Francesca Mirabile fu la prima donna alla guida. Maria Occhipinti un’anarchica siciliana

Due donne che si sono distinte per avere dato un contributo sostanziale e per aver aperto un varco verso l'autonomia

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Monreale, 8 marzo – Spesso si discute abbastanza superficialmente di emancipazione femminile senza fare la dovuta attenzione al corretto senso che ad essa deve essere attribuito. Il termine “Emancipazione” si riferisce a tutte quelle azioni che permettono a una persona di perseguire e, conseguentemente, accedere ad uno stato di autentica autonomia personale, attraverso la cessazione di una qualsiasi forma di dipendenza da una determinata autorità. Che le donne siano state, nel corso dei secoli, ampiamente discriminate rispetto agli uomini, considerati ancora in molte culture superiori e dominanti, è una dato di fatto inconfutabile…che, però, alcune di esse, figure femminile davvero imponenti, si siano distinte, anche in tempi di terribili restrizioni, per avere dato un contributo sostanziale e per aver aperto un varco verso l’autonomia e la possibilità di una propria valorizzazione e realizzazione, in ogni parte del mondo e in qualsiasi epoca storica, è un dato altrettanto reale.

Oggi, in questa data che onora il valore della donna nella società, provo a tracciare un breve profilo di due donne fuori dagli schemi, due figure femminili forti, ma soprattutto due esempi di emancipazione nostrani, due diverse ma altrettanto interessanti e coraggiose donne siciliane, vissute entrambe agli inizi del secolo scorso: Francesca Mirabile Mancusio, prima donna italiana a ottenere la patente di guida e Maria Occhipinti, un’ anarchica siciliana.

Francesca Mirabile Mancusio fu la prima donna italiana ad aver ottenuto, la patente di guida. Nata a Caronia (mio paese d’origine), in provincia di Messina, tra i monti Nebrodi e il mare, il 10 novembre 1893, da una ricca famiglia borghese di possidenti terrieri, nel 1913, a soli vent’anni, riuscì a conseguire, dalla Prefettura di Palermo, l’ambitissimo “certificato di idoneità a condurre automobili con motore a scoppio”, dopo aver precedentemente ottenuto il certificato di abilitazione presso il locale “Circolo Ferroviario d’Ispezione”. Figlia del cavalier Luigi Mancusio, originario di Capizzi, Frascesca andò in sposa all’avvocato Ignazio Mirabile, anch’esso di famiglia benestante. L’auto, una preziosa Isotta Fraschini, fu un regalo del padre, che l’acquistò, nel 1909 all’esorbitante cifra, per l’epoca, di 14.500 lire. Donna eclettica, rivoluzionaria e antesignana di un modo di vivere decisamente moderno e fuori dagli schemi, nel suo diario personale, ricco di particolari che rimandano ad una narrazione colta, ricca e affascinante, descrisse lo stupore e lo scalpore di quando per la prima volta, con quel mezzo, inimmaginabile per gli uomini del tempo e assolutamente inaudito per una donna, si recò a Capizzi. I contadini che la videro sfrecciare, la percepirono come una sorta di presenza aliena, pertanto le attribuirono una violentissima grandinata, avendo interpretato l’evento della sua passeggiata con quel mezzo sconosciuto, come decisamente nefasto e contro natura. Un’ altra incredibile esperienza che la riguarda, narrata nei suoi scritti, descrive un viaggio, questa volta con un’ Appia, insieme ad un’amica, al Polo Nord, guidando per mezza Europa. Una situazione davvero sorprendente nei primi decenni del novecento, per questo motivo io le ho sempre immaginate come Susan Sarandon e Geena Davis, in un “Thelma e Louise” versione Charleston, scorrazzare per strade e sentieri inesplorati, incuranti dei giudizi della gente. La sua Isotta Fraschini si trova al Museo dell’Automobile di Torino.

Maria Occhipinti, un’anarchica siciliana. Nata a Ragusa il 29 luglio del 1921, fu una delle leader de movimento “Non si parte!” della sua città, che unì gli antimilitaristi antifascisti contro gli arruolamenti forzati. A Ragusa il 4 gennaio del 1945, allo scopo di far fuggire un gruppo di concittadini rastrellati dai carabinieri, non esitò a stendersi sulla strada per bloccare il mezzo su cui venivano trasportate queste giovani reclute, pur essendo al quinto mese di gravidanza. Il suo gesto diede inizio ad una cruenta rivolta. domata definitivamente qualche giorno dopo, l’8 gennaio. Per tale motivo Maria venne arrestata e processata, quale responsabile e istigatrice della sommossa. Fu l’unica donna ad essere condannata e dovette partorire la sua bambina in carcere dalle suore benedettine di Palermo. Scontata la condanna iniziò a viaggiare e si stabilì in diverse città del centro e del nord Italia. Da aderente al PCI, si avvicinò a posizioni anarchiche, che portò avanti per l’intera sua esistenza. Successivamente si trasferì in Svizzera, dove scrisse, da colta autodidatta, la sua significativa autobiografia dal titolo “Una donna di Ragusa” che vinse il Premio Brancati nel 1976. La versione edita da Sellerio è diventata una sorta di ” Vangelo Femminista”. Dopo tanto peregrinare per diversi Stati Esteri, si stabilì definitivamente a Roma dove mori il 20 agosto del 1996.

Donne forti, coraggiose che hanno saputo imporsi in periodi storici in cui le appartenenti al sesso femminile venivano relegate all’ esclusivo ruolo di moglie e madre. Donne siciliane, dalle opposte vite, provenienti da ambienti familiari completamente diversi, ma accomunate entrambe dalla volontà di affermarsi come persone, come esseri in grado di affrontare a testa alta un mondo maschile che le avrebbe preferite sottomesse.

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