La vita è sacra? O la vita è un percorso senza un prima e che terminerà col nulla?

Morire in Svizzera o in altre parti del mondo da apolidi, da esiliati è ciò che centinaia di italiani sono costretti a "subire" per il silenzio che il governo continua a mantenere sulla regolamentazione della "morte assistita"

Immobiliare Max

Monreale, 1 marzo 2017 – Non è un buono stato quello che non tutela i bisogni dei cittadini, non è un buono stato quello che non da risposte agli italiani che attendono in condizioni di precarietà e dolore, è uno stato con la “s” minuscola.

Qui la questione non è: “Eutanasia si”, “Eutanasia no”. Non è uno slogan da portare nelle piazze, non è un argomento modaiolo da trattare sui social con la leggerezza che contraddistingue spesso i post di poco credibili opinionisti. L’Italia non ha una legge che prevede un reato per l’eutanasia proprio perché la “buona morte” non è contemplata dalla nostra legislazione, rientra, pertanto, nei casi previsti dall’art. 580 cap. I che punisce “chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito al suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione” e dall’art. 579 che punisce “chiunque cagiona la morte di un uomo con il consenso di lui”.
Le Leggi italiane sono obsolete, non risultano più aderenti alle esigenze di una società in continuo mutamento e piccole modifiche del preesistente ordinamento giuridico non colmano il vuoto che impone la codifica di nuove regole giuridiche.
La vita è sacra? O la vita è un percorso senza un prima e che terminerà col nulla? Qualsiasi sia la “verità”, il problema che da decenni viene rimandato per non scontentare nessuno dei due opposti “credi” permane. Esiste un libero arbitrio, l’uomo per i credenti è stato creato libero di scegliere tra il bene ed il male e se per dj Fabo il bene era il peggiore dei “mali” chi può ergersi a giudice della sua scelta.
Morire in Svizzera, in Olanda in altre parti del mondo da apolidi, da esiliati è ciò che centinaia di italiani sono costretti a “subire” per il silenzio che il governo continua a mantenere sulla regolamentazione della “morte assistita”. Chi si getta da un ponte o sotto un treno o si spara un colpo in testa ha deciso di porre fine alla sua esistenza, sbagliando, andando contro alla morale, opponendosi ai valori tramandati ma ha scelto la sua storia. Ne consegue la necessità di un modello di coesistenza di valori, di mediazione tra modelli diversi, di parametri non delegittimanti le varie concezioni e posizioni controverse, bensì mezzo di risoluzione dei conflitti che non è di certo obbedienza ad una qualunque sovranità imperante.
Il “bene assoluto” non è contemplabile da nessuna legge, si può solamente tendere a quel bene senza escludere una parte di “male necessario”, è questo ciò che chiediamo allo STATO ITALIANO.

Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.