Il monrealese Mimmo Di Matteo riconfermato segretario generale della Fnp Cisl Palermo Trapani

La proposta del sindacato: “un welfare locale, territoriale, sussidiario e comunitario per contrastare la crescente povertà e disoccupazione”

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Palermo, 8 febbraio – Il monrealese Mimmo Di Matteo, 65 anni, è il segretario generale della Fnp Cisl Palermo Trapani, riconfermato oggi all’unanimità durante i lavori del congresso della Federazione dei Pensionati della Cisl, che si è svolto al Mondello palace di Palermo. Fra i temi del congresso “Un nuovo Rinascimento del Sindacato: Welfare e Lavoro per uno sviluppo sostenibile”, le politiche sociali che sono ancora insufficienti, le condizioni economiche e sociali dei pensionati di Palermo e Trapani che peggiorano, la sanità che resta da potenziare e l’esigenza di un welfare locale che non solo pensi ai più deboli ma che sia in grado di contrastare la povertà e la disoccupazione. Partendo dai dati: gli anziani, ultra sessantacinquenni rappresentano il 19% della popolazione nella provincia di Palermo e quasi il 22% in quella di Trapani, valori che rivelano un certo grado d’invecchiamento medio della popolazione.

In entrambe le province si registra un elevato indice di vecchiaia: per la provincia di Palermo è pari a quasi il 133% e per quella di Trapani al 162%, vuol dire che per ogni 100 giovani nel primo caso ci sono 133 persone con più di 65 anni e nel secondo caso sono 162.  “Un dato che ci deve fare riflettere, oltre che sulle ragioni del fenomeno spesso legate al fatto che i nostri giovani sono costretti ad andare via per poter lavorare, anche su quanto è necessario fare per i tanti anziani e pensionati, considerando inoltre che gran parte della popolazione anziana si trova in condizioni economiche e sociali spesso di forte disagio” ha affermato Di Matteo segretario Fnp Cisl Palermo Trapani, aprendo i lavori del congresso.  Ad aggravare la situazione secondo il sindacato, l’alto numero di persone sole soprattutto vedove e vedovi: nella provincia di Palermo sono complessivamente il 6% della popolazione ma con quasi l’11% delle donne e quasi il 3% degli uomini, valori che sono ancora più elevati nella provincia di Trapani, con il 7,6% sul complesso della popolazione, il 12,7% delle donne e il 2,4% degli uomini.  “Spesso vivono in una sorte di emarginazione sociale, per questo per loro è quanto mai necessario maggiore tutela, accompagnamento e spesso anche assistenza”.

Anche i dati sul livello medio di reddito delle famiglie delle due province non sono confortanti; il livello medio delle dichiarazioni dei redditi, per entrambe le province, si attesta al di sotto dei 23 mila euro e il reddito medio, calcolato sull’intera popolazione provinciale, non arriva a 8.500 euro per Palermo e rimane al di sotto degli 8 mila per Trapani. Sul fronte delle pensioni in tutti i territori prevalgono gli importi medi di circa 654 euro più basse della media nazionale che si attesta sui 839 euro, quasi il 22 per cento in più, in particolare l’importo medio a Palermo nel 2015 secondo i dati Inps è stato di 662,99 più basso rispetto al 2014 (quando era 675 circa). A Trapani l’importo è di poco inferiore, circa 616 euro. Per le pensioni di invalidità gli importi scendono a 409 euro a Palermo e 405 a Trapani.

“Bisogna pensare a politiche – continua Di Matteo – che devono avere come obiettivo il perseguimento del benessere e della libertà della famiglia, con azioni specifiche che servano a sostenere l’insieme di persone che compongono la famiglia, e quindi direttamente anche gli anziani con lavoro per i giovani e politiche sociali adeguate per i più deboli”. Di fatto, secondo la Fnp Cisl, le istituzioni non fanno abbastanza: secondo uno studio della Cisl nazionale si registra una scarsa propensione al sociale, appena il 7,5%, la media regionale è del 14,2 quella nazionale del 16,3.

Un altro ambito di spesa è quello dell’assistenza domiciliare. Gli ultimi dati Istat disponibili (riferiti al 2012) parlano di una media nazionale dei comuni che offrono tale forma di assistenza pari al 51,6%, scende al 15,9% in Sicilia, nella provincia di Palermo è dell’11% e in quella di Trapani il 4,2%. “Tutti valori molto bassi, che ci dicono quanto ancora ci sia da fare su questo terreno”. Secondo il segretario della Fnp Cisl Palermo Trapani “occorre ripensare e riorganizzare il sistema di welfare, aggiungendo accanto alla previdenza e alla sanità un ’terzo pilastro’ ovvero quello sociale inclusivo, che permetta di generare il benessere delle persone attraverso il contrasto alla povertà, sostenendo le funzioni di cura e quindi sanità, di cui oggi c’è crescente bisogno. Spesso ciò che si potrebbe fare in tanti piccoli comuni non viene fatto per miopia politica, a volte per incompetenza o mancanza di conoscenza dei problemi e dei soggetti coinvolti, e altre volte per scarso interesse verso i più deboli”. Secondo il sindacato, “tenendo conto anche del fatto che sono tantissime le persone che rinunciano alle cure mediche per mancanza di presidi, lunghe liste di attesa per le prestazioni o per costi inaccessibili soprattutto dopo che a causa di disposizione ministeriali molte prestazioni e farmaci prima a carico del servizio sanitario ora sono a pagamento, ciò che servirebbe davvero è un welfare locale, territoriale, sussidiario e comunitario, nel quale pubblico e privato, terzo settore, le famiglie e le stesse persone non autosufficienti, realizzino la cosiddetta ‘welfare community, che rispetti le persone nella loro integrità complessiva, ne curi la libertà capacitante e la permanenza nel loro ambiente di vita”. “I nostri pensionati soprattutto in territori poveri come i nostri sostengono le famiglie, i nipoti senza lavoro – ha spiegato Daniela De Luca segretario generale Cisl Palermo Trapani – , il territorio è fragilissimo la crisi ha totalmente desertificato le nostre città,  e allora a fronte di giovani che sono costretti ad andare via per lavorare e della crescente disoccupazione, non si può ignorare la grande esigenza dei nostri anziani di essere sostenuti.  C’è sempre un crescente bisogno di risorse e servizi che vanno organizzati in modo organico affinché non si sprechino come accaduto in passato. Purtroppo in Sicilia le politiche sociali sono state finora un dispendio di risorse senza raggiungere i veri obiettivi, per questo serve una nuova organizzazione”.  “L’assenza della Regione sul piano strutturale per organizzare vere politiche socio-sanitarie, purtroppo, ormai è atavica e consolidata – ha affermato Mimmo Milazzo segretario generale Cisl Sicilia – , in un territorio con una economia disastrata e con una soglia di povertà altissima, bisogna creare le condizioni a partire dalla legge di bilancio 2017, affinché si possa migliorare la spesa socio-sanitaria nei comuni e nei distretti socio-sanitari per puntare sui servizi socio-assistenziali, che sono troppo carenti in tutte le realtà”. Secondo Alfio Giulio segretario geneale Fnp Cisl Sicilia “c’è una fortissima esigenza assistenziale nelle nostre città perché i servizi sociali sono sempre meno e sempre meno efficienti. Su questo noi incalzeremo la Regione per un confronto serrato  con l’assessorato regionale per le Politiche sociali e sanitarie perché sempre di più la gente rinuncia alle cure primarie soprattutto fra le fasce deboli, apriremo una forte vertenza in Sicilia perché non possiamo consentire che le persone più deboli vengano abbandonate così”.

“È giunto il momento di aprire la seconda fase della trattativa nel tavolo nazionale fra governo e sindacati che portò all’intesa sulle pensioni per discutere di lavoro e pensioni  – ha concluso il segretario generale nazionale Fnp Cisl, Gigi Bonfanti -, credo sia importantissima questa seconda fase che deve servire a dare risposte ai giovani e agli anziani, bisogna sviluppare un welfare integrato che tenga conto di un welfare contrattuale e territoriale per interventi mirati alle esigenze delle persone più bisognose”.

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