Nuova legge elettorale. Il punto di Domenico La Porta

Italicum e Porcellum. Come si potrebbe andare a votare

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Monreale, 17 febbraio 2017 – Due argomenti al centro del dibattito politico nella prima quindicina di febbraio sono stati l’eventuale nuova legge elettorale e i contrasti sempre più aspri all’interno del partito democratico.

Sul primo argomento un punto fermo è stata la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum, la legge elettorale per la Camera dei Deputati, emessa il 25 gennaio scorso e le cui motivazioni sono state rese note il 9 febbraio. In sostanza la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale soltanto il ballottaggio tra le due liste meglio piazzate al primo turno e la possibilità per gli eletti in più circoscrizioni di scegliere in quale essere effettivamente eletti. Il ballottaggio secondo la suprema Corte, così come è strutturato, rischia di comprimere la rappresentatività dell’assemblea elettiva e l’uguaglianza del voto in quanto consente che al secondo turno si presentino anche due liste che hanno ottenuto al primo turno un consenso minimo, ad una delle quali, quella meglio piazzata al ballottaggio, viene attribuito un premio di maggioranza che le consente di controllare interamente la camera: 340 seggi contro i 290 di tutte le altre liste messe insieme.

Circa la possibilità di candidarsi in più collegi, la consulta la dichiara legittima, ma boccia la norma che prevede che gli eletti in più collegi possano scegliere dove essere effettivamente eletti, perché questo andrebbe contro la volontà dei votanti. L’unica possibilità pertanto in questo caso risulta essere quella del sorteggio. Tutte le altre eccezioni di incostituzionalità sono stare respinte e le relative norme risultano confermate. Pertanto, rimangono i capilista bloccati che, secondo la Corte, sono legittimi in quanto i cittadini possono scegliere con due preferenze gli altri candidati ed essendo i collegi piccoli possono riconoscerli più facilmente, cosa che non prevedeva la precedente legge elettorale, il cosiddetto Porcellum, che invece bloccava l’intera lista, togliendo di fatto ogni possibilità di scelta e stabilendo che i collegi fossero più ampi, con un numero molto più elevato di candidati che ne riduceva sensibilmente la riconoscibilità.

Pertanto, il Porcellum su questi punti venne dichiarato incostituzionale. Inoltre secondo la Corte i capilista sono legittimi perché così si riconosce il ruolo dei partiti. Infine il premio di maggioranza, assegnato alla prima lista purché raggiunga almeno il 40% dei voti è costituzionalmente corretto, non è irragionevole.

Invece la Consulta aveva dichiarato incostituzionale un premio di maggioranza sostanzialmente analogo previsto dal Porcellum, perché non si prevedeva una soglia minima per poter accedere ad esso.

Si impongono a questo punto alcune riflessioni. L’Italicum, preso in esame nelle parti suddette dalla Suprema Corte, si applica soltanto per l’elezione della Camera dei Deputati, in quanto per il Senato la riforma costituzionale Renzi-Boschi-Verdini prevedeva la sua elezione indiretta da parte dei Consigli Regionali. Bocciata detta riforma con largo margine dei voti, 59,11% contro 40,89%, nel referendum dello scorso 4 dicembre, il Senato continua ad essere eletto in maniera diretta dai cittadini e pertanto attualmente se si votasse senza alcuna correzione da parte del Parlamento, si dovrebbe applicare il Porcellum come emendato dalla Consulta e quindi senza premio di maggioranza e senza candidature bloccate. Pertanto sarebbe un proporzionale puro, con possibilità per l’elettore di esprimere una sola preferenza. Per la Camera invece si dovrebbe applicare l’Italicum, con le correzioni ricordate riguardanti l’eliminazione del ballottaggio e della libera scelta del collegio per gli eletti in più collegi. Quindi si avrebbe una legge proporzionale ma con forte correzione maggioritaria se una lista ottiene almeno il 40% dei voti.

Questa diversità di leggi elettorali potrebbe determinare maggioranze diverse nei due rami del Parlamento ,oppure un ramo con una maggioranza netta, più probabilmente la Camera, ed un altro con una maggioranza diversa o con nessuna maggioranza. Tali possibilità hanno spinto il Presidente della Repubblica a non accettare la richiesta di scioglimento delle Camere e di elezioni immediate avanzate. La Corte Costituzionale ha il potere di abolire una legge o una parte di una legge perché ritenuta incostituzionale ma non quello di sostituire la norma abolita con una nuova, perché tale compito spetta solo al Parlamento in caso di legge dello Stato o ai Consigli Regionali in caso di legge regionale.

Quindi o il Parlamento, se ritiene, interviene ad integrare e/o modificare l’Italicum per la Camera e il Porcellum per il Senato, oppure si voterà con tali leggi come sono uscite dai pronunciamenti della Suprema Corte. E’ da tenere presente che la data ultima per votare è nel febbraio 2018, alla scadenza naturale della legislatura.

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