“La gente non è disperata ad ore”: Sarina Ingrassia a due anni dalla scomparsa

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Monreale, 22 gennaio 2017 – Domani, 23 gennaio, a due anni dalla sua scomparsa, Monreale ricorda Sarina Ingrassia, una donna che a Monreale, e non solo, ha saputo seminare tanto nel tessuto sociale, lasciando in tanti giovani, oggi adulti, una bella eredità. Un fardello pesante, fatto di impegno sociale, di sensibilità e apertura nei confronti dei più sfortunati, degli ultimi.

In chi ha avuto l’opportunità di conoscerla, di condividere, anche per brevi tratti, quel suo lungo cammino ricco di esperienze, di frequentare quella sua casa aperta sempre e a tutti, perché “la gente non è disperata ad ore”, ha lasciato un segnale indelebile.

Per commemorarla, abbiamo chiesto a Vittoria Inì, una tra i suoi tanti amici, di raccontarci qualcosa di lei.

Sarina, per chi lo volesse, sarà ricordata con la celebrazione di una messa lunedì 23 gennaio alle ore 18 presso la Chiesa Madonna delle Grazie a Monreale.

Ricordare  SARINA

Sampieri – Non ricordo bene l’anno, forse il 1978. Eravamo un gruppetto di amici fuori dalla facoltà di architettura di Palermo. Era già sera e qualcuno propose di andare a trovare Sarina a Monreale. La casa si aggrappava ad un sasso, nel posto più in alto del paese rispetto al famoso duomo.  Una scala ripida, una ringhiera fiorita e un uscio aperto. Sarina ci accolse come se ci avesse tutti conosciuti da tempo. La stanza era modesta, colorata, con manifesti di benvenuto alle pareti, un tavolo e un angolo cottura. Un pasto caldo consumato insieme fu l’inizio di una grande amicizia. Sarina accoglieva tutti, con leggerezza, con semplicità, con altruismo.  La porta  della casa era sempre aperta per un consiglio, un pacco di riso, il doposcuola, un problema o la preghiera, su nel soppalco, davanti all’icona di Taizè. “La gente non è disperata ad ore”, diceva, bisogna essere sempre pronti, disponibili. Incominciai a frequentare quella casa tutti i venerdì, e con me tanti altri. Ci si confrontava, si cantava, chi voleva, condivideva la preghiera e poi si mangiava insieme il cibo che ognuno poteva portare. Essendo molti di noi studenti fuori sede spesso ci si ritrovava anche la domenica. L’amicizia cresceva accompagnata dalle tante presenze concrete, dalle lettere di Taizè, dalle testimonianze vicine e lontane, dalla partecipazione a incontri formativi. Sarina con dolcezza e fermezza ci insegnava ad accogliere, ad essere disponibili, a farci carico dei problemi dell’altro, ad ascoltare e a lottare per la giustizia, a scegliere il bene e a fare il bene. Mi ha insegnato ad essere collegata col mondo, ad accogliere e rispettare le diversità, ad aprire la porta del mio cuore. L’ho seguita in alcuni viaggi nel territorio, a Malta, ad Arezzo, in provincia di Palermo. Ho conosciuto persone meravigliose con cui sono ancora in contatto, ho organizzato con lei per i ragazzi e le mamme del suo quartiere, viaggi, vacanze, esperienze. Ho avuto la gioia di averla ospite a casa mia, al mare, a Sampieri che lei amava teneramente e anche se abitavamo distanti, tra telefono e mail era sempre pronta ad ascoltarmi, a sostenermi, ad incoraggiarmi. Le sono stata vicina negli ultimi tempi, durante l’avventura politica, nel festeggiare il suo novantesimo compleanno e durante la malattia. Ho portato nuovi amici a conoscerla ed ognuno non usciva da quella casa senza aver ricevuto un dono concreto. Mi ha aiutato a superare alcune difficoltà, a capire e a diventare saggia. Ora L’Associazione “Il QUARTIERE” continua la sua opera,  gestisce la sua eredità, ma é ciascuno di noi che l’ha conosciuta che non mollerà la presa e continuerà in vari modi possibili quella rivoluzione che lei voleva compiere. “Nella vita ciò che conta è avere amato” mi fece scrivere in un foglio e noi tutti ricordandola cercheremo di amare la vita come ha fatto

Vittoria Inì

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