Corleone si infiamma con le “luminiane”, si festeggia San Leoluca LA STORIA

I festeggiamenti cadono il 1 marzo ma in occasione della cadenza dell'inizio della quaresima proprio mercoledi delle ceneri, la festa è stata rinviata al giorno 2 marzo

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Corleone, 2 febbraio – San Leoluca, o Leone Luca (Corleone, 815 circa – Vibo Valentia, 915), fu un monaco basiliano ed abate ed è venerato dalla Chiesa cattolica come santo. Leoluca nacque nell’anno 815 a Corleone, in provincia di Palermo e diocesi di Monreale. I suoi genitori Leone e Teofisti erano benestanti e religiosi. Vivevano felici anche se desideravano tanto la nascita di un erede. Dopo anni di preghiera il figlio tanto atteso arrivò. Lo chiamarono Leone come il padre. I genitori fecero in modo che quel figlio fosse veramente un degno figlio di Dio facendolo crescere in un’atmosfera intensa di religione. D’indole docile, sotto la guida dei genitori Leone cresceva forte e virtuoso. Completati i primi studi, mostrando singolare intelligenza e attitudine, s’era dedicato a pascolare gli armenti paterni. Nelle campagne passava il giorno in continua meditazione sulle meraviglie del creato e la grandezza del creatore.

A vent’anni, l’uno dopo l’altro, Leone perdeva i genitori e sempre più la grazia divina plasmava la sua anima per la santità. Così lasciati i suoi averi ai poveri si rinchiuse nel monastero basiliano di Agira, dove viveva l’abate Filippo.

I Basiliani erano dei religiosi che si ispiravano nella loro vita monastica alla regola di san Basilio Magno[2]. L’abate Filippo, a capo del monastero di Agira, uomo dallo zelo apostolico per la sua attività instancabile in mezzo al suo popolo, accolse con affabilità paterna il giovane Leone e dopo un breve periodo di prova gli tosò la chioma, lo vesti dell’abito monacale e gli diede il nome religioso di Luca: da allora fu chiamato Leoluca.

Non si sa per quanto tempo Leoluca dimorò nel monastero di Agira, ma si sa che le scorribande dei Saraceni andarono sempre più aumentando in intensità e ferocia fino alla completa conquista dell’isola nell’878. In questi frangenti di terrore il giovane Leoluca fu spinto dall’abate Filippo ad abbandonare Agira. Andato a Roma per un breve pellegrinaggio presso le reliquie dei santi apostoli Pietro e Paolo, andò in Calabria presso il monastero di Vena Inferiore. Era abate del monastero il monaco Cristoforo che accolse affettuosamente con gli altri fratelli il nuovo venuto Leoluca. A Vena Inferiore Leoluca rimase sei anni, mostrandosi perfetto di virtù e scrupoloso nell’osservanza delle regole. Con l’abate Cristoforo si trasferì nel territorio detto Mercurion, probabilmente a Mormanno, dove venne costruito un nuovo monastero. Dopo circa dieci anni tornò a Vena Inferiore insieme all’abate Cristoforo. Quest’ultimo non molto tempo dopo morì lasciando la gestione del monastero a Leoluca che pertanto divenne il nuovo abate del monastero.

Leoluca si spense il 1º marzo del 915 (per alcuni 917) all’età di cento anni dopo una forte febbre e dopo aver scelto Teodoro come suo successore. Si narra che visse gli ultimi giorni della sua vita in meditazione, digiuni e rapimenti estatici. La notizia della morte rapidamente si diffuse e una gran folla raggiunse il monastero; gli storiografi del santo asseriscono che Leoluca è stato sepolto a Monteleone nella chiesa di Santa Maria Maggiore, altri invece pensano che il suo corpo è rimasto a Vena Inferiore. Il Falcone nel suo scritto dice: “la salma fu deposta nella chiesa di S. Maria in quel luogo dove appunto fu la di lui cella e oggi è duomo di Monteleone” ma non si è certi. Si dice infatti che dietro il duomo vi fosse un monastero basiliano.

La sera del 1° marzo Corleone si infiamma con le “luminiane”, grandi e piccoli falò, che si accendono al passaggio del simulacro del santo patrono per le vie della città. Questo per ricordare un miracolo operato dal santo: “…Era ancora novizio, quando il Signore volle manifestare i suoi segni per mezzo del giovane Leone. Dovendo rifornirsi di legna il convento, Leone si era recato in compagnia di alcuni frati nel bosco vicino. Mentre ognuno preparava la sua fascina, il giovane novizio, pieno di entusiasmo e spirito di carità, fidando nella sua prestanza e robustezza, affastellò tanta legna che, al momento di caricarsela sulle spalle, risultò superiore alle sue forze. Subito divise la legna in due parti, pensando di portarne prima un fascio e poi ritornare a prendere l’altro. Ma, partito dal bosco con il suo carico, i compagni meravigliati videro che l’altro fascio si muoveva da solo sospeso al suo fianco….”

I giorni antecedenti al primo marzo grandi e piccoli si danno un gran da fare per raccogliere gli scarti delle recenti potature, ulivi in particolare. Tutto quello che si raccoglie si ammassa in cumuli più o meno grandi a seconda dello spazio e del posto dove dovrà essere accesa “a luminiana”. Al passaggio del simulacro di San Leoluca in prossimità della “luminiana” si accendono le stesse, in ricordo il miracolo delle fascine di legna. Il ricordo di questo miracolo da lungo tempo si intreccia tra fede e tradizione, colorando la città di rosso fuoco e di un fumo acre.

Grazie per il contribuito concesso da Gino Di Leo

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