitudini innate, possiede una flessibilità manuale evidente e, al contrario, croce di coloro che strenuamente cercano di combattere un impaccio motorio frustrante, che, limitandoli nell’espressione della vis creativa, riflette loro un’immagine di triste fallimento.
Tali attività, emblema di perfezione formale, diventano spesso un’imposizione inutile e una gara all’ostentazione.
Da quanto esposto, il valore più efficace da destinare a queste feste potrebbe, a mio avviso, fondarsi su un ritrovato aspetto educativo, attraverso una rinnovata e più utile fruizione del ristretto spazio temporale dell’evento celebrativo, per avviare una delicata riflessione, attentamente e abilmente guidata dagli insegnanti, che contempli, con empatia e comprensione, tutte le possibili declinazioni che il volto della famiglia oggi più che mai, può assumere, data la vastità dei mutati contesti familiari.
Relativamente alla festa del papà, ad esempio si potrebbe ipotizzare un coinvolgimento più diretto di questa imprescindibile figura di riferimento, alla vita e alle attività progettate dalla scuola, come, in realtà, più spesso avviene per le mamme. “L’altra metà del cielo” di ciascun bambino, rappresentata appunto dal papà, viene, di frequente, considerata come una sorta di entità preziosa ma poco presente, fagocitata dai gravosi impegni legati al lavoro, alla indispensabile sussistenza, in un mondo sempre in perenne crisi sociale ed economica. Si potrebbero, quindi, organizzare delle attività motivanti, manuali o intellettuali, veri laboratori creativi, in cui i padri, oppure anche eventuali altre figure di riferimento sostitutive, risultino impegnati insieme ai piccoli nella realizzazione di un prodotto progettato e costruito insieme, frutto di un’accurata e dinamica organizzazione di idee e di intenti.
Una celebrazione diversa e fuori dagli schemi, dunque, l’intreccio, progettato ad hoc, di due mondi naturalmente completamentari, eppure a volte così distanti…a riprova del fatto che gli ambienti di apprendimento, non devono essere concepiti solamente come spazi limitati, ove si costruisce il sapere e si scoprono i singoli talenti, ma anche come contenitori di proficue esperienze, propulsori di utili sinergie, in primis con la famiglia…
Frammenti di uno sfondo integratore, attraverso cui offrire ai futuri uomini e alle future donne occasioni per incrementare l’inclusione, la continuità e tutte quelle possibilità valorizzanti per ciascuna esperienza significativa della vita di ogni singolo alunno, la quale rappresenta un tassello per fabbricare un’imbarcazione sicura con cui riuscire a salpare, spiegando le vele verso il porto più sicuro.

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