Intimidazioni e pestaggi: ecco la mappa del pizzo della famiglia mafiosa di Monreale

La famiglia monrealese, nonostante le ultime operazioni antimafia, sembra essere ancora viva, cova sotto la sua stessa cenere;

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Monreale, 6 marzo 2017 – Risalgono a qualche giorno fa le dichiarazioni del nuovo pentito di Cosa Nostra Giovanni Vitale detto il Panda. Nel corso della sua deposizione, davanti al PM Vitale, ha tracciato una nuova mappa del racket del suo ex clan, lo storico Resuttana, ha fatto nomi e cognomi rivelando nuovi intrecci e nuove storie di pizzo. Il Panda ha anche parlato di una “messa a posto” di un cantiere edile che operava ad Aquino, area che dovrebbe rappresentare il regno delle famiglie monrealesi. È un segnale che quest’ultime stanno perdendo terreno in seguito all’incessante lavoro dei carabinieri che continuano a scovare boss e gregari ritenuti membri dell’organizzazione mafiosa locale?
La famiglia monrealese però sembra essere ancora viva, cova sotto la sua stessa cenere; ne sono testimonianza i recenti atti intimidatori, i diversi incendi ad automobili o il ritrovamento di attack nella saracinesca di una edicola di Aquino.

Come detto, durissimi sono stati i recenti colpi inflitti al mandamento di San Giuseppe Jato e alla famiglia mafiosa di Monreale. Tra le ultime operazioni che hanno messo alle strette la famiglia monrealese vi sono l’operazione Brasca messa in atto dai carabinieri nel marzo 2016 e l’operazione Montereale dell’ottobre 2016. In seguito a quest’ultima decisa azione dei militari, in cui sono state fermate 16 persone ritenute esponenti di Cosa Nostra, il comune di Monreale si è anche costituito parte civile nel processo.

Numerosi sono stati gli episodi di richieste estorsive o di messe a posto portate alla luce dagli investigatori ed emerse dalle intercettazioni. Tra queste la tentata estorsione eseguita materialmente da Onofrio Buzzetta e Giuseppe Giorlando, ai danni della ditta di Lupo Domenico, che sarebbe stato poi arrestato nell’operazione Montereale. La ditta era stata “invitata” a versare una imprecisata somma di denaro quale “messa a posto” per un cantiere che si trovava a Monreale. Altro episodio è la tentata estorsione della quale devono rispondere Giovan Battista Ciulla, Onofrio Buzzetta, Isidoro Buongusto e Antonino Serio. I quattro sono accusati di aver invitato il gestore della ditta edile di Pioppo a versare una somma di denaro quale “messa a posto” per la risoluzione di una controversia inerente un credito.

Tra gli episodi di richieste di pizzo accertati dagli inquirenti vi è poi quella della richiesta di “messa a posto” di 100 euro alle bancarelle ubicate a Monreale nel periodo della “festa del Crocifisso”. L’episodio venne fuori grazie alla intercettazione di una telefonata tra Lupo Salvatore, in seguito arrestato, e la sua fidanzata: “…Un discorso che… ha raccolto i soldi a quella munnizza che c’era e glieli ha portati, “1…Quelli delle giostre pigliavano cento euro…” “…a fine, tipo, festa e glieli davano al comitato eeeh…e il comitato li prendeva e li portava per la festa. Quel testa di minchia di tuo cugino ci sono andati allora Giovà (Ciulla Giovan Battista) e NO’ (Onofrio Buzzetta) e gli hanno detto, dice, raccogli qualche cento euro l’uno dalle giostre, dice… dice e me le fai avere a me, e quel testa di minchia di tuo cugino ha preso i soldi e glieli ha portati a …hai capito?“.

Non finiscono certo qui gli episodi di richieste di pizzo e di favori eseguiti dalla famiglia di Monreale. Altro episodio è quello dell’imposizione dell’installazione di alcune macchinette da gioco all’interno di un bar monrealese o le richieste di pizzo a un’agenzia di pompe funebri di Monreale e ad una ditta che stava eseguendo dei lavori lungo la Circonvallazione di Monreale e sulla scorrimento veloce Palermo-Sciacca: “Siete andati pure da quello delle casse da morto a Monreale?”.

Ennesimo episodio è una richiesta estorsiva messa in atto da Balsano Francesco e Lupo Salvatore. I due dovranno rispondere di tentata estorsione ai danni di una ditta di riciclaggio di metalli semipreziosi e di pestaggio per risolvere una questione di affari derivante dalla compravendita di alcuni camion.

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