Sanità, arcivescovo di Monreale su disabili: no alla cultura dell’emarginazione

Mons. Pennisi: "La cartina al tornasole di una società civile è nell'attenzione e nella cura che si rivolge ai soggetti più deboli e svantaggiati"

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Monreale, 25 febbraio – “Laddove sussistono barriere architettoniche e mentali si coltiva la cultura dell’emarginazione sociale e la “mentalità dello scarto” e della “globalizzazione dell’indifferenza”. A dirlo è monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale e delegato della Conferenza episcopale siciliana per la sanità, dopo le polemiche degli ultimi giorni in Sicilia legate all’assistenza ai disabili, che hanno portato anche alle dimissioni dell’assessore regionale al Lavoro e alle Politiche sociali, Gianluca Micciché.

Nell’ultima assemblea della Conferenza Episcopale Siciliana i Vescovi delle Chiese di Sicilia, accogliendo l’invito del Garante regionale delle persone con disabilità e i vari appelli dei responsabili diocesani della pastorale della salute e del Servizio pastorale Disabili, auspicano che le Autorità competenti a tutti i livelli siano sempre più presenti e coinvolte nelle fasi di programmazione delle iniziative a favore dei soggetti con disabilità, creando percorsi virtuosi a favore delle persone disabili.

“La cartina al tornasole di una società civile è nell’attenzione e nella cura che si rivolge ai soggetti più deboli e svantaggiati – continua Mons. Pennisi – le persone con disabilità, le loro famiglie che affrontano ogni giorno sacrifici eroici, gli operatori e le associazioni di volontariato vivono nella frammentarietà e nella precarietà dei servizi che portano ad una sfiducia paralizzante nelle istituzioni e a una distorsione costante delle relazioni”.

“Come vescovi della Sicilia facciamo appello perché le nostre Istituzioni Regionali mantengano le promesse fatte e si mettano al servizio della salute e della vita di tutte le persone che deve essere coerentemente difesa e promossa non solo nel suo sorgere e nel suo tramontare, ma anche nel suo scorrere, che deve essere il più possibile sereno”. Così ha concluso il suo discorso l’arcivescovo di Monreale.

 

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